PLANETARY HEALTH
29
Ott

IL FUTURO DELLA PLANETARY HEALTH, DIREZIONE “GRANDE TRANSIZIONE”

Un percorso senza frontiere, di ricerca, cura e rigenerazione per il pianeta

Si è tenuto a Rotterdam, nei Paesi Bassi, il congresso annuale sulla Planetary Health, o salute planetaria, che ci ha aiutato a comprendere meglio cos’è la salute planetaria, come si è evoluta nei suoi primi dieci anni di attività, e perché ci serve nel mondo della ricerca scientifica e nelle nostre società (ne abbiamo parlato qui). Oltre ad riepilogare le nuove evidenze scientifiche, le soluzioni concrete finora messe in atto e gli strumenti in via di sviluppo, il congresso ha messo in luce le sfide principali e le direzioni che la salute planetaria che dovrà prendere, da ora, per rispondere agli urgenti bisogni di salute a livello planetario. Se vogliamo che il prossimo decennio di Planetary Health sia dedicato a disgregare il sistema che ne impedisce lo sviluppo, che direzione dobbiamo prendere?  

Integrare le evidenze: la sinergia tra salute planetaria e limiti planetari

Durante il congresso si è parlato dei limiti planetari (o planetary boundaries), che sono delle soglie relative a nove processi planetari, quantificate e analizzate periodicamente dagli scienziati dell’Istituto Potsdam, entro le quali ci dobbiamo mantenere per garantire un futuro più sicuro sul pianeta. Questi nove processi (cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, ciclo dell’azoto e del fosforo, inquinamento da sostanze chimiche, modifica del sistema agrario, utilizzo delle acque dolci, acidificazione degli oceani, riduzione dello strato di ozono, rilascio di aerosol in atmosfera) servono per mantenere la stabilità e la resilienza dei sistemi naturali del pianeta. Il superamento dei limiti planetari rischia di provocare cambiamenti radicali, improvvisi o irreversibili, di questi sistemi. 
Finora ne abbiamo già superate sette, di queste soglie critiche (cioè tutte tranne il rilascio di aerosol e la riduzione dello strato di ozono). L’ultimo report, di fine settembre 2025, ha infatti annunciato il superamento di una settima soglia, quella dell’acidificazione degli oceani, che potrebbe portare a conseguenze deleterie sugli ecosistemi marini, soprattutto quelli più vulnerabili come le barriere coralline. 

Perché è importante riconciliare i limiti planetari con la salute planetaria? Andando a compromettere gli ecosistemi, il superamento dei limiti planetari rappresenta una minaccia importante anche per la salute umana, che è strettamente interconnessa a quella degli altri esseri viventi e ai fenomeni naturali. Ci sono già diverse evidenze in merito: sappiamo che tutti e nove i processi sono collegati alla salute umana, che il superamento dei limiti planetari potrebbe amplificare gli effetti diretti sulla salute e, destabilizzando le nostre società, anche i fattori di rischio sociali. Tuttavia, manca ancora una quantificazione precisa del “fardello globale di malattia” (global burden of disease) legato al superamento dei limiti planetari. Potremmo definirla come una ‘pandemia invisibile’, quella legata ai cambiamenti climatici, poiché gli effetti sulla salute umana sono moltissimi, si stanno diffondendo rapidamente e ne sappiamo ancora troppo poco. Ciò che attualmente possiamo misurare e analizzare, in termini di effetti sulla salute, è solo una parte delle innumerevoli influenze reciproche che legano la nostra salute alle condizioni del pianeta. 

