COP30, LEADER MONDIALI A BELÉM: PIÙ FINANZA, FORESTE E BIOCOMBUSTIBILI
- Capi di Stato e di governo si sono riuniti per il Leaders Summit che ha anticipato la COP30.
- Lula ha chiesto un piano per superare i combustibili fossili e finanziare la transizione.
- Nasce la Tropical Forests Forever Facility per la finanza climatica.
Il 6 e 7 Novembre si è svolto il Leaders Summit, l’incontro dei Capi di Stato e di governo che quest’anno è stato eccezionalmente convocato in anticipo, per far fronte alle difficoltà logistiche legate all’organizzazione della COP30 a Belém e per facilitare riflessioni politiche e accordi preliminari.
Il Presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva ha aperto il vertice chiedendo una “tabella di marcia per invertire in modo equo e strategico la deforestazione, superare la dipendenza dai combustibili fossili e mobilitare le risorse necessarie per raggiungere questi obiettivi”.
Nel suo discorso, Lula ha sottolineato inoltre due “discrepanze” che oggi frenano l’azione climatica: quella tra la diplomazia e la vita reale delle persone – che percepiscono la crisi climatica attraverso l’impatto diretto di siccità, alluvioni e inquinamento più che con dati tecnici -, e quella tra l’urgenza climatica e il contesto geopolitico, dove conflitti e rivalità distolgono risorse e attenzione dal clima. “Non sarà possibile contenere il riscaldamento globale senza ridurre le disuguaglianze tra e dentro i Paesi”, ha dichiarato Lula, rilanciando la giustizia climatica e la cooperazione multilaterale come chiavi per superare la sfiducia e la logica a somma zero, in cui la vittoria di uno corrisponde alla perdita di un altro.
Il Belem 4X Pledge: più biocombustibili, ma non meno fossili
Il Brasile ha lanciato il Belém 4X Pledge, un impegno per quadruplicare entro il 2035, rispetto al 2024, la produzione e l’uso globale di combustibili cosiddetti sostenibili. L’Italia è tra i primi Paesi che hanno aderito all’iniziativa, insieme a India e Giappone. Il piano prevede politiche nazionali più ambiziose, nuovi incentivi agli investimenti, infrastrutture dedicate e standard armonizzati per favorire commercio e diffusione dei nuovi combustibili, tra cui biocarburanti, biogas e idrogeno a basse emissioni.
La misura solleva diverse criticità. Un’espansione massiccia dei biocombustibili, se non opportunamente regolata, rischia di generare impatti negativi su biodiversità, diritti umani, uso del suolo e sicurezza alimentare, soprattutto nei Paesi del Sud globale. Inoltre, pur dichiarando obiettivi di decarbonizzazione, il Pledge si concentra sull’aumento della produzione energetica senza affrontare la trasformazione strutturale dei settori industriali ancora fortemente dipendenti dal fossile. In questo senso, rappresenta più un piano di espansione dell’offerta che una strategia di riduzione delle emissioni.
La Baku-to-Belém Roadmap: un piano per la finanza climatica
Durante il vertice il Brasile e l’Azerbaigian, presidenze rispettivamente di COP30 e COP29, hanno presentato la Baku-to-Belém Roadmap, un piano congiunto per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035 a favore dell’azione climatica globale.
La Roadmap propone strumenti concreti di equità e trasparenza, chiedendo ai Paesi sviluppati di comunicare i propri contributi e percorsi di investimento.
Si basa su 5 fronti d’azione, le cosiddette 5R:
- Replenish: rifinanziare sovvenzioni e capitale a basso costo;
- Rebalance: riequilibrare il debito e lo spazio fiscale nei Paesi vulnerabili;
- Re–channel: ridurre il costo del capitale e attrarre finanza privata;
- Revamp: rafforzare capacità nazionali per portafogli climatici su larga scala;
- Reshape: riformare regole e sistemi finanziari per un accesso più equo alle risorse.
Il percorso prevede azioni immediate tra il 2026 e il 2028, compreso il lancio di strumenti innovativi come la conversione del debito in investimenti climatici (debt-for-climate swaps). Tuttavia, molti Osservatori temono che la Roadmap resti priva di obblighi vincolanti, lasciando alla volontà politica dei Paesi la sua attuazione.

Foto: Rafa Neddermeyer/COP30 Brasil Amazônia/PR
Il nuovo fondo globale per le foreste tropicali
La Presidenza brasiliana ha anche lanciato il Tropical Forests Forever Facility (TFFF), un nuovo meccanismo di finanza climatica che punta a premiare economicamente i Paesi che proteggono le loro foreste. Il fondo ha già raccolto disponibilità per 5,5 miliardi di dollari iniziali, e prevede investimenti pubblici e privati provenienti da Norvegia (3 miliardi in dieci anni), Francia (500 milioni), Brasile e Indonesia (1 miliardo ciascuno), oltre a contributi filantropici. 34 dei 53 Paesi che hanno già aderito all’iniziativa sono responsabili del 90% delle foreste tropicali nei Paesi sviluppati.
Il TFFF è un modello di finanza mista, che unisce fondi pubblici e privati, offrendo un ritorno economico agli investitori e pagamenti basati sulle performance ambientali ai Paesi beneficiari. È inoltre budget-neutral, poiché si autofinanzia con i rendimenti generati dal capitale iniziale.
Le foreste tropicali, che secondo le stime evitano oltre 1°C di riscaldamento globale grazie alla loro capacità di regolare il clima e di assorbire carbonio, sono oggi sempre più minacciate: la deforestazione è oltre il 60% più alta rispetto ai livelli compatibili con l’obiettivo di arrestarla entro il 2030. Il nuovo fondo vuole invertire questa tendenza, ma restano aperte sfide cruciali di governance (il meccanismo è volontario e molti Paesi sostenitori non hanno ancora annunciato contributi), di trasparenza (servono criteri rigorosi per il monitoraggio e accesso diretto delle comunità locali) e di coordinamento con i meccanismi dell’UNFCCC e altri strumenti.
Verso la COP “della verità”
Con la conclusione del Leaders Summit, il Brasile invita la comunità internazionale a tradurre la cooperazione e la fiducia, alla base del mutirão, in un nuovo patto di corresponsabilità globale. Come ha dichiarato Lula, “la COP30 deve essere la COP della verità”, il momento di trasformare gli avvertimenti della scienza in azione concreta.
Articolo a cura di Caterina Vetrugno, volontaria di Italian Climate Network.
Immagine di copertina: foto di Hermes Caruzo/COP30
