REPORT UNEP SULL’OVERSHOOT CLIMATICO: OLTRE LA SOGLIA DEI 1.5 °C TRA REALTÀ SCIENTIFICA E RISPOSTA POLITICA
È stato recentemente pubblicato il nuovo report dell’UNEP (United Nations Environment Programme), intitolato “Limiting Overshoot: Navigating exceedance of 1.5°C and pathways towards return“. L’analisi scatta una fotografia aggiornata e drammatica sullo stato della crisi climatica globale, confermando che le attuali politiche dei governi non sono più sufficienti a evitare lo sforamento della soglia dei 1.5 °C di riscaldamento globale rispetto ai livelli preindustriali, un limite destinato a essere superato ormai nei prossimi pochissimi anni.
Il messaggio dell’UNEP è però chiaro: il superamento della soglia non deve trasformarsi in una resa, ma nell’urgenza di adottare la traiettoria di overshoot, peak and decline. L’obiettivo primario dei governi deve diventare la minimizzazione dell’altezza del picco di temperatura – che nello scenario più ottimistico si attesterebbe attorno a 1.8 °C – e della sua durata, così da riportare il riscaldamento globale a 1.5 °C entro la fine del secolo ed evitare impatti irreversibili sugli ecosistemi e le comunità. Per analizzare questo scenario e le sue implicazioni, abbiamo raccolto la valutazione scientifica e politica di Italian Climate Network attraverso le parole di Serena Giacomin e Jacopo Bencini.
A tracciare il quadro della fisica dell’atmosfera e dei limiti tecnologici è Serena Giacomin, fisica e direttrice scientifica di Italian Climate Network, che analizza il report partendo dai dati sulle concentrazioni di gas serra e sul carbon budget residuo.
Le parole di Serena Giacomin, Direttrice Scientifica di ICN:
Il messaggio del report è netto: abbiamo già superato la soglia dei 420 ppm di CO2 in atmosfera – con rilevazioni che presso l’osservatorio di Mauna Loa hanno toccato i 429,12 ppm nel luglio 2026 – e queste concentrazioni determinano inevitabilmente lo sforamento dei 1.5 °C. Non è più un’ipotesi, ma una traiettoria quasi certa per i prossimi anni. È un aspetto estremamente concreto, legato al bilancio energetico dell’atmosfera e alla forzante radiativa positiva, cioè l’effetto di riscaldamento, che le concentrazioni di CO2 e degli altri gas climalteranti esercitano in atmosfera.
Il punto tecnico chiave è che il picco di riscaldamento previsto – 1,8°C nello scenario più ottimistico, ma è opportuno sottolineare che il percorso attuale porta comunque verso i 2,7°C entro fine secolo – dipende dal cosiddetto carbon budget residuo, ovvero dalla quantità di gas climalteranti che potremo ancora immettere in atmosfera prima di sforare stabilmente la soglia. Un budget che si sta esaurendo rapidamente, anche perché non stiamo seguendo le politiche di mitigazione suggerite ormai da decenni dalla comunità scientifica internazionale.
Si parla sempre di più anche di rimozione dell’anidride carbonica dall’atmosfera, il cosiddetto CDR: riforestazione, ripristino di suoli e zone umide per lo stoccaggio di CO2, ma anche tecnologie di cattura diretta dall’aria. È bene però ricordare che si tratta oggi per lo più di progetti pilota o di ricerca, giusto portarli avanti, ma allo stato attuale non costituiscono la soluzione, semmai ne faranno parte in futuro.
Lo stesso report è esplicito su questo punto: i costi della mitigazione sono destinati ad aumentare significativamente proprio nella misura in cui si dovrà fare sempre più affidamento sulla rimozione della CO2 anziché sul semplice taglio delle emissioni. La capacità di sequestro naturale, secondo il report, dovrebbe triplicare se non quadruplicare entro il 2050 per essere efficace, mentre le capacità di governance e di implementazione della CDR restano oggi limitate – un limite non secondario, considerato che gli stessi pozzi di assorbimento naturale, come le foreste, sono esposti al rischio di incendi e siccità legati proprio al cambiamento climatico che dovrebbero contribuire a mitigare.
Nei key messages del report si chiarisce infatti un punto spesso frainteso: la CDR può funzionare solo se il riscaldamento resta ben sotto i 2°C e se, in parallelo, si azzerano le emissioni residue. Non è un’alternativa al taglio delle emissioni, ma il complemento necessario per riportare la temperatura sotto 1,5°C dopo il picco, in quello che gli scienziati chiamano un percorso di overshoot, peak and decline.

Key pathway concepts. Credit: Limiting Overshoot, UNEP
Le parole di Jacopo Bencini, Presidente di Italian Climate Network:
Il report UNEP ci mette davanti a una dura realtà: il previsto sforamento di uno dei due obiettivi-limite dell’Accordo di Parigi. Non si tratta di una notizia inattesa: i dati confermano una traiettoria ampiamente prevista, che dimostra la potenza distruttiva dell’inazione politica. A proiettarci verso un aumento delle temperature di almeno 1,8 °C sono le strategie insufficienti dei governi e la debolezza dei piani nazionali di riduzione delle emissioni (NDC), ancora oggi inadeguati e spesso privi delle necessarie coperture finanziarie.
Spetta ora alla società civile, alla comunità scientifica e alle forze politiche evitare che la lotta ai cambiamenti climatici venga considerata una partita persa in vista dei prossimi appuntamenti internazionali. È fondamentale invece cogliere il messaggio chiave del report: la possibilità tecnica di contenere i danni ed evitare gli scenari peggiori esiste ancora.
In questo contesto, la prossima COP31 dovrà impostare al meglio il percorso verso il secondo check-up climatico globale del 2028. In quell’appuntamento i governi saranno chiamati a blindare gli impegni di Parigi, affiancando ai negoziati ufficiali azioni concrete attraverso accordi plurilaterali e coalizioni d’intesa al di fuori delle sale negoziali.
Guardare oltre l’overshoot: l’impegno di Italian Climate Network
L’analisi dell’UNEP dimostra che la crisi climatica non concede più margini di rinvio: la scienza ci indica con precisione i limiti della fisica e della tecnologia, mentre la politica è chiamata a tradurre l’urgenza in azioni immediate e finanziate. Come Italian Climate Network continueremo a monitorare i negoziati internazionali verso la COP31 e a promuovere un’informazione scientifica rigorosa, affinché lo scenario di overshoot rimanga una parentesi temporanea e non la resa definitiva del pianeta.
Il report Limiting Overshoot, dell’UNEP, è disponibile a questo link.
Immagine di copertina: Limiting Overshoot, UNEP
