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IL GLOBAL STOCKTAKE, UN’OCCASIONE PER RIMETTERE I DIRITTI AL CENTRO DELL’AZIONE CLIMATICA

Uno dei nodi che rimane da sciogliere durante i questi negoziati intermedi sul clima delle Nazioni Unite, è quello del cosiddetto Bilancio Globale (Global Stocktake – GST) delle emissioni di gas serra.

Il GST è un meccanismo previsto dall’articolo 14 dell’Accordo di Parigi, che prevede la revisione ogni 5 anni degli impegni presi dalle nazioni aderenti all’accordo per la riduzione delle emissioni di cui sono responsabili. L’obiettivo della revisione è misurare il livello di ambizione delle iniziative messe in atto da ogni nazione per limitare le proprie emissioni, verificare se la somma globale di tutti gli impegni possa portare a una riduzione delle emissioni globali tale da poter rispettare il limite del contenimento della temperatura media globale il più vicino possibile a 1.5°C e identificare modalità di finanziamento e opportunità per rendere l’azione climatica più efficace e rapida. Questo è un punto fondamentale perché il fine ultimo del GST è quello di spingere ogni nazione a mettere in atto azioni sempre più ambiziose il prima possibile per gestire gli impatti di una crisi climatica che è iniziata e che sarà solo possibile contenere, ma non fermare.

Il GST ha un forte influenza sulla “forma” presente e futura dell’azione climatica, e quindi sull’attuazione pratica dell’Accordo di Parigi. Questa è la prima volta in cui questo processo viene messo in pratica, e sicuramente rappresenta uno degli sforzi a livello multilaterale più complessi e significativi della storia recente. Per questa ragione è importante non sottovalutare le potenziali aree grigie della sua messa in opera e, oltre a prestare attenzione ad aspetti tecnici come le modalità di misurazione e reportistica delle emissioni, è cruciale che il processo venga informato da principi legati ai diritti umani, in modo che fungano da salvaguardie sociali ed ambientali. Il rischio è che, in nome della diminuzione delle emissioni, i diritti delle persone e la protezione degli ecosistemi vengano considerati come sacrificabili, realizzando un’azione climatica a vantaggio di gruppi privilegiati.

Gli attori della società civile sono consapevoli di questo rischio, in aggiunta ai principi di equità e migliore scienza disponibile già enunciati dall’articolo 14 dell’Accordo di Parigi, e stanno lavorando per vedere l’inclusione di principi legati ai diritti umani come partecipazione pubblica, uguaglianza di genere, sicurezza alimentare, equità intergenerazionale, integrità degli ecosistemi e giusta transizione per i lavoratori, oltre che sostegno dei diritti dei popoli indigeni. Il tentativo di vedere questo meccanismo informato da questi principi rappresenta una sfida non semplice considerata la sua complessità.

Il primo ciclo del GST è iniziato nel 2021 durante la COP26 di Glasgow, con la raccolta dei dati sulle emissioni, che comprendono anche i Contributi Nazionali Volontari (Nationally Determined Contributions – NDCs) per la riduzione delle emissioni dei paesi parte. La raccolta dei dati si concluderà a giugno del 2023, parallelamente al processo di valutazione tecnica che è appena partito durante questi negoziati intermedi. A fine 2023 in occasione di COP28 negli Emirati Arabi verranno pubblicati dei rapporti con la sintesi dell’analisi dato svolta rapporti su ciascuna delle aree d’azione del CST (mitigazione, adattamento, finanza, perdite e danni) delle considerazioni che informeranno le raccomandazioni agli stati membri sull’azione da intraprendere negli anni successivi. L’intero processo ricomincerà nel 2028 e continuerà ciclicamente ogni 5 anni.

Fonte: Reference Manual for the Enhanced Transparency Framefacework under the Paris Agreement

Il preambolo dell’Accordo di Parigi ribadisce l’importanza di un’azione per il clima basata sui diritti umani, ciononostante permane una discrepanza tra le preambolo e l’attuazione dell’Accordo. Il GST è un’opportunità per riallineare gli obiettivi dell’azione climatica a livello multilaterale e rappresenta, quindi, un importante strumento per mettere concretamente i diritti umani al centro dell’azione per il clima, base di partenza fondamentale per una realizzazione effettiva ed equa degli obiettivi dell’Accordo. Con l’augurio che la società civile riesca ad influenzare i negoziati in tal senso, aspettiamo la fine di questa sessione intermedia per un aggiornamento.

Per ulteriori approfondimenti consigliamo il webinar “A Global Stocktake informed by Human Rights

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