L’OBIETTIVO DI 1.5°C È ANCORA VALIDO?
Lo sentiamo dire sempre più spesso: “abbiamo già superato 1.5°C”. È uno di quei messaggi che sembrano chiudere il discorso prima ancora di aprirlo.
Nel 2024 la temperatura media globale ha toccato un’anomalia superiore a 1.5°C: è un dato storico, ma non è la “morte” dell’obiettivo di Parigi. Per capirlo serve un po’ più di precisione.
Non è questione di un anno
L’Accordo di Parigi si basa su medie mobili pluriennali, non sui record di un singolo anno. Il sistema climatico oscilla: anche negli scenari migliori, l’IPCC prevede brevi superamenti temporanei. Quello che conta è la traiettoria.
Oggi la traiettoria non è buona, ma non siamo ancora nella condizione in cui la media pluriennale supera stabilmente 1.5°C.
Il punto scomodo: la traiettoria attuale punta oltre i 2.5°C
L’UNEP Emissions Gap Report 2025 non lascia molto spazio all’ottimismo: anche includendo gli aggiornamenti più recenti degli impegni nazionali, siamo diretti verso un aumento di 2.5 – 2.8 gradi.
Tradotto: per restare a 1.5°C servirebbero tagli delle emissioni mai visti nella storia umana.
È difficile? Decisamente. Ed è qui che nasce la confusione: nelle sale di COP30 abbiamo sentito usare questa distanza dalla traiettoria ideale per dichiarare “morto” il target. Ma non è così che funziona una soglia climatica.
Allora l’obiettivo di 1.5°C ha ancora senso?
Sì, ma non perché abbiamo garanzie di centrarlo. Ha senso perché è un riferimento scientifico e politico che misura la differenza tra danni moderati e danni molto più gravi.
Abbandonarlo vorrebbe dire due cose: togliere pressione ai governi e accettare passivamente impatti che possiamo, dobbiamo, evitare.
E sarebbe un grande regalo ai cosiddetti climate delayer – persone, gruppi o governi che lavorano per rallentare la risposta alla crisi climatica.
La cosa più importante: ogni decimo conta
Spesso discutiamo di 1.5°C come se fosse un interruttore: o dentro o fuori. Non è così e su questo la scienza è sempre stata molto chiara: ogni decimo di grado di riscaldamento evitato riduce in modo misurabile gli impatti su salute e sicurezza, perdite e danni, infrastrutture, ecosistemi.
Non è filosofia morale. È termodinamica applicata alla vita delle persone.
Questo non cambia nemmeno se superassimo stabilmente la soglia di 1.5°C.
Vale anche a 1.6°C e 1.7°C, per 1.9°C e perfino per 2.1°C: il margine di manovra non sparisce mai del tutto.
Centrare l’obiettivo di 1.5°C è oggi una corsa contro il tempo con probabilità di successo molto basse. Ma questo non è un motivo per smettere di correrla.
Il limite resta valido perché descrive cosa succede al mondo reale, non cosa conviene ai negoziati. E perché ogni decimo evitato può salvare milioni di vite.
Articolo a cura di Serena Giacomin, Direttrice Scientifica di Italian Climate Network
Immagine di copertina: UNFCCC
