20
Mar

Febbraio, il mese dello “Stratwarming”

di Simone Abelli, meteorologo del Centro Epson Meteo

L’evento che ha contraddistinto febbraio è stato senza ombra di dubbio l’irruzione della gelida massa d’aria siberiana durante gli ultimi giorni del mese, a partire da domenica 25, quando non solo l’Italia, ma quasi tutta l’Europa si è trovata improvvisamente stretta nella morsa del gelo estremo con temperature sensibilmente sottozero e giornate di ghiaccio (giornate in cui la temperatura non sale mai sopra lo zero).

Questa tardiva invasione di aria artica continentale è stata favorita da un fenomeno chiamato “stratwarming”, ossia un anomalo riscaldamento della stratosfera polare che accade frequentemente alla fine dell’inverno, ma che, nei casi più intensi come questo, porta alla formazione di una struttura anticiclonica intorno al Polo Nord con conseguente disgregazione del Vortice Polare i cui frammenti, ricolmi di aria gelida artica, sono destinati ad allontanarsi alla calotta polare scendendo a più basse latitudini.

Fra la metà e la fine di febbraio, uno di questi frammenti si è spostato gradualmente dalla Russia centrale all’Europa dando vita, appunto, all’irruzione siberiana che ha determinato anomalie termiche fino a 12 gradi sotto la media in ambito europeo, in contrasto con le anomalie di oltre 20 gradi sopra la media che, nello stesso periodo, hanno caratterizzato la zona fra la Groenlandia settentrionale e il Polo Nord interessate da alta pressione e aria più mite.

In Italia il culmine del freddo è stato raggiunto fra il giorno 27 e il 28; in tale occasione sono stati superati diversi record storici di temperatura minima in particolare al Centro-Nord dove era presente il nucleo più gelido della massa d’aria.

In assenza di questo anomalo evento il mese di febbraio sarebbe stato nella norma dal punto di vista termico. Infatti, fino al giorno 24 l’anomalia della temperatura media a livello nazionale è rimasta molto vicina alla norma, addirittura lievemente sopra per via del periodo mite di inizio mese, ereditato da gennaio. L’irruzione siberiana ha abbassato la media delle temperature dando luogo a uno scarto pari a -0.7°C a livello nazionale, con le anomalie più vistose al Centro-Nord e in Sardegna (-1°C al Nord-Ovest e al Centro; -0.8°C in Sardegna; -0.7°C al Nord-Est).

Oltre ad essere stato relativamente freddo, questo febbraio è stato anche particolarmente piovoso. L’anomalia pluviometrica complessiva ammonta a +82% rispetto alla media del trentennio 1981-2010, data soprattutto dal surplus verificatosi al Nord-Est, eccetto le Alpi orientali, (+124%), al Centro (+67%), al Sud (+111%) e in Sicilia (+172%).

Le caratteristiche di febbraio hanno contribuito ad abbassare la media delle temperature della stagione invernale che, comunque, resta positiva (+0.4°C) grazie soprattutto a un gennaio talmente mite (fra i più caldi degli ultimi due secoli) da essere paradossalmente il più caldo fra i tre mesi invernali, in contrapposizione con l’andamento climatico normale che presenta il minimo proprio in gennaio. Grazie al mese di febbraio le precipitazioni invernali sono tornale sopra la media (+14%) con il maggior contributo da parte delle regioni settentrionali (+51% al Nord-Est, +18% al Nord-Ovest).

 

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