adattamento clima cop28
04
Dic

ADATTAMENTO: AL VIA LE PRIME CONSULTAZIONI A COP28

In questi primi giorni di COP28, una buona parte dell’attenzione è puntata sul tema dell’adattamento. Dopo gli incontri intermedi di Bonn, che avevano proposto delle bozze con molte parentesi ancora da concordare, sono iniziati gli incontri informali per cercare di ottenere una bozza definitiva.

Le discussioni sono state di tipo organizzativo, più che pratico. Ad uno ad uno gli Stati hanno espresso il loro parere sulla bozza scritta a giugno, e alla fine hanno tutti concordato su quanto sia importante ottenere più tempo per poter vagliare tutto il materiale e discuterne adeguatamente, punto per punto.

Questo ha portato sicuramente a un allungamento dei tempi e ha alimentato una sensazione di urgenza.
Urgenza però, che non è solo quella di ottenere una bozza che possa andare bene per tutti, ma anche quella di adottare il prima possibile le pratiche di adattamento ai cambiamenti climatici che stanno mettendo a dura prova intere nazioni e comunità. Sono solo circa 40  gli Stati che finora hanno consegnato un piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Di questi, 2 si trovano in Europa mentre gli altri appartengono al Global South, l’area più colpita dagli eventi estremi.

Durante la prima sessione del National Adaptation Plan (NAP), infatti, ci sono state molte proposte di modifica alla bozza di Bonn: questo ha praticamente raddoppiato i punti di discussione, che sono passati da 13 a 25. Uno dei punti chiave aggiunti è quello che chiede di tenere in considerazione la conoscenza locale e la scienza delle comunità indigene quando si è in procinto di formulare e implementare i NAPs. I popoli indigeni, infatti, sono tra i detentori di un grande sapere naturale e mantengono in salute circa l’80% della biodiversità. Affidarsi  a queste popolazioni per poter istituire in maniera adeguata i NAPs sembra quindi un approccio da tenere in considerazione e implementare sempre di più.

Un altro punto che è stato particolarmente discusso è quello di non formulare questi piani solo con l’aiuto dei fondi internazionali, ma di cercare un sostegno finanziario proveniente anche dal settore privato e dalle banche, per poter sopperire ai costi di gestione e di transizione a un livello più ambizioso. Secondo le stime, infatti, i finanziamenti per l’adattamento sembrano essere duplicati, soprattutto per i Paesi in via di sviluppo. Il fronte coeso del G77-Cina continua intanto a chiedere di aumentare i finanziamenti, al fine di migliorare e progredire con i loro piani nazionali.

I delegati presenti all’Adaptation Fund (AF) si sono espressi a favore del report iniziale concordato, ritenendo che sia davvero un buon prodotto dal quale partire, implementando ulteriormente gli obiettivi nel tempo. 

Il fondo per l’anno corrente è di circa 300 milioni di dollari, i quali verranno utilizzati per migliorare le attuali misure di adattamento e gli stessi negoziatori chiedono che si continui ad incoraggiare le Parti a mantenere il supporto al fondo stesso, soprattutto da finanze pubbliche provenienti dai Paesi sviluppati

Tutte le questioni emerse finora alla COP28, insieme a quelle già evidenziate durante i negoziati intermedi, verranno discusse nei prossimi giorni per trattare ogni singolo obiettivo in maniera completa, cercando di mettere d’accordo le varie Parti al tavolo. A questo punto ci troviamo davvero all’inizio di quelli che possiamo considerare i negoziati veri e propri.

Articolo a cura di Giorgia Ivan, volontaria di Italian Climate Network.

Immagine di copertina: UNFCCC

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