finanza climatica
30
Ott

DA BAKU A BELÉM: QUALE STRADA PER LA FINANZA CLIMATICA?

  • Il nuovo obiettivo di finanza climatica definito a COP29 ha lasciato scontenti molti Paesi e osservatori
  • Ci sono delle novità sull’aspetto che avrà il report della Baku-to-Belem Roadmap 
  • COP30 è l’occasione per fare passi avanti anche sul tema della finanza climatica

COP29 si era chiusa con il tanto sudato accordo sul prossimo obiettivo di finanza climatica (New Collective Quantified Goal – NCQG): almeno 300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035 verso i Paesi considerati in via di sviluppo, con quelli sviluppati nel ruolo di leader. Le risorse saranno indirizzate alla mitigazione e all’adattamento e, in particolare, all’implementazione dei Contributi Determinati a livello Nazionale (Nationally Determined Contributions – NDC), ai Piani Nazionali di Adattamento e alle Comunicazioni di Adattamento. Verranno conteggiati all’interno del goal tutti i flussi di finanza climatica provenienti dalle Banche Multilaterali di Sviluppo (BMS), quindi anche da Paesi in via di sviluppo. 

Finanza Climatica, un accordo tra passi avanti e criticità

L’accordo ha lasciato delusi non pochi Paesi e osservatori; tra i principali motivi: 

  • La cifra definita non copre le necessità da fonti internazionali dei Paesi in via di sviluppo per l’azione climatica, stimate pari a 890 miliardi di dollari all’anno dal 2025, a 1.000 miliardi di dollari al 2030 e a 1.300 miliardi al 2035. Per cercare di colmare il gap, l’obiettivo è stato affiancato da una chiamata a tutti gli attori per permettere di aumentare la finanza climatica ai Paesi in via di sviluppo ad almeno $1.300 miliardi entro il 2035. La chiamata non è vincolante, e per aumentare la consistenza dell’impegno è stata lanciata l’iniziativa di una Roadmap Baku to Belém che, sotto la guida delle Presidenze COP29 e COP30 e in consultazione con le Parti, produrrà un report su come raggiungere la cifra.
  • Il target non rappresenta neanche quanto definito dal gruppo di esperti indipendenti lanciato da COP26 e COP27 per il nuovo obiettivo di finanza climatica. Secondo la loro analisi, infatti, dei 1.300 miliardi all’anno da fonti internazionali necessari per i Paesi in via di sviluppo entro il 2035, 390 avrebbero dovuto arrivare dal nuovo NCQG. È possibile che quell’almeno di fronte ai 300 miliardi di dollari sia un tentativo di rispondere a questa mancanza.
  • L’orizzonte temporale è lungo, non si definisce che cosa debba succedere in questi 10 anni e come le risorse finanziarie debbano aumentare dai livelli attuali. Se il gap non sarà chiuso a breve, raggiungere la somma stimata come necessaria per i Paesi in via di sviluppo al 2035, anche pienamente, potrebbe non essere più sufficiente per rispondere ai loro bisogni reali.
  • Non si stabilisce la quantità di concessioni che andranno a definire il target, seppur vengano indicati dei riferimenti al miglioramento della qualità delle risorse, indirizzati soprattutto alle Banche Multilaterali di Sviluppo. Si perde quindi la richiesta dei Paesi in via di sviluppo di definire un target di sole concessioni o calcolato in concessioni equivalenti. Il tema è particolarmente rilevante in quanto, se trasformati in concessioni equivalenti, i 115.9 miliardi di dollari arrivati nel 2022 ai Paesi in via di sviluppo da quelli sviluppati sono stimati essere pari a 28-43.5 miliardi.
  • Non si definisce una chiara allocazione geografica delle risorse, anche se il testo prevede vari riferimenti alla necessità di aumentare i flussi verso i Paesi meno sviluppati e i piccoli Paesi insulari. Inoltre, il bilancio geografico diventa una parte di un report che analizzerà biennalmente il progresso verso l’implementazione dell’obiettivo, a partire dal 2028.
  • Si è perso il riferimento di una finanza climatica nuova e addizionale, aprendo la possibilità di reindirizzare verso l’azione climatica risorse attualmente destinate ad altri scopi di sviluppo. 

Tuttavia, l’accordo presenta anche elementi incoraggianti.
Il testo riconosce la difficoltà nell’accedere alla finanza climatica e specifica chiaramente alcune barriere presenti (alto costo capitale, richieste di co-finanziamento e processi di applicazione lunghi e complessi). Per la prima volta, per porre rimedio a queste difficoltà, si danno indicazioni a specifici attori del panorama finanziario: Paesi coinvolti in finanza bilaterale, le Banche Multilaterali di Sviluppo e i fondi multilaterali per il clima. A livello di trasparenza, si decide di produrre un report ogni due anni per valutare lo stato dell’implementazione dell’accordo, con particolare riferimento all’accesso, agli impatti dei flussi e al bilancio regionale. Inoltre, l’NCQG diventa parte del Global Stocktake e potrà essere revisionato già nel 2030.

E adesso?

Arriviamo a COP30 con un obiettivo di finanza climatica adottato e con alcune opportunità che, se colte, potrebbero aprire nuove prospettive. Il testo della Roadmap verrà presentato a Belém e sarà costituito da meno di 10 pagine contenenti una serie di iniziative che potrebbero permettere di raggiungere i 1.300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035 verso i Paesi in via di sviluppo, anche attraverso l’aumento della finanza concessionale e la creazione di spazio fiscale. Il testo rifletterà almeno in parte quanto indicato dal Circolo dei Ministri, un gruppo di più di 35 ministri delle finanze che, sotto la guida della Presidenza brasiliana, ha identificato un set di proposte organizzate sotto cinque priorità: aumentare la finanza concessionale e ottimizzare i fondi per il clima; riformare le Banche Multilaterali di Sviluppo; aumentare la capacità nazionale e i framework di investimento; creare soluzioni per mobilitare la finanza privata; e rafforzare gli approcci regolatori della finanza climatica. 

Il report relativo, di oltre 100 pagine, da un lato mette nero su bianco soluzioni applicabili per risolvere le attuali barriere al reindirizzamento della finanza all’azione climatica, dall’altro diventa l’occasione per fare una cosa nuova ma fondamentale: coinvolgere attivamente i ministri della finanza nell’affrontare i problemi relativi alla finanza climatica. 

Cosa succederà dopo la pubblicazione del report non è ancora chiaro.
Alcuni sostengono che poiché il processo che ha portato alla sua definizione non è negoziale, il testo non verrà adottato dalla COP. Tuttavia potrebbe esserci l’occasione, se voluto dalle Parti, di seguire e valutare lo stato di implementazione della Roadmap di anno in anno. 
Per altri, è possibile che alcune raccomandazioni siano incluse in una cover letter, se ci sarà. Un’ulteriore visione identifica il filone negoziale sull’articolo 2.1(c) come il luogo adatto in cui proseguire le discussioni sul tema attraverso la definizione di un framework di indicatori con cui valutare l’allineamento della finanza climatica agli obiettivi dell’Accordo di Parigi. 

Sicuramente, tutti sono d’accordo nel dire che il processo cominciato a Baku non deve finire a Belém: COP30 dovrà mettere al centro l’implementazione, e per farlo sarà fondamentale dare un segnale forte anche sul tema della finanza climatica.

Articolo a cura di Claudia Concaro, delegata di Italian Climate Network alla COP30 ed esperta di finanza climatica.

Immagine di copertina: Rafa Neddermeyer/COP30 Brasil Amazônia/PR.

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