03
Apr

COP15, L’ACCORDO GLOBALE PER LA BIODIVERSITÀ NON È PRONTO: VERRÀ RIDISCUSSO A GIUGNO

I negoziati intermedi in vista della COP15 sulla Biodiversità, i primi in presenza dopo due anni e mezzo, si sono conclusi senza un accordo sul testo del quadro globale della biodiversità post-2020.

I negoziati intermedi in vista della COP15 sulla Biodiversità sono volti al termine. Dopo due anni e mezzo di discussioni virtuali, la Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) ha ripreso i negoziati in presenza, a Ginevra. Il compito dei delegati era significativo: preparare le basi per l’adozione del quadro globale della biodiversità post-2020 (GBF) durante la quindicesima riunione della Conferenza delle Parti (COP15), in programma a Kunming, in Cina, nella seconda metà dell’anno. 

Nonostante ci siano stati dei progressi sul testo del GBF e il lavoro sia avviato, le negoziazioni sono progredite troppo lentamente. I delegati hanno deciso di conseguenza di programmare un ulteriore sessione negoziale prima della COP15, sessione che si terrà a Nairobi dal 21 al 26 giugno 2022.

Negli ultimi giorni di negoziato a Ginevra, i delegati hanno deciso di dedicare il tempo e le energie rimaste al testo del GBF, quello che per molti potrebbe diventare l’Accordo di Parigi per la tutela della biodiversità. 

La scelta dei delegati  ha comportato la conseguenza di dedicare meno tempo agli altri punti in agenda, come per esempio la negoziazione sulla biodiversità marina e delle zone costiere, che è stata interrotta e dovrà essere conclusa alla COP15. Infatti, durante la negoziazione, la Svizzera ha esortato i delegati a chiudere la discussione sulla tutela della biodiversità marina e costiera e a concentrarsi sui temi prioritari direttamente collegati al GBF, appoggiata dalla Cina, che ha chiesto di focalizzarsi sul testo principale.

Diversi delegati hanno sottolineato che questa situazione non deve costituire un precedente. Il Marocco ha avvertito che l’agenda della COP15 sarà sovraccarica, pur tuttavia accettando la proposta data l’eccezionalità delle circostanze. In definitiva la proposta della Svizzera è stata accordata, creando una situazione insolita in cui i documenti non negoziati e la lista dei commenti delle Parti saranno inviati alla COP15. La ragione di questa scelta risiede nel fatto che la tutela della biodiversità marina e costiera non è direttamente trattata all’interno del GBF. Tuttavia, gli oceani ricoprono il 70% del nostro pianeta e ospitano tra 500.000 e 10 milioni di specie. Viene quindi spontaneo chiedersi perché l’argomento non sia direttamente trattato all’interno del testo del GBF. 

Riguardo al GBF, dopo che nella prima settimana le discussioni si sono perse nei dettagli, andando così in profondità per ogni goal e target da rendere difficile tenere traccia del quadro generale – come abbiamo raccontato qui -, il testo risulta con ancora moltissime  parti tra parentesi e numerose proposte alternative. 

Fonte: bozza di testo del Global Biodiversity Framework

Il Goal A è composto da tre elementi. 

  • Sull’integrità degli ecosistemi, rimangono divergenze sull’opportunità di considerare la “resilienza” degli ecosistemi, sulla percentuale di integrità da garantire entro il 2030 ed entro il 2050 e sulla gamma di ecosistemi considerati. 
  • Sull’estinzione, le divergenze riguardano se “fermare” o “minimizzare” i tassi di estinzione, e come considerare i progressi sull’aumento delle popolazioni di specie impoverite. 
  • Sulla diversità, le parentesi sono relative al “mantenere” o “salvaguardare” le specie, e se la protezione della diversità genetica debba avere un obiettivo numerico; le proposte nel  testo sono “di almeno il 90%”, “di almeno il 95%” o un’altra percentuale da definire. 

Per quanto riguarda il Goal B, vengono presentati due obiettivi alternativi: uno sulla valorizzazione, il miglioramento e il mantenimento dei contributi della natura per le persone attraverso la conservazione, il ripristino e l’uso sostenibile; l’altro sull’uso sostenibile e la gestione della biodiversità, il raggiungimento dello sviluppo sostenibile e il raggiungimento di una ridotta impronta ecologica. Entrambi includono un testo tra parentesi sul diritto ad un ambiente pulito, sano e sostenibile.

L’Unione Europea ha proposto di fissare un obiettivo di riduzione dell’impronta ecologica del 50% entro il 2030 e di mantenere l’impronta ecologica all’interno dei planetary boundaries entro il 2050.  

Uno dei temi più dibattuti è quello della finanza a tutela della biodiversità, contenuto all’interno del Goal D: restano grandi disaccordi su come allineare i flussi finanziari nazionali e internazionali pubblici e privati e non si è ancora trovato un accordo su quanti fondi vadano stanziati a tutela della biodiversità entro il 2030 e quanti entro il 2050 (nel testo non è stato inserito un target numerico). Non c’è nemmeno un accordo sul testo da utilizzare, dato che attualmente circolano quattro versioni diverse dell’articolo.

Anche sui 21 target le negoziazioni procedono, ma rimangono forti disaccordi sugli obiettivi relativi al recupero e alla conservazione delle specie, sulla garanzia che le aree siano sottoposte a una pianificazione spaziale integrata che tenga conto della biodiversità, sul ruolo delle imprese e delle istituzioni finanziarie, sui temi del consumo sostenibile, se monitorare gli impatti delle biotecnologie, e se eliminare gradualmente i sussidi dannosi per la biodiversità.

Delegati in una sessione negoziale a Ginevra; fonte: IISD

Un altro importante tema è quello del meccanismo di revisione e aggiornamento dei National Biodiversity Strategy & Action Plan (o NBSAPs). 

La Convenzione sulla Biodiversità (CBD) all’articolo 6(a) afferma che ogni Parte deve redigere una strategia nazionale per la biodiversità e un piano d’azione (NBSAP) o uno strumento equivalente. Ciò crea l’obbligo per le parti di effettuare una pianificazione nazionale della biodiversità, definendo una linea d’azione con obiettivi e piani specifici per realizzare gli obiettivi della Convenzione. 

In questo contesto, gli NBSAPs sono considerati uno dei più forti meccanismi di attuazione della Convenzione sulla Biodiversità; rappresentando uno strumento simile ai National Determined Contributions (o NDCs) per la convenzione ONU sul cambiamento climatico (United Nation Framework Convention for Climate Change). 

A Ginevra si è dibattuto su quando i nuovi NBSAPs vadano aggiornati alla luce del nuovo quadro globale per la biodiversità post 2020. Tuttavia non si è ancora trovato l’accordo se debbano essere aggiornati entro la COP16. Infine, per quanto riguarda la revisione dei progressi e delle ambizioni degli NBSAPs, si è dibattuto se richiedere una revisione nel 2025 e se rendere tale revisione obbligatoria o volontaria; questa seconda opzione è caldeggiata da UE e Cina. 

Come ha ricordato Elizabeth Mrema, Executive Secretary della Convenzione sulla Biodiversità, “il pianeta non accetterà niente di meno di un accordo chiaro, ambizioso e trasformativo sulla tutela della biodiversità“. Aspettiamo di vedere se a Nairobi si riuscirà a ridurre il numero di opzioni ancora sul tavolo e ad elaborare un testo condiviso, da far adottare nel corso della COP15, più tardi quest’anno. 

di Margherita Barbieri, volontaria di Italian Climate Network ai negoziati intermedi di COP15 Biodiversità

Foto di copertina: UN News

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