GLOBAL STOCKTAKE, ANCORA IN STALLO IL DIALOGO UAE
- Persiste una divisione: Durante la prima settimana di COP30, i negoziati sul Dialogo degli Emirati Arabi Uniti sono ripartiti senza progressi rispetto a Bonn, con divergenze su scopo del dialogo e natura dei risultati attesi.
- Le due visioni contrapposte: UE, AOSIS, EIG e AILAC chiedono un dialogo ampio che produca almeno un output sintetico utile alle politiche future; LMDC, India, Cina e parte dell’Arab Group vogliono invece un mandato ristretto, limitato ai mezzi di attuazione e quindi senza risultati sostanziali.
- Nessun avanzamento concreto: La prima settimana si conclude senza testo condiviso e con il rischio di un rinvio se le posizioni non convergeranno nella seconda settimana.
Durante la prima settimana di COP30 a Belém, i negoziati sul Dialogo degli Emirati Arabi Uniti (UAE Dialogue) – il meccanismo incaricato di seguire gli esiti del primo Global Stocktake 2023 soprattutto sul fronte finanziario -, sono ripartiti esattamente dal punto in cui si erano fermati a Bonn, a giugno.
Al centro del confronto ci sono due nodi chiave: lo scopo del dialogo e la natura dei risultati attesi. La prima settimana di COP30 si è chiusa con la presentazione di una nota informale più snella da parte della Presidenza e dei co-facilitatori, ma, nonostante i tentativi di facilitare il dibattito, le delegazioni sono rimaste profondamente divise.
Da un lato, gruppi come AOSIS (Alliance of Small Island States), Unione Europea, EIG (Environmental Integrity Group) e AILAC (Independent Alliance of Latin America and the Caribbean) chiedono che il Dialogo copra tutti gli esiti del Global Stocktake e produca almeno un risultato sintetico in grado di orientare le politiche e l’attuazione nei prossimi anni. Dall’altro, LMDC (Like-Minded Group of Developing Countries), India, Cina e parte dell’Arab Group rifiutano qualsiasi riferimento a un “mini-stocktake” e puntano a un mandato molto ristretto, limitato ai mezzi di attuazione, con un dialogo senza output sostanziali.
Anche la proposta di compromesso avanzata da AILAC, volta a bilanciare ampiezza dello scopo e attenzione alle barriere finanziarie, ha ricevuto un sostegno limitato e non ha scalfito le linee rosse delle Parti più caute. In sala, il clima è stato spesso teso: alcune delegazioni hanno ricordato che lo stesso scontro era già esploso durante i negoziati intermedi di Bonn, mentre altre hanno accusato la nota informale di “diluire il mandato” o, al contrario, di duplicare il Global Stocktake.
Al termine della prima settimana non è emersa insomma alcuna convergenza significativa: si è riusciti solo a chiarire e ordinare le divergenze, che restano profonde. Il dossier entra nella seconda settimana senza un testo condiviso, aumentando il rischio di rinvio se le posizioni non inizieranno ad avvicinarsi.
Articolo a cura di Anna Pelicci, capa delegazione di Italian Climate Network alla COP30 di Belém.
Immagine di copertina: UN Climate Change – Kiara Worth
