IL MOMENTUM PER I PIANI NAZIONALI DI ADATTAMENTO
- I lavori sulla bozza di testo dei Piani Nazionali di Adattamento (NAPs) sono finalmente entrati nell’operatività a COP30.
- Il tema della finanza è stato quello più discusso, anche se non completato.
- Alla seconda settimana si porta una bozza di decisione per la COP, che include anche specifici riferimenti ai diritti umani, ma ancora molte parentesi.
L’adattamento è tra i temi più rilevanti della COP30, anche se gli aggiornamenti pervenuti nella giornata di sabato sui possibili intenti dell’Etiopia verso la COP32 fanno ora vacillare questa certezza.
Sul tema si sta discutendo in due diversi filoni negoziali: il Global Goal on Adaptation, di cui parliamo qui, e l’accordo sulla valutazione collettiva dei Piani Nazionali di Adattamento (NAP), riconosciuti da tutte le Parti come strumenti urgenti e fondamentali per la resilienza climatica.
In questo filone, dopo le evidenti difficoltà emerse sia a COP29 sia ai negoziati intermedi di Bonn, alla COP30 si è finalmente trovata la spinta per procedere in modo concreto sull’informal note.
Sotto l’agenda degli SBI63, nella prima settimana di negoziati, i co-facilitatori hanno chiesto alle Parti di focalizzarsi sulle modalità di revisione della bozza di testo e, grazie anche all’uso estemporaneo di informal-informal improvvisati negli angoli delle sale, è stato possibile concordare di procedere con una revisione progressiva della bozza lavorando sezione per sezione.
Il dialogo si è quindi avviato direttamente sul testo, in un’atmosfera collaborativa e propensa al compromesso, che già nel primo giorno di lavori ha consentito il consolidamento di diversi paragrafi, l’eliminazione di parti ridondanti e la sintesi di altre complementari, con la chiara volontà di convergere sui paragrafi in sospeso, grazie a diverse proposte ponte (bridging proposals), avanzate da diversi soggetti.
L’approccio vincente è stato quello di non soffermarsi sulle sezioni che non trovavano consenso, per lasciarle discutere nel contesto dei confronti inf-inf, così da poter procedere più speditamente sul documento e puntare a raggiungerne la chiusura in questa COP.
La presenza di molti riferimenti all’ambito finanziario ha richiesto alle delegazioni diverse consultazioni a latere, con i propri esperti sul tema che spesso non erano presenti in sala. D’altronde il riferimento all’aspetto economico sull’adattamento è risultato cruciale fin dalle prime dichiarazioni, espresse in particolare dai Paesi considerati in via di sviluppo, per cui era prevedibile che il tema avrebbe preso la scena dei vari tavoli negoziali di questo filone, compreso quello dei Piani Nazionali di Adattamento.
Per il Gruppo Arabo i riferimenti ai mezzi di attuazione (Means of Implementation -MOI) non dovrebbero includere “tutte le fonti di finanziamento” e il “finanziamento del settore privato”, elementi attualmente inclusi solo tra parentesi nel testo. Analoga la posizione dell’Egitto, che ha sottolineato che il flusso di finanziamenti privati non è regolato dall’architettura di responsabilità dell’UNFCCC.
L’Europa, con l’appoggio dell’Australia, nella prima seduta ha sottolineato la necessità di lavorare innanzitutto sul testo esistente, evitando di aggiungere nuovi elementi.
Entrando più nel dettaglio delle discussioni sulla bozza, mercoledì il punto di partenza è stato proprio la sezione relativa alla finanza e al supporto tecnico – (5) Financial and Technical Support – focalizzata in particolare sui mezzi di attuazione dei NAP, ritenuti fondamentali dai Paesi meno sviluppati.
Al paragrafo 16 della bozza, riguardante i finanziamenti forniti ai Paesi in via di sviluppo per formulare e attuare i Piani Nazionali di Adattamento attraverso i vari strumenti previsti, sono attualmente presenti tre versioni sul testo, compresa una “versione ponte” proposta dal Canada per mediare tra le versioni di Unione Europea e G77+Cina, proposta dal Canada. Il paragrafo sottolinea la necessità di incrementare ulteriormente i fondi e segnala le preoccupazioni relative al divario tra i flussi di finanza per il clima e le effettive esigenze di pianificazione e attuazione degli interventi dei NAP. Attualmente il paragrafo è in stallo, in attesa di essere discusso durante la seconda settimana di COP30.
Proseguendo, sono stati aggiornati i dati relativi all’attività del Green Climate Fund, che a ottobre 2025 ha approvato 144 Piani Nazionali di Adattamento e altre sovvenzioni per la pianificazione dell’adattamento a 121 Paesi, per 320 milioni di dollari.
