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22
Mar

Febbraio caldo, pesa ancora il Vortice Polare

di Simone Abelli, meteorologo del Centro Epson Meteo

L’inverno meteorologico si chiude con un mese di febbraio caratterizzato da un Vortice Polare ancora molto forte. Infatti, la fase positiva dell’Artic Oscillation Index (AO), l’indice climatico che quantifica proprio la forza o la debolezza del Vortice Polare, si è prolungata anche nell’ultimo mese invernale condizionando pesantemente le condizioni del tempo nell’area euro-mediterranea dove il clima mite e siccitoso ha dominato la scena. La frequente presenza di massicce aree di alta pressione e di masse d’aria calda proveniente dalle basse latitudini ha riguardato il continente europeo e in particolare l’Italia.

Notevole l’episodio del 3 febbraio quando l’effetto dei venti di Foehn su una massa d’aria in risalita da latitudini tropicali ha dato origine a caldo anomalo su gran parte del Paese, con temperature che hanno toccato nuovi record storici come a Torino con 26.7°C e a Capo Bellavista sulla Sardegna tirrenica con 27°C. Nel corso del mese si sono verificati altri episodi di caldo anomalo che hanno contribuito a determinare altri record di temperatura come i 25.9°C del 23 febbraio all’aeroporto di Aosta e i 22.3°C del giorno 25 a Rimini. Solo alla fine della prima decade le fredde correnti settentrionali hanno riportato temporaneamente le temperature entro i canoni stagionali.

Complessivamente è stato, quindi, un febbraio molto caldo con +2.7°C di anomalia che lo pone al 3° posto tra i mesi di febbraio più caldi dopo quelli del 2014 e del 2016. Anche l’intera stagione invernale 2019-2020 sale sul podio al 3° posto fra le più calde con uno scarto di 1.9°C sopra la media, alle spalle degli inverni 2006-2007 e 2013-2014. Limitando l’analisi alle regioni settentrionali, vengono evidenziati scarti dalla media ancora più ampi rispetto ai dati nazionali; in effetti, a conti fatti, per il Nord è stato il febbraio e l’inverno più caldi della serie storica, con anomalie pari rispettivamente a +3.3°C e +2.5°C, quest’ultima in condivisione con gli inverni del 2007 e del 2014.

Tornando a livello nazionale, i risultati divengono ancora più rilevanti se si prendono in considerazione le temperature massime che, come accaduto nel mese di gennaio, hanno maggiormente contribuito a determinare l’anomalia complessiva. Infatti, tenendo conto dei valori massimi di temperatura, sia febbraio, sia l’intero inverno balzano al 1° posto fra i più caldi con anomalie pari rispettivamente a +3.4°C e +2.5°C sull’Italia intera. Nel mese di febbraio al Centro-Nord l’anomalia delle temperature massime è stata di +4°C; ciò significa che in queste regioni il clima diurno è stato in gran parte molto vicino alle condizioni normali tipiche del mese di marzo.

Anche dal punto di vista delle precipitazioni febbraio è stato un mese estremamente anomalo, in particolare per via della loro notevole scarsità; infatti, nonostante il transito di 8 perturbazioni, in realtà quasi tutte poco rilevanti, il mese si è distinto come il più siccitoso almeno degli ultimi 60 anni con il 67% di piogge in meno rispetto alla media. L’unica fase piovosa, comunque breve ma degna di nota rispetto alle altre, si è verificata poco prima della metà del mese a causa di una perturbazione che ha dato origine anche allo sviluppo di temporali nel suo rapido transito lungo la penisola. Anche l’inverno si è contraddistinto per le precipitazioni inferiori alla norma; in particolare, con un deficit del 33%, la stagione invernale appena passata si posiziona al 6° posto fra le più siccitose della serie, risultato meno significativo rispetto ai dati di gennaio e febbraio, proprio a causa di un dicembre particolarmente piovoso soprattutto sulle regioni settentrionali dove le precipitazioni dell’intera stagione si sono avvicinate alla media, con addirittura degli scarti superiori alla media al Nord-Ovest. Tuttavia, tenendo conto solo delle regioni centro-meridionali, l’anomalia pluviometrica invernale scende a -52% che rappresenta per queste regioni la seconda più ampia, solo lievemente più contenuta rispetto al record del 2016.

Anche a livello europeo e globale ci si trova di fronte a dati di notevole entità. Il Copernicus Climate Change Service conferma il fatto che per l’Europa l’inverno 2019-2020 è stato il più caldo da quando sono cominciate le misurazioni alla fine degli anni ’70, con uno scarto pari a +3.4°C rispetto alla media 1981-2010. 2° posto, invece, per quanto riguarda il mese di febbraio dopo il record del 1990, con la notevole anomalia di +3.9°C. I dati globali evidenziano notevoli anomalie termiche sulla superficie terrestre, in particolare nelle zone fra Europa e Russia comprendendo anche parte dell’Artico.

Le elaborazioni dell’agenzia statunitense NOAA inquadrano al 2° posto fra i più caldi sia il mese di febbraio sia l’inverno, alle spalle degli analoghi periodi del 2016, con anomalie pari rispettivamente a +1.17°C e +1.12°C rispetto alla media del XX secolo; lo scarto relativo a febbraio, in aggiunta, rappresenta uno fra i più ampi in assoluto tra tutti i mesi dell’anno, ponendosi al 3° posto dopo il marzo e il febbraio del 2016.

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