jane goodall
28
Ott

UNA VOCE DI SPERANZA E IMPEGNO ALL’AZIONE: JANE GOODALL E LA SUA EREDITÀ 

“Non puoi trascorrere un solo giorno senza avere un impatto sul mondo che ti circonda. Le tue azioni possono fare la differenza e sta a te decidere che tipo di differenza vuoi rappresentare” (Jane Goodall) 

Il 1 ottobre 2025 il mondo ha appreso con grande tristezza la notizia della scomparsa di Jane Goodall, punto di riferimento internazionale per la tutela della fauna selvatica e l’educazione ambientale. Il suo biografo, Dale Peterson, la definì la “donna che ha ridefinito l’uomo” a seguito delle sue ricerche e scoperte nell’ambito dell’etologia, ramo della biologia che studia il comportamento animale, che per la prima volta ha rivelato la similitudine dei comportamenti degli scimpanzé con quelli dell’uomo, legati all’intelligenza, alle emozioni e alla capacità di costruire relazioni sociali. Questo genere di lavoro si rivelò alquanto pionieristico e le permise di acquisire maggior risonanza a livello internazionale, diventando portavoce di speranza per la salute e il futuro del nostro pianeta. 

Jane Goodall fu una primatologa, educatrice, ambientalista e attivista per i diritti degli animali. Fu emblema della lotta alla crisi ambientale e portavoce della necessità di proteggere la biodiversità. I suoi studi ebbero grandi implicazioni all’interno del campo dell’etologia, ma raggiunsero anche gli angoli più remoti della terra e toccarono profondamente il cuore e la coscienza di milioni di persone. Il suo lavoro non si limitò alla ricerca scientifica, ma divenne un ponte tra il mondo accademico e la società civile, ispirando generazioni a vivere in armonia con la natura. Fu portavoce del legame profondo tra i cambiamenti climatici e la perdita degli ecosistemi, sottolineando l’urgenza di affrontarli insieme e promuovere una visione integrata, in cui la protezione della biodiversità e la lotta al riscaldamento globale procedano in modo coordinato. A rafforzare questa visione, un articolo pubblicato su Wired riporta le sue parole: “Bisogna occuparsene insieme: della perdita di biodiversità e dei cambiamenti climatici. [..] L’unico vantaggio dato dall’eccessivo numero di persone sul pianeta è che ce ne sono abbastanza per risolvere ogni singolo problema. Ognuno di noi ha un impatto sul pianeta, ogni giorno. E a meno che non siamo molto poveri o molto giovani, possiamo scegliere che tipo di impatto avere. Per esempio: cosa compriamo? Com’è stato prodotto? Ha danneggiato l’ambiente? È stato crudele con gli animali? È a buon mercato a causa di stipendi iniqui?”. 

Jane Goodall nacque a Londra nel 1934 e sembra che la passione per il mondo animale l’abbia accompagnata fin dall’infanzia, con lo scimpanzé di peluche chiamato Jubilee che le aveva regalato il padre per il suo primo compleanno, e con le storie del Dottor Dolittle che gradiva particolarmente. 

Nel 1957, a soli 23 anni, Jane Goodall si recò in Kenya e, durante la visita, incontrò il celebre antropologo e paleontologo Dr. Louis S. B. Leakey. Un incontro destinato a cambiarle la vita per sempre. In un primo momento fu assunta come segretaria, ma lo scienziato riconobbe presto il potenziale straordinario di Goodall, colpito dalla sua intelligenza, dalla dedizione e dalla curiosità. “Non avevo alcuna formazione, nessuna laurea, ma a Louis non importavano i titoli accademici. Cercava qualcuno con una mente aperta, passione per la conoscenza, amore per gli animali e una pazienza monumentale”, ricorderà Jane Goodall nel documentario Jane Goodall: An Inside Look, realizzato da National Geographic per mostrare le sue attività in Tanzania. 