Fonte: The Lancet

Il mondo della ricerca sta lavorando per adottare un approccio onnicomprensivo, che studi i limiti planetari sotto diversi aspetti, integrando nell’analisi metriche di salute e di benessere sociale, per ottenere un quadro completo di quello che è l’impatto ambientale e sociosanitario legato ai limiti planetari. L’idea sarebbe quella di una dashboard di monitoraggio, che raccolga tutte queste variabili, con aggiornamenti nel corso del tempo per valutarne l’evoluzione e guidare le scelte politiche e i finanziamenti climatici. Un simile progetto richiederà la costante collaborazione tra diverse discipline e l’armonizzazione delle loro metriche e metodologie. Si tratta pertanto di un progetto ambizioso ma di importanza vitale, fortemente allineato con i principi fondamentali della salute planetaria, che si afferma come scienza transdisciplinare, orientata verso la post-disciplinarietà, cioè il superamento dei confini tradizionali tra le discipline per lasciare spazio a nuove forme di collaborazione più elastiche e fruibili nelle nostre società.

Il quadro attuale, inoltre, non permette di evidenziare le disuguaglianze esistenti legate ai limiti planetari e alle loro conseguenze. Un primo tentativo di integrare il principio di giustizia nell’analisi è stato fatto creando il modello dei ‘limiti planetari sicuri e giusti’ (Safe and just Earth system boundaries), che ha esaminato cinque dei nove limiti planetari includendo parametri di giustizia intra-generazionale, inter-generazionale e inter-specie. Un ulteriore sviluppo sarà la differenziazione e la mappatura degli impatti dei limiti planetari a livello delle regioni geografiche, dei Paesi e delle società, per fornire un rapporto di analisi che rifletta anche le dinamiche di ingiustizia climatica e sociale. Sarà dedicata più attenzione anche alle sinergie tra i limiti planetari, ossia agli impatti legati al superamento di due o più di questi limiti (che sono tutti interdipendenti tra loro), e ai benefici potenziali che potrebbero risultare da un’inversione di queste tendenze, ossia da un ripristino dei nove processi entro i loro limiti planetari. Tra questi benefici, verranno anche evidenziati i risparmi economici derivanti dalla riduzione dello sfruttamento naturale e dalla salvaguardia dei sistemi planetari, incluso un grande risparmio nella spesa sociosanitaria – che raramente viene considerato in questi bilanci economici. Favorire la salute umana, con tutti i benefici a essa legati, è una leva potente che potrebbe aiutarci a cambiare rotta, motivando azioni sistemiche e urgenti nelle nostre società. 

Fonte: Earth Commission

Andare oltre la sostenibilità: il concetto di rigenerazione

La salute planetaria offre un paradigma concettuale innovativo che va oltre il concetto di sostenibilità, quest’ultimo inteso come la riduzione o la minimizzazione dell’impatto negativo delle nostre azioni sull’ambiente. Limitarci alla sostenibilità ci frena rispetto a quelle che sono le ambizioni di prosperità e di benessere della salute planetaria, che punta invece al ripristino e alla rigenerazione degli ecosistemi. Il paradigma della salute planetaria si basa, infatti, su una definizione in positivo della ‘salute’, come lo è la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ossia “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza di malattia o infermità”. Se estendiamo questa definizione di salute non solo alle persone, ma a tutto il pianeta, ci troviamo in una situazione per cui non possiamo più fare solamente il minimo indispensabile per limitare i danni peggiori al pianeta, ma dobbiamo impegnarci per curarlo completamente, ripristinando e mantenendo la sua salute nel lungo termine.

Fonte: Sphera

Possiamo spiegarlo meglio tramite una metafora. Se una persona a noi cara è malata, vogliamo solo che la gravità della malattia si riduca, oppure ci auguriamo che la persona si rimetta in uno stato completo di salute e che possa mantenerlo nel tempo senza aver bisogno di ulteriori interventi medici? La risposta è ovvia.
Questa mentalità, di completa cura, rigenerazione e conservazione, è ciò che dovremmo applicare a tutto il pianeta.
Semplicemente ridurre gli impatti negativi non sarà mai sufficiente per garantire un benessere planetario a lungo termine, un benessere che comprenda la nostra salute e quella degli ecosistemi congiuntamente. Riducendo gli impatti negativi, cioè limitandosi alla sostenibilità, rallentiamo il processo della crisi climatica e ne evitiamo i danni maggiori, ma non consideriamo il potenziale positivo delle nostre azioni nella rigenerazione degli ecosistemi. C’è bisogno quindi di un’evoluzione del nostro approccio dalla sostenibilità alla rigeneratività. Un futuro rigenerativo è un futuro in cui tutti i sistemi, i processi, le entità e gli esseri prosperano assieme, raggiungendo intrinsecamente il loro pieno potenziale in collaborazione l’uno con l’altro in un pianeta interconnesso. 

