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27
Feb

Gennaio 2020, tra i più secchi degli ultimi 60 anni

di Simone Abelli, meteorologo del Centro Epson Meteo

Durante il mese di gennaio la circolazione atmosferica media ha evidenziato una forte anomalia anticiclonica sul continente europeo. Questa frequente presenza di strutture di alta pressione accompagnate da masse d’aria decisamente mite per la stagione, ha influenzato pesantemente l’andamento termo-pluviometrico del mese anche in Italia. Fra le varie fasi anticicloniche ne spicca una in particolare, fra il giorno 20 e il 21, quando una poderosa area di alta pressione si è posizionata sull’Europa irrobustendosi a tal punto da raggiungere valori record intorno a 1050 hPa in corrispondenza delle Isole Britanniche e intorno a 1045 hPa sulle regioni settentrionali.

A conti fatti, quindi, sul nostro Paese gennaio è stato caldo e molto siccitoso. In particolare, con il 70% di deficit di pioggia, è stato il 3° gennaio più secco degli ultimi 60 anni, solo lievemente meno estremo dei  mesi di gennaio del 1989 e del 1993. Delle 7 perturbazioni transitate sull’Italia, in gran parte deboli o con effetti localizzati molto marginali, solo una ha determinato una fase piovosa significativa esattamente intorno al giorno 18. Di questa carenza di pioggia ne ha fatto le spese tutto il territorio, ma in particolare le regioni meridionali, specie il Sud (-83%) e la Sicilia (-93%), dove i mesi invernali dovrebbero rappresentare, stando alle caratteristiche del clima mediterraneo, l’unica stagione piovosa dell’anno: per il comparto Sud e Isole si tratta del 2° gennaio più secco appena sotto quello del 1975. Oltre a molte zone del Sud e della Sicilia, anche in alcune città del Centro-Nord, comunque, le piogge sono state assenti o del tutto trascurabili, come ad esempio a Torino, dove non piove dal periodo pre-natalizio, e Pescara dove ha piovuto poco anche a dicembre. Anche dalle elaborazioni parziali della stagione invernale, sempre per il meridione, si ricava un 2° posto fra gli inverni più secchi, con circa metà delle precipitazioni accumulate finora rispetto alla norma, ma sicuramente in aggravamento nel mese di febbraio quando in queste regioni verrà probabilmente superato il dato negativo dell’inverno 2016 che attualmente occupa il primo posto.

Come già accennato, sull’area euro-mediterranea si sono avvicendate più frequentemente masse d’aria molto mite rispetto alle poche irruzioni fredde. Ne è scaturito l’ennesimo mese molto più caldo rispetto alla norma, in linea con i precedenti mesi. In particolare la temperatura media mensile di gennaio a livello nazionale è risultata 1.1°C sopra la media del trentennio 1981-2010. Pur essendo un valore notevole, questa anomalia non spicca particolarmente nell’ambito della serie storica degli ultimi 60 anni dove, in effetti, si notano molti altri mesi di gennaio passati più caldi di quest’ultimo. Tuttavia, analizzando più in dettaglio, si scopre che questo scarto è dovuto quasi esclusivamente ai notevoli valori delle temperature massime le quali sono state mediamente 2°C più alte del valore climatico di riferimento. Questa anomalia, a differenza di quella relativa alle temperature medie, è una delle più elevate della serie storica delle temperature massime, più esattamente al 3° posto dopo gli analoghi scarti dei mesi di gennaio del 2007 e 2018. Significativi anche i livelli complessivamente raggiunti finora dalle temperature medie nel corso dell’inverno che al momento rappresenta il 5° più caldo a livello nazionale e il 3° più caldo se si prendono in considerazione solo le regioni settentrionali dove l’anomalia è stata più ampia (+2.1°C circa) rispetto al resto del Paese.

Per l’intero continente europeo è stato il 2° gennaio più caldo dopo quello del 2007, con una imponente anomalia complessiva pari a +3.16°C, che sale oltre i +6°C sui Paesi nord-orientali, in particolare sulla Finlandia dove lo scarto è arrivato a +7, +8°C.

È a livello planetario, comunque, che il riscaldamento globale offre la sua migliore performance. Per il pianeta Terra, infatti, si tratta del gennaio più caldo nell’ambito della lunga serie storica che parte dal 1880. L’ente americano NOAA conferma un’anomalia pari a 1.14°C che sorpassa quella del precedente record del 2016. Attualmente quelli del 2020 e del 2016 sono gli unici due mesi di gennaio di tutta la serie a superare la soglia di +1°C sopra la media del XX secolo. In aggiunta, considerando la serie storica composta da tutti i mesi dell’anno, il gennaio 2020 è al 4° posto fra i più anomali (quelli con l’anomalia positiva più ampia) dopo marzo 2016, febbraio 2016 e dicembre 2015 che, però, hanno avuto una spinta in più a causa del forte episodio di Niño in atto in quel periodo. Invece, fra i mesi con condizioni neutre di Niño, il gennaio 2020 torna a primeggiare salendo al 1° posto con l’anomalia più elevata. Nel frattempo, anno dopo anno, la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera continua a salire inesorabilmente: negli ultimi mesi la soglia dei 410 ppm è stata superata definitivamente.

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