METANO, ANCORA LONTANO L’OBIETTIVO DI GLASGOW
- Presentato a COP30 da UNEP e CCAC il rapporto sullo stato globale del metano.
- Le emissioni sono diminuite e potrebbero arrivare all’8% in meno nel decennio, soglia più alta di sempre, ma non basta a raggiungere l’obiettivo posto a COP26.
- La maggior parte delle misure previste dal rapporto può essere implementata relativamente a basso costo.
Nel primo giorno della seconda decisiva settimana di COP30, mentre i negoziati sul clima sono entrati nel vivo delle discussioni politiche tra i diversi attori, lo United Nations Environmental Programme (UNEP) ha presentato il rapporto Global Methane Status, insieme con la Climate and Clean Air Coalition (CCAC), che dal 2012 riunisce circa 200 tra Governi e organizzazioni intergovernative e non governative, in ambito UNEP, con lo scopo di ridurre i gas climalteranti più potenti, anche se di più breve durata: metano, idrofluorocarburi, ozono e carbonio nero.
Questo rapporto è il primo inventario completo dell’impegno globale sul metano (Global Methane Pledge) da quando è stato lanciato a Glasgow alla COP 26, il cui obiettivo principale era la riduzione del 30% delle emissioni di metano entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020.
Fornisce la valutazione più chiara di quanta strada è stata fatta, dove si sta creando slancio e quali lacune devono essere colmate per mantenere la promessa di rapide riduzioni di metano necessarie per raggiungere gli obiettivi per il clima e, in particolare, quelli dell’impegno.
Alla presentazione è intervenuto anche Dan Jørgensen, Commissario europeo per l’Energia che ha sottolineato che il Global Methane Status Report “segna la metà del percorso verso l’obiettivo 2030. Sono passati cinque anni e abbiamo ottenuto dei risultati. C’è un impegno crescente da parte dell’industria per dati trasparenti e affidabili. L’Oil and Gas Methane Partnership 2.0 (il programma di riferimento per la rendicontazione e la mitigazione delle emissioni di petrolio e gas dell’UNEP) conta ora un totale di 153 aziende in 90 Paesi, che coprono il 42% della produzione globale di petrolio e gas. Tuttavia, dobbiamo fare di più se vogliamo raggiungere il nostro primo obiettivo globale di riduzione del 30% dal 2020 al 2030.”
Il danese Commissario all’Energia ha, quindi, evidenziato che “negli ultimi 5 anni abbiamo visto un’azione essenziale e globale parallela con un aumento dei piani d’azione nazionali, ambiziosi e con normative solide. Queste azioni vengono implementate, ma ci vuole tempo per vedere i risultati.” Inoltre, ha aggiunto Jørgensen: “una mitigazione efficace richiede standard globali e un solido monitoraggio delle emissioni. L’Osservatorio internazionale sulle emissioni di metano consente esattamente questo. Dobbiamo continuare a sostenere e rafforzarne il lavoro. Sono orgoglioso di dire che la Commissione europea sta guidando questi sforzi.”
Infine il suo passaggio sul “settore energetico” che “rappresenta la più grande opportunità di mitigazione. Il 72% del potenziale di mitigazione proviene dal settore. Oltre l’80% del potenziale di riduzione delle emissioni del 2030 può essere raggiunto a basso costo.”
Principali messaggi del rapporto
Martina Otto, di UNEP e Responsabile del Segretariato per la CCAC, ha illustrato nel merito il rapporto e affermato: “Il metano è responsabile di circa il 30% del riscaldamento che sperimentiamo oggi. Ogni riduzione di un grado conta”.
Di seguito, ha illustrato sei delle principali conclusioni del rapporto.
La prima è che le emissioni sono ancora in aumento, ma le prospettive stanno migliorando, grazie alle nuove normative sui rifiuti in Europa e nel Nord America, nonché alla crescita più lenta del previsto dei mercati del gas naturale tra il 2020 e il 2024. Si prevede che le emissioni continueranno ad aumentare entro il 2030, ma meno di quanto previsto nelle previsioni del 2021.
La seconda conclusione chiave è che l’impegno politico nazionale può essere determinante: grazie a NDC e piani d’azione nazionali (NAP) presentati entro la metà di quest’anno, le emissioni globali potrebbero diminuire di circa l’8% in questo decennio. Secondo Martina Otto sarebbe “il declino più grande e più sostenuto nelle emissioni di metano mai registrato, quindi funziona ma non funziona abbastanza velocemente, è il messaggio per raggiungere l’impegno globale sul metano”. Con la piena applicazione di NDC e NAP, afferma il rapporto, e il calo dell’8% delle emissioni, avremmo un sollievo nell’aumento della temperatura al 2050 di 0,06°C e ogni anno sessantamila morti evitate, 6,1 milioni di tonnellate evitate e 107 miliardi di dollari di benefici economici.

Confronto tra le emissioni antropogeniche globali di metano nell’ambito delle emissioni previste dalla legislazione vigente (CLE) e degli attuali contributi determinati a livello nazionale e piani d’azione sul metano (NDC e MAP) del modello GAINS, 1990-2030, milioni di tonnellate all’anno, e benefici globali annuali associati all’attuazione dello scenario NDC e MAP nel 2030, ad eccezione del riscaldamento evitato entro il 2050 (media nel periodo 2040-2070). (Fig. ES 3, dal rapporto UNEP/CCAC)
La terza e la quarta sono che per centrare l’obiettivo dell’Impegno globale sul metano di Glasgow “l’ambizione deve aumentare e le soluzioni comprovate devono essere implementate su larga scala a livello globale e qui guardiamo alla massima riduzione tecnicamente fattibile”, ha sottolineato l’esponente UNEP. “Circa 40 misure che sono menzionate nel rapporto e già l’80% di queste misure al 2030 può essere fatto a basso costo, con un equivalente di 36 dollari a tonnellata di CO2 equivalente”.
Quanto ai settori di riduzione delle emissioni di metano, è stato evidenziato che il 72% verrebbe dal settore energetico, il 18% dal settore dei rifiuti e il residuo 10% dall’agricoltura, “ma non distraiamoci dal fatto che tutti e tre i settori sono essenziali, guardiamo a tutto ciò che possiamo fare adesso”.
La quinta evidenza è che i vantaggi del raggiungimento dell’impegno globale sul metano sono immensi; il raggiungimento dell’impegno globale sul metano “potrebbe aiutarci a evitare 180.000 morti premature e 19 milioni di tonnellate di perdite di raccolti ogni anno entro il 2030”.
L’ultimo punto è che il 72% del potenziale globale di mitigazione del metano risiede nei Paesi del G20. Qui “le emissioni potrebbero ridursi del 36% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020 mitigando le emissioni di metano nei settori dell’agricoltura, dei rifiuti e dei combustibili fossili”, ma è necessario “un rafforzamento della misurazione, della rendicontazione e dei finanziamenti è essenziale per monitorare i progressi, individuare le principali fonti e colmare il divario di investimenti”.
In sostanza, il messaggio del rapporto è che possiamo farcela, ma dobbiamo agire molto più velocemente. D’altra parte, in coerenza con tutte le misure di mitigazione, di adattamento e sulla finanza climatica, a questo servono le COP. E questi rapporti, se vogliamo, ne sono solo la sintesi, trasposta in numeri, tabelle, grafici e azioni possibili. Vanno implementate e in fretta.
Articolo a cura di Paolo Della Ventura, coordinatore della sezione Clima e Advocacy di Italian Climate Network
Cover tratta dal Global Methane Status Report 2025 di UNEP