Il cambiamento di mentalità che la salute planetaria comporta è talmente fondamentale e comprensivo che si può parlare, davvero, di una ‘rivoluzione’ concettuale dall’antropocentrismo, radicato in profondità soprattutto nelle società occidentali, all’ecocentrismo. Quest’ultimo già esiste e viene messo in pratica in alcuni contesti socioculturali, come quelli delle popolazioni indigene, che vedono le persone come parte integrante degli ecosistemi, in un rapporto di connessione e interdipendenza con gli altri esseri viventi ed elementi naturali. La salute planetaria integra questi valori e la saggezza ancestrale delle popolazioni indigene nel suo bagaglio di conoscenze per trasformare la nostra mentalità, allontanandola da un’ottica di profitto e incoraggiando una decolonizzazione del nostro rapporto con la natura.
Il pianeta non è fatto di risorse da sfruttare, ma è un insieme di esseri viventi, elementi e sistemi naturali – di cui facciamo parte e con cui abbiamo bisogno di vivere bene insieme. Per realizzare questa ‘rivoluzione’ concettuale e tradurla in azioni concrete è necessario parlarne sempre di più nelle nostre società, e parlarne nel modo giusto. C’è bisogno di una nuova narrativa che comunichi in modo efficace, a tutti i livelli della società, che un percorso di cura e rigenerazione del pianeta è l’unico percorso in grado di garantire un futuro più sicuro, prospero, pacifico e in salute per tutte le persone. Si tratta del percorso vincente, non di un percorso di sacrificio

La ‘Grande Transizione’: come ci si arriva e cosa ci serve 

Infine, per attuare il cambiamento che la salute planetaria persegue, la scienza e le conoscenze sono fondamentali ma non sufficienti; è necessario costruire un nuovo sistema operativo che metta in atto questa ‘Grande Transizione’ nelle nostre società. 
In primis, il passaggio di conoscenze dal mondo scientifico a quello della società deve essere libero e trasparente. Anche se la salute planetaria si impegna per una scienza aperta, accessibile e inclusiva, non sempre le sue conoscenze arrivano dove dovrebbero, al di fuori del mondo accademico. Ci sono Paesi in cui le informazioni scientificamente corrette sui cambiamenti climatici e sugli effetti a essi legati vengono censurate in nome di interessi politici ed economici. Ci sono Paesi in cui addirittura, al fine di nascondere l’evidenza, certi termini non possono essere utilizzati. Questo è un grande limite alla trasformazione delle nostre società, ma anche una responsabilità in più per coloro che ricevono le giuste informazioni e che possono contribuire a rompere, almeno in parte, le barriere di accesso. 

È possibile incorporare gli insegnamenti della salute planetaria in ogni settore della società, e questo ci è stato dimostrato con numerosi esempi durante il congresso. La salute planetaria può essere integrata a livello delle scelte politiche, sia locali che nazionali o internazionali. La Malesia è stata riconosciuta come primissimo Stato a creare un programma operativo di salute planetaria a livello nazionale (National Planetary Health Action Plan), basato su evidenze scientifiche per proteggere la salute umana e del pianeta conciliandola con lo sviluppo socioeconomico, a cui hanno contribuito scienziati e scienziate, politici e politiche, rappresentanti dell’industria e della società civile. È importante ripensare il nostro modello di democrazia, favorendo la partecipazione e l’inclusività soprattutto delle minoranze e delle comunità più vulnerabili, che sono le vittime maggiori delle ingiustizie climatiche. Il dialogo politico deve includere, oltre alle decisioni top-down dei governi, le richieste e iniziative bottom-up, cioè individuate, elaborate e/o guidate dai gruppi della società civile. Un metodo per favorire la partecipazione è quello dell’ascolto radicale (radical listening), utilizzato dall’ONG Health in Harmony per coinvolgere le comunità della foreste pluviali in Indonesia, Madagascar e Brasile. 