I Paesi meno sviluppati (LDC), hanno avanzato una proposta di paragrafo ponte sul paragrafo 21 della bozza, menzionando gli obblighi dei Paesi sviluppati sotto la Convenzione e l’Accordo di Parigi, per cui gli stessi devono fornire e incrementare i finanziamenti, il trasferimento tecnologico e la capacity building per la formulazione e l’attuazione dei NAP in tutti i Paesi in via di sviluppo, trovando supporto da diversi altri gruppi (tra cui AOSIS, Gruppo SUR, AILAC e LMDC). La delegazione australiana ha affermato che questa formulazione determinerebbe un’eccessiva dipendenza dell’attuazione dei NAP dal supporto internazionale e ha quindi promosso la versione “più morbida” avanzata dall’Unione Europea che prevede di menzionare il supporto dei Paesi sviluppati come uno tra gli altri strumenti previsti.
Anche i Paesi in via di sviluppo (LMDC) hann
o rimarcato l’utilità di ribadire gli obblighi e le responsabilità previsti dall’Accordo di Parigi e dalla stessa Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, sottoscritta da tutti i Paesi. Il paragrafo è comunque stato lasciato in sospeso.
La consultazione è poi passata alla sezione successiva, relativa alle esigenze di supporto – (6) Support needs – in cui è citato anche il sistema MEL (Monitoring, Evaluation, and Learning). I Paesi in via di sviluppo (LMDC) hanno sostenuto che ci siano dei paragrafi con concetti confusionari e hanno proposto di snellire questa parte con dei tagli. Con il Gruppo Africano hanno suggerito in particolare di eliminare il riferimento alle condizioni abilitanti. È intervenuta quindi l’Australia a chiarire che tra i concetti espressi c’è quello che cerca di dimostrare che l’azione dei NAP non riguarda solamente i finanziamenti o i mezzi di attuazione, ma che richiede un insieme più ampio di fattori che guardino all’intero processo, affinché gli strumenti politici siano efficaci. E ha sottolineato che si parla di condizioni abilitanti, poiché l’elaborazione di politiche specifiche è una parte importante degli impegni sull’adattamento, ed è rilevante inserirla perché mostra ciò che i mezzi di attuazione dovrebbero fare. L’intervento australiano è stato supportato anche dal Canada e dall’Unione Europea, pur riconoscendo che il paragrafo potrebbe essere semplificato. Anche questa sezione rimane in sospeso, con paragrafi sostanzialmente messi in parentesi. Le Parti hanno poi riformulato e rimosso alcuni elementi di un paragrafo riguardante le piattaforme per la condivisione delle informazioni e sull’integrazione dell’adattamento.
Arrivati a questo punto, nel pomeriggio di venerdì si è visto un clima più affaticato rispetto all’entusiasmo delle sessioni precedenti, e questo aspetto è stato fatto notare dalla stessa delegazione europea che ha sollecitato a non perdere troppo tempo sui titoli e procedere più speditamente sul reso del documento.
È infine stata aggiunta nella stessa serata un’ulteriore sessione di lavori lampo, dove i co-facilitatori hanno sostanzialmente chiesto alle Parti se ritenessero di poter presentare alla seconda settimana di COP30 il testo discusso come una bozza di decisione e non come una nota informale, per procedere con i lavori sotto il cappello della COP. Dopo uno scambio di vedute la sala ha approvato il testo come bozza di decisione, dimostrando la volontà di procedere in modo concreto per raggiungere una conclusione a Belém. Il documento pubblicato prevede comunque una nota iniziale che sottolinea quanto lo stesso non intenda pregiudicare ulteriori lavori futuri delle Parti, né impedisca alle stesse di esprimere altre opinioni in futuro.
Nonostante la spinta propulsiva, la discussione si è incentrata sostanzialmente su due delle 8 sezioni in cui si articola il testo, anche se una di queste riguarda il tema cruciale della finanza e dei mezzi di attuazione.
Infine, seppur non specificatamente discussa, si segnala la presenza nel testo della sezione dedicata agli approcci inclusivi – (4) Inclusive Approaches – in cui, attualmente tra parentesi, si rileva l’importanza di adottare un approccio di genere, adatto al rispetto dei diritti umani, nonché l’equità intergenerazionale e il coinvolgimento dei popoli indigeni, delle comunità locali e di una più ampia gamma di portatori di interesse, fra cui gruppi vulnerabili, persone con disabilità e persone che affrontano la mobilità umana legata agli impatti negativi dei cambiamenti climatici.
Non sappiamo ancora come gli aggiornamenti del fine settimana sul tema dell’adattamento potranno incidere sugli sviluppi di questo filone ma, insomma, i giochi sembrano ancora aperti e i NAP hanno sicuramente avuto un avvio accelerato. Fiduciosi in questa attitudine collaborativa seguiremo gli sviluppi di questo tavolo negoziale che in ogni caso, finalmente, è riuscito a sbloccarsi.
Articolo a cura di Giada Fenocchio, delegata di Italian Climate Network.
Immagine di copertina: foto di UN Climate Change – Kiara Worth
