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Mar

RAPPORTO DI SINTESI DELL’IPCC, L’ULTIMO GRANDE MONITO DELLA SCIENZA

NON SUPERARE +1.5°C È POSSIBILE, MA DOBBIAMO AGIRE SUBITO. ALTRIMENTI IL FUTURO SARÀ INSOPPORTABILE

Il Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC) ha pubblicato oggi il Rapporto di sintesi del sesto Rapporto di valutazione.

Il documento è l’ultimo grande rapporto realizzato dall’IPCC e fa il punto sulla situazione attuale della crisi climaticae sugli scenari che si profilano sia a lungo termine sia in un futuro più vicino, tra il 2030 e il 2040.

Il rapporto di sintesi (Synthesis Report – SYR) è il riepilogo di tutti i rapporti del 6° ciclo di valutazione dell’IPCCpubblicati tra il 2018 e il 2023. In particolare, sono incluse le ultime informazioni derivanti dai tre rapporti di valutazione – The Physical Science Basis (Working Group 1), Impacts, Adaptation and Vulnerability (Working Group 2) e Mitigation of Climate Change (Working Group 3) – a cui si aggiunge anche quanto emerso dai tre rapporti speciali Global Warming of 1.5°CClimate Change and Land, e The Ocean and Cryosphere in a Changing Climate.

Di seguito la posizione a commento di Italian Climate Network con nell’ordine le dichiarazioni di Serena Giacomin, Presidentessa e Jacopo Bencini, Policy Advisor.

“L’ennesima conferma di una situazione critica e di una scienza inascoltata – dichiara Serena Giacomin, Presidentessa di Italian Climate Network – Gli Assessment Report dell’IPCC sono la rassegna scientifica più approfondita e accreditata sul cambiamento climatico a disposizione dell’umanità. In particolare, questo report numero 6 si appoggia su una mole di dati ed evidenze di enorme valore strategico. Dobbiamo imparare a utilizzare questi dati per analizzare il presente e scegliere il nostro futuro. Dobbiamo superare il livello di mera consapevolezza del problema climatico – necessario, ma non sufficiente – e applicare i dati con strategie di azione. La scienza parla chiaro, il tempo per agire con azioni di adattamento e mitigazione è poco, ma gli strumenti conoscitivi e tecnologici ci sono. Non serve altro che la volontà. Come Italian Climate Network facciamo un appello al mondo della comunicazione, perché si stringa al mondo scientifico e lo aiuti a superare le barriere del dubbio e del ritardo d’azione. Collaborazione e senso costruttivo sono alla base di un processo di sviluppo sostenibile, la transizione di cui abbiamo bisogno non è solo ecologica, ma culturale. La scienza non ha dubbi, così non si può andare avanti e più aspetteremo più gli impatti della crisi climatica saranno difficili da sopportare.”

“I Governi del mondo hanno dato mandato all’IPCC di rispondere ad una domanda esistenziale: “Quanto è grave il problema? Quanto tempo ci rimane?” – aggiunge Jacopo Bencini, Policy Advisor Italian Climate Network – La risposta degli scienziati è netta e necessita una reazione pragmatica: per rimanere in un mondo abitabile o, per dirlo politicamente, “gestibile” secondo gli schemi conosciuti potendo allo stesso tempo garantire condizioni di vita simili o non peggiori ai cittadini e alla natura, è necessario eliminare la CO2 dai nostri sistemi produttivi e di vita. A fronte degli sfollamenti, delle catastrofi già in corso, contenere l’impatto del disastro generato dall’economia fossile entro un riscaldamento di +1,5°C è incredibilmente ancora possibile, ma per farlo dobbiamo da subito mettere in discussione tutto delle nostre economie, tramite forti politiche pubbliche di accompagnamento nella transizione per non creare ulteriori disuguaglianze. Serve coraggio. In un decennio i costi del fotovoltaico sono scesi dell’85%, quelli dell’eolico del 55%, quelli delle batterie al litio dell’85%. La tecnologia c’è, i soldi ci sono, i numeri parlano: ora serve solo la volontà politica. Negare l’evidenza sarebbe adesso politicamente antistorico, segnalarlo è, in un certo senso, servizio pubblico. Anche, in prospettiva italiana, verso la necessaria e irrimandabile revisione al rialzo del nostro piano nazionale, il PNIEC.”

Dal lavoro dell’IPCC emerge ancora una volta il consenso della comunità scientifica sull’urgenza della crisi climatica e sulle sue cause primarie. È “inequivocabile” che il clima sta cambiando per l’attività umana, hanno detto gli esperti. Il rapporto fotografa una situazione già critica, con un surriscaldamento globale che ha impatti devastanti soprattutto sulle regioni e le comunità più vulnerabili e mette in guardia dai danni irreversibili che si verificheranno se l’aumento delle temperature supererà la soglia di 1,5°C rispetto all’era preindustriale, anche temporaneamente.

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