30
Ott

COP26 ai.. “blocchi” di partenza

Domani, a 688 giorni dalla chiusura amara di COP25 a Madrid, apre la COP26 sul clima. Delegati da quasi tutto il mondo si incontreranno domani a Glasgow, in Scozia, per l’apertura dei lavori. Un evento altamente simbolico e non solo dal punto di vista del cerimoniale: si torna a negoziare in presenza, con tutti i necessari riti informali tipici del negoziato internazionale – abbiamo visto quanto la presenza in persona delle varie delegazioni sia cruciale proprio nel 2021, con i poco entusiasmanti negoziati intermedi on-line, dei quali abbiamo lungamente parlato sul nostro sito.

Il 2020 era l’anno nel quale il Rulebook (libro delle regole) dell’Accordo di Parigi avrebbe dovuto entrare in funzione e con esso tutti i meccanismi innovativi previsti dall’Accordo stesso per avviare operativamente quel nuovo regime internazionale progettato negli anni e benedetto a Parigi nel 2015 dalla comunità globale.

Purtroppo, nonostante l’adozione del Rulebook nel 2018 a Katowice in occasione di COP24, rimangono aperte discussioni su come implementare nella pratica alcuni dei suoi punti più ostici dal punto di vista politico ed economico. I delegati presenti a COP26 dovranno impegnarsi nel trovare accordi di compromesso su trasparenza e reportistica, mercati del carbonio e scambio di crediti emissivi, durata degli impegni nazionali (NDCs) sotto l’Accordo di Parigi. Senza chiarezza e regole certe per tutti su come riportare i propri progressi davanti alla comunità internazionale sarà difficile stabilire se un Paese sia o meno in linea con i propri impegni; senza una durata prestabilita per gli impegni nazionali in termini di anno di riferimento (iniziale e finale, progressivo) sarà impossibile allineare le politiche climatiche globali secondo percorsi più o meno dettagliati di decarbonizzazione; senza modalità chiare e univoche per cominciare a scambiare crediti per le emissioni, inclusi quelli rimasti in sospeso dal Protocollo di Kyoto, sarà difficile dare il via al cosiddetto “carbon market” globale. Tutte questioni all’apparenza molto tecniche, ma profondamente politiche, in una prospettiva multilaterale di condivisione del problema e controllo dei progressi che poco piace ai Paesi più gelosi delle proprie politiche nazionali rispetto al tema globale.

Rubando un termine all’atletica potremmo dire che la diplomazia del clima torna oggi ai blocchi di partenza, intendendo in questo senso anche un ritorno alle questioni effettivamente in stallo da due anni e che, se non risolte tramite un restringimento politico delle opzioni negoziali sul tavolo ed un successivo compromesso, potrebbero minare questo inizio del primo decennio di applicazione dell’Accordo – che coincide anche con l’ultimo decennio utile per realizzare, pandemia permettendo, gli obiettivi dell’Agenda2030 delle Nazioni Unite.

Sarà una COP difficile a partire dalla logistica e caratterizzata da assenze politiche importanti. Varie fonti riportano come delegazioni di paesi piccoli e con scarsa capacità finanziaria abbiano avuto difficoltà a prenotare un volo per la Scozia, per non parlare degli alloggi nella zona tra Glasgow ed Edimburgo, con prezzi oltre ogni lecita curvatura di mercato. L’assenza, per la prima volta in maniera così importante, di delegati dei Paesi del Sud del mondo potrebbe rendere questa COP più che mai occidente-centrica. Inoltre, pesano le grandi assenze di Paesi determinanti. Hanno già annunciato che non si presenterà, neanche nella seconda settimana, il Presidente russo Vladimir Putin, il Presidente del Brasile Jair Bolsonaro e molto probabilmente mancherà anche il Presidente cinese Xi Jinping. Non ultimo, per una serie di circostanze COP26 sarà la quarta consecutiva in Europa, complici l’elezione di Jair Bolsonaro a Presidente del Brasile ed i moti civici in Cile nel 2019. Un euro-centrismo del dibattito climatico che si ripercuote, prosaicamente, sulla difficoltà di chi proviene da altre aree del mondo a partecipare ai negoziati in un altro continente, costoso e lontano, per il quarto anno consecutivo. Lo stesso vale per la società civile.

Italian Climate Network quest’anno è presente alla COP di Glasgow con una delegazione in presenza su entrambe le settimane di lavori. La nostra Giulia Persico, voce dei giovani per Youngo durante la preCOP di Milano qualche settimana fa, si trova già a Glasgow da due giorni per seguire il processo COY, l’annuale conferenza giovanile auto-organizzata sul clima sotto l’egida delle Nazioni Unite, che terminerà proprio domani. Con il prossimo numero del Bollettino vi daremo una restituzione di questo importante evento preparatorio dei giovani.

Da qui fino al termine dei negoziati, tramite il “Bollettino COP” potrete leggere quasi ogni giorno aggiornamenti in diretta da dentro COP26 grazie alle nostre volontarie e volontari ed ai nostri esperti.

Vi racconteremo e spiegheremo i momenti più salienti e gli incontri più decisivi, quindi se vi piace il nostro Bollettino diffondetelo e condividetelo con gli amici via email e social invitandoli a iscriversi schiacciando il tasto qui sotto.

Questo articolo del Bollettino COP di ICN fa parte del progetto EC DEAR SPARK. ICN monitora i negoziati e riporta quanto accade in italiano e in inglese, sul nostro sito e sui canali social, come parte di un consorzio paneuropeo di oltre 20 organizzazioni no-profit impegnate nel promuovere la coscienza climatica con particolare attenzione al ruolo dei giovani e ai temi della cooperazione internazionale e delle politiche di genere.

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