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Nel 1960, Jane Goodall iniziò la sua avventura presso la Gombe Stream Chimpanzee Reserve, un‘area naturale protetta della Tanzania che ospitava una popolazione di alcune migliaia di scimpanzé (Pan troglodytes), di cui oggi sopravvivono meno di un centinaio di esemplari. L’obiettivo era studiare i primati nel loro habitat naturale. Con i suoi studi, Goodall fece numerose scoperte che contraddissero diversi pregiudizi e idee errate su questa specie. Per esempio, dimostrò che gli scimpanzé si cibano anche di carne, mentre si credeva che fossero esclusivamente vegetariani. Mostrò anche che sono capaci di costruire e usare strumenti, abilità a lungo considerata come una prerogativa esclusivamente umana, osservando il comportamento di due scimpanzé che usavano dei ramoscelli modificati per estrarre termiti dai nidi. Dimostrò inoltre come ogni scimpanzé abbia una propria personalità, sia capace di provare emozioni complesse e sappia manifestare comportamenti  affettuosi come abbracci e carezze. Sono capaci inoltre di costruire legami familiari e sociali duraturi, ma anche di atti violenti e aggressivi, rivelando una gamma comportamentale sorprendentemente simile a quella umana.

Il lavoro a Gombe permise a Jane Goodall di essere ammessa all’Università di Cambridge e di conseguire il dottorato in etologia nel 1965 anche senza aver conseguito precedentemente una laurea di primo livello. Nel 1977 fondò il Jane Goodall Institute for Wildlife Research, Education and Conservation, noto semplicemente come Jane Goodall Institute. Nel corso degli anni diede vita a numerose altre iniziative, tra cui Roots & Shoots (1991), un programma rivolto ai giovani per l’educazione alla sostenibilità e per l’impegno civico. Ricevette numerosi riconoscimenti per il suo straordinario contributo alla scienza e alla conservazione: 

  • Nel 2002, l’allora Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan nominò Jane Goodall Messaggera di Pace dell’ONU, riconoscendo il suo instancabile impegno per la tutela dell’ambiente, degli animali e dei diritti umani;
  • Nel 2003 fu insignita del titolo di Dame Commander dell’Ordine dell’Impero Britannico;
  • Nel 2021 ottenne il Templeton Prize;
  • Nel 2022 ricevette la Stephen Hawking Medal for Science Communication;
  • Nel 2025 fu insignita della più alta onorificenza civile statunitense nel 2025, la Presidential Medal of Freedom.

Jane Goodall è stata, e continua ad essere, una fonte di ispirazione per generazioni di donne e giovani che si avvicinano alla scienza con curiosità e passione. In un mondo attraversato da crisi ambientali, conflitti e profonde incertezze, la sua voce ha saputo farsi strada con forza e chiarezza, portando un messaggio di speranza concreta. Non una speranza passiva, ma una spinta all’azione, fondata sulla consapevolezza che ogni gesto quotidiano può contribuire a un cambiamento reale. 

La sua scomparsa ci ricorda quanto sia urgente riscoprire il nostro legame con la natura e proteggerla con responsabilità, empatia e coraggio. Al cuore del suo pensiero c’è una verità semplice e potente: prendersi cura della Terra significa prendersi cura di noi stessi. La sua eredità ci insegna che la lotta per un clima stabile non si gioca solo sul piano tecnologico, ma anche su quello umano, fatto di scelte consapevoli, compassione e impegno condiviso verso ogni forma di vita. 

Concentrarsi sul presente e agire con lungimiranza è il primo passo per costruire il futuro. Come lei stessa ricordava: “Non puoi trascorrere un solo giorno senza avere un impatto sul mondo che ti circonda. Le tue azioni possono fare la differenza e sta a te decidere che tipo di differenza vuoi rappresentare”. 

Articolo a cura di Silvia Petrignano, volontaria di Italian Climate Network.

Crediti foto: Dr. Jane Goodall via Facebook

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