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COP26: ADATTAMENTO TRA SOSTEGNI FINANZIARI E UNA GIUSTA TRANSIZIONE

Le negoziazioni sui temi relativi all’adattamento sono proseguite nella seconda settimana della COP26 a Glasgow. Molti anche gli eventi e gli incontri dedicati al tema, con importanti dichiarazioni sugli impegni, finanziari e non, da parte dell’Unione Europea e di diversi Stati.

Sui contributi al Fondo per l’Adattamento, in particolare, l’Unione Europea ha annunciato che verserà 100 milioni di Euro aggiuntivi, rappresentando così l’impegno più alto preso fino a questo momento alla COP26. Le parole di Frans Timmermans, Vice-Presidente della Commissione Europea, sottolineano ancora una volta l’importanza della finanza internazionale nel processo di adattamento e la volontà europea di sostenere i paesi in via di sviluppo: “Dobbiamo aumentare il contributo della finanza internazionale per il clima – ha detto -, e il Fondo per l’Adattamento può svolgere un ruolo chiave”. Questo importante contributo economico si unisce ad altri 15 finanziamenti garantiti anche da – per la prima volta – Stati Uniti, Canada (a livello nazionale) e Qatar, per un totale di 351.6 milioni di Dollari.

Ma non finisce qui. Lo stesso Timmermans, in un side event organizzato nel padiglione dell’Unione Europea, ha presentato anche il lancio della partnership globale “Adaptation without Borders”, che ha lo scopo di rafforzare e accelerare la cooperazione internazionale sull’adattamento. L’Unione Europea, prima supporter internazionale, stanzierà 700 mila Euro nel 2022. È fondamentale che i paesi più ricchi non solo sostengano gli sforzi locali che consentono alle persone vulnerabili di adattarsi, ma anche che collaborino con altri governi per comprendere e affrontare i rischi climatici transfrontalieri.

Gli sforzi locali coinvolgono soprattutto i Paesi più poveri, che sono anche quelli maggiormente colpiti dagli effetti del cambiamento climatico e da tempo chiedono a gran voce di essere ascoltati e sostenuti.

Dobbiamo sviluppare tecnologie che aiutino i Paesi in via di sviluppo nel loro processo di transizione, garantendo accessibilità ai fondi e più trasparenza”, ha dichiarato con decisione Susanna Moorehead, Chair della Commissione di Assistenza allo Sviluppo dell’OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development) durante l’evento sull’adattamento che la Presidenza ha organizzato lunedì. 

I cosiddetti Paesi in via di sviluppo devono fare i conti anche con una insufficienza di risorse e una difficoltà nella raccolta di dati per migliorare i loro piani di adattamento e la relativa implementazione. Uno strumento utile è l’Adaptation Communication (ADCOM), istituito dall’Articolo 7 (par. 10 e 11) dell’Accordo di Parigi con lo scopo di supportare le misure di adattamento nazionali. Paesi come Vietnam e Swaziland (Eswatini) hanno condiviso qui alla COP26 la loro esperienza, affermando come questo documento – nonostante le prime difficoltà – si è rivelato estremamente utile per analizzare il loro contesto di partenza e sviluppare un piano di adattamento che rispondesse meglio alle esigenze delle comunità locali, iniziando anche a coinvolgere il settore privato (essenziale per raggiungere gli obiettivi prefissati).  

I negoziati e le negoziazioni quindi a che punto sono?

Riguardo alla Commissione di Adattamento e l’Obiettivo Globale di Adattamento (GGA), la facilitatrice Marianne Karlson (Norvegia) ha introdotto una nota al testo del programma di lavoro, contenente un preambolo e diverse opzioni su organizzazione e timeline, scopo e modalità. 

Ecco i punti principali emersi:

  • Preambolo: alcuni paesi in via di sviluppo hanno proposto un riferimento esplicito all’Art. 2 dell’Accordo di Parigi (obiettivo di temperatura) e a “difficoltà metodologiche, concettuali e politiche” per la Commissione di Adattamento.
  • Organizzazione: sono state presentate 3 opzioni su come il programma di lavoro debba essere implementato (dagli Organi Sussidiari – SBs; sotto l’autorità della Presidenza del CMA; dalla Commissione di Adattamento), con una generale preferenza per la seconda opzione da parte dei delegati.
  • Timeline: molti Paesi hanno supportato la proposta di un programma di lavoro di due anni, con inizio nel 2022.
  • Scopo: i delegati hanno discusso cambiamenti specifici nel testo, tra cui il riferimento al principio delle responsabilità comuni ma differenziate.
  • Modalità: i delegati non hanno avuto modo di discutere ulteriormente questa sezione, per cui verranno presi in considerazione i commenti ricevuti in fase preliminare.

Adesso i Ministri dovranno discutere i testi rivisti dai delegati, inclusi quelli sui Piani di Adattamento Nazionale e il Nairobi Work Programme: seguiteci sul nostro Bollettino per i prossimi aggiornamenti sui tavoli negoziali sull’adattamento. 

di Federica Pastore, Volontaria Italian Climate Network a COP26

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