Anche le economie possono riorientarsi verso modelli economici basati sul benessere e sulla rigenerazione. La Wellbeing Economy Alliance (WEA) è un movimento per la giustizia economica che raggruppa molte di queste realtà economiche innovative, includendo ad esempio l’economia rigenerativa, l’economia circolare, la ‘doughnut economy’ e altre ancora. Di soluzioni ce ne sono tante: per questo la WEA cerca di favorire la condivisione, il confronto e l’individuazione della soluzione più adatta ad ogni contesto.
La pianificazione urbana può essere concepita in modo da favorire armonia tra l’ambiente e la società, secondo i principi dell’urbanismo ambientale, come sta succedendo a Medellín (Colombia). Il nuovo Piano Urbano (Plan urbano de Medellín 2024-2027) tiene conto sia delle caratteristiche geografiche della città che delle necessità sociali dell’ambiente urbano. 

Il campo giuridico e dei diritti umani può aiutare ad orientare i nostri comportamenti e a riparare ad alcune delle ingiustizie legate ai cambiamenti climatici. Sono sempre più frequenti le cause climatiche, così come le dichiarazioni di organi internazionali che difendono la giustizia climatica, invocando anche il diritto alla salute e a un ambiente salubre (come il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia, che abbiamo analizzato qui). 

Infine, è indispensabile informare ed educare tutte e tutti al fine di rendere possibile il cambiamento di mentalità che sta alla base della Grande Transizione. Il ‘framework educativo della salute planetaria’ (Planetary Health Education Framework) fornisce una guida per istituti formativi, studenti, educatori ed educatrici affinché possano creare programmi educativi e risorse di apprendimento adatti ai diversi contesti sociali e ambientali e alle priorità locali. Il framework racchiude conoscenze, valori e pratiche strutturati in cinque ambiti educativi: interconnessione con la natura, l’Antropocene e la salute, ragionamento in termini di sistemi e complessità, equità e giustizia sociale, creazione di un movimento per il cambiamento dei sistemi. L’auspicio della salute planetaria, come sancito nella dichiarazione di San Paolo, è quello di diventare materia di riflessione per ogni persona, a prescindere dalla disciplina di studi o dal settore lavorativo, per formare dei cittadini e delle cittadine del pianeta, fautori e fautrici di cambiamento, che considerino la salute planetaria come parte integrante delle nostre vite, relazioni e sistemi. 

Una cosa è chiara: il movimento della salute planetaria sta crescendo, e con sé il suo potenziale di trasformazione delle nostre società e della nostra convivenza con il pianeta. Il percorso verso la Grande Transizione è ancora lungo; serviranno nuovi e nuove leader ed esperti in ogni settore che adottino una mentalità più ecocentrica, alleanze interdisciplinari e intersettoriali più forti, strategie comunicative efficaci per cambiare la narrativa in modo capillare, la mobilizzazione di più fondi, il coinvolgimento di un numero sempre maggiore di persone.

Tutto ciò va creato e coltivato con un’idea nella mente: le nostre azioni non devono essere finalizzate “solo” a evitare l’evitabile, cioè la catastrofe climatica, ma possono portare a una rigenerazione del pianeta,che ci dà casa e opportunità, che ci accoglie e ci sostiene. Perché non trattarlo come un nostro caro? Se il pianeta è malato, allora curiamolo. 

Articolo a cura di Lucia Giannini, coordinatrice della sezione Clima e Salute di Italian Climate Network.

Immagine di copertina: immagine generata con intelligenza artificiale

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