06
Nov

NEGOZIATO SULL’ ADATTAMENTO, TEMPO ESAURITO?

Con l’avvicinarsi del termine delle ore assegnate dalla Presidenza ai negoziati sull’adattamento, è giunto il momento di tirare le fila. Occorre stabilire ciò che i delegati, guidati dal facilitatore, invieranno alla Presidenza, la quale a sua volta presenterà gli esiti della prima settimana di negoziato in sessione plenaria. Concretamente, nelle ultime sessioni negoziali, si tratta di vedere se si è giunti ad un accordo e quindi, procedere con la presentazione di conclusioni finali, oppure, se, per mancanza di tempo, occorra presentare solamente le conclusioni procedurali che racchiudono i principali temi discussi e i commenti delle Parti. Sarà poi decisione della Presidenza informare i delegati sui prossimi passi.

Ma a quale tipo di conclusioni si è giunti ai negoziati sui temi relativi all’adattamento al cambiamento climatico nella prima settimana a Glasgow?

Sul Nairobi Work Programme, di cui vi avevamo parlato durante i negoziati intermedi a giugno 2021, grazie anche alla determinazione della facilitatrice nel concludere con successo il mandato, si è deciso di voler presentare un documento contenente le conclusioni finali di queste giornate. Tale documento racchiuderà le decisioni comuni delle Parti sulle modalità per la raccolta di informazioni relative al Nairobi Work Programme e sulla realizzazione di attività ricadenti sotto lo stesso, con il fine di ridurre il divario di conoscenze sul tema dell’adattamento tra i vari Paesi.

Nelle sale negoziali, durante la quarta e ultima sessione di venerdì 5 novembre 2021, le Parti si scambiano gli ultimi commenti sul testo del documento da presentare. Tra gli interventi, c’è quello sulla sostituzione del termine “equità intergenerazionale” con “generazioni presenti e future” (stralcio del testo sotto), proposta dagli Stati Uniti, sostenuti dall’Australia, che probabilmente non verrà accolto. Il Messico, infatti, resta poco flessibile al riguardo e vuole mantenere il termine attuale, che oltretutto è già presente nel testo dell’Accordo di Parigi, più adeguato e inclusivo.

(un estratto dal testo negoziale)

Sui Piani di Adattamento Nazionale, tema decisamente importante per i Paesi africani, ma non solo, non tira la stessa aria. Dopo una sessione rinviata per insufficiente coordinamento dei Gruppi negoziali (in particolare del G77+Cina) e una sessione inaccessibile agli osservatori per i posti a sedere insufficienti nella stanza, le Parti dovranno procedere con una conclusione finale e una conclusione procedurale sui due rispettivi elementi del mandato. Il primo elemento riguarda la revisione delle modalità per formulare e implementare i Piani di Adattamento Nazionali, il secondo, il divario e le necessità nella formulazione e implementazione dei Piani stessi.

Per la conclusione finale sulle modalità, anche in questo caso, negli ultimi minuti del negoziato, si discute sull’aggiunta o meno di alcuni termini all’interno del testo. In particolare, ci sono diversi interventi sull’eliminazione di un paragrafo ridondante, il paragrafo 19 nella bozza preparata dal co-facilitatore, inizialmente supportata da Canada, AOSIS, Europa, Stati Uniti, AILAC, e Zambia, successivamente accolta anche dai più dubbiosi, come Kuwait e Arabia Saudita.

Da sottolineare come, durante la settimana, in più occasioni, alcuni stati come Arabia Saudita e Kuwait abbiano sollevato problemi legati alle questioni logistiche e organizzative, in particolare per la presenza di paesi con delegati che seguono diversi gruppi di lavoro sull’adattamento contemporaneamente e sessioni spesso troppo ravvicinate per potersi coordinare in anticipo e poi raggiungere la sessione in orario.

 La logistica, la capacità ridotta nelle aule, i tempi limitati, l’orario delle sessioni e la presenza di delegati coinvolti su diversi negoziati nello stesso tempo hanno sicuramente influito sull’efficacia dei negoziati sui temi dell’adattamento della prima settimana alla COP26 a Glasgow. Mentre i documenti sul Nairobi Work Programme e i Piani di Adattamento Nazionale vengono ultimati, ci chiediamo se i negoziati sull’adattamento continueranno o meno anche durante la prossima settimana, per chiudere in extremis tutte le questioni rimaste aperte.

di Aurora Audino, Volontaria Italian Climate Network a COP26

Questo articolo del Bollettino COP di ICN fa parte del progetto EC DEAR SPARK. ICN monitora i negoziati e riporta quanto accade in italiano e in inglese, sul nostro sito e sui canali social, come parte di un consorzio paneuropeo di oltre 20 organizzazioni no-profit impegnate nel promuovere la coscienza climatica con particolare attenzione al ruolo dei giovani e ai temi della cooperazione internazionale e delle politiche di genere.

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