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Apr

L’UE RILANCIA SULLA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE. ENTRO IL 2030, IL 42,5% DELL’ENERGIA ELETTRICA DOVRÀ ESSERE PRODOTTA DA FONTI RINNOVABILI.

Lo scorso 30 marzo l’UE ha raggiunto l’accordo sulla nuova direttiva per promuovere e regolamentare le energie da fonte rinnovabile. Lo annuncia con un tweet la Presidente dell’UE Ursula von der Leyen

L’accordo politico raggiunto dal Parlamento europeo, dalla Commissione e dagli Stati membri dell’UE include un obiettivo giuridicamente vincolante per aumentare la quota di energia rinnovabile nel consumo energetico complessivo dell’Unione al 42,5% entro il 2030 (Con il RePower EU l’esecutivo UE aveva proposto il 45%).

Ciò significa, in termini pratici, raddoppiare la quota pulita nel mix energetico dell’UE, che attualmente è pari al 22,1%, secondo le statistiche interne. L’accordo chiude i negoziati sui principali elementi del pacchetto clima dell’UE “Fit for 55”, presentato nel luglio 2021, che mira a raggiungere una riduzione netta del 55% delle emissioni di gas serra entro il 2030.

L’accordo prevede, quindi, l’aumento della quota di energia ottenuta da fonti rinnovabili nei settori come trasporti, riscaldamento domestico e industria.Per realizzare tutto ciò, la direttiva cercherà di velocizzare i processi di autorizzazione per i progetti eolici e solari con l’introduzione di “aree di accelerazione” dedicate alle rinnovabili  ed evitare intoppi e ostacoli burocratici, come spiega il relatore del testo per il Parlamento, il deputato del Partito popolare europeo Markus Pieper.

Per quanto riguarda il settore dei trasporti, gli Stati membri potranno scegliere tra un obiettivo di almeno il 29% di quota di rinnovabili nel consumo finale di energia entro il 2030, oppure di riduzione del 14,5% dell’intensità di gas a effetto serra grazie all’uso di fonti rinnovabili che dovranno inoltre contribuire ai consumi del settore con almeno il 5,5% di biocarburanti avanzati (cioè da materie prime non alimentari) e carburanti rinnovabili di origine non biologica (idrogeno rinnovabile e carburanti sintetici a base di idrogeno). A questo proposito il contributo dell’idrogeno a basse emissioni (di origine nucleare) sarà conteggiato come rinnovabile.

L’industria, invece, è chiamata a incrementare l’impiego di fonti rinnovabili dell’1,6% ogni anno e il suo consumo di idrogeno deve provenire al 42% da combustibili sintetici rinnovabili. In questo caso, però, si tratta di un obiettivo “indicativo”, il che significa che non è un obbligo giuridicamente vincolante.

Per il riscaldamento e raffrescamento degli edifici, si richiede di raggiungere una quota di energia derivante da fonti rinnovabili pari al 49% del totale entro il 2030, con aumenti a livello nazionale dello 0,8% all’anno fino al 2026 e dell’1,1% nei quattro anni successivi.

Sul fronte delle materie prime per sviluppo di energia rinnovabile,  la produzione di energia da biomasse (RED) rimane conteggiata come 100% rinnovabile. Le organizzazioni ambientaliste su questo protestano, perché utilizzare ad esempio il legno per produrre energia potrebbe avere un impatto negativo sulle foreste, che catturano anidride carbonica e contribuiscono a preservare la biodiversità del pianeta. Il Parlamento europeo aveva inizialmente cercato di porre fine ai sussidi per la biomassa e di escludere la combustione primaria del legno dagli obiettivi dell’UE, ma la mossa è stata contrastata da Paesi come la Finlandia e la Svezia, che fanno affidamento su questo tipo di risorsa per una quota significativa della loro energia.

Anche l’idrogeno prodotto da energia nucleare continua a far parte dell’accordo UE sulle rinnovabili.. Parigi ha ottenuto che l’energia atomica sia conteggiata per la decarbonizzazione dell’industria seppure con un compromesso che prevede che il 42% dell’idrogeno prodotto provenga da combustibili rinnovabili di origine non biologica entro il 2030 e il 60% entro il 2035.

Prima di diventare legge, l’accordo politico deve ancora essere formalmente ratificato dai due legislatori dell’UE: il Parlamento europeo e il Consiglio dell’UE, che rappresentano i 27 Stati membri del blocco. Solitamente si tratta di una formalità. 

L’accordo, quindi, così come presentato il 30 marzo, si propone come una spinta propulsiva non indifferente verso un futuro europeo più green e regolamentato, ma non c’è dubbio che possa essere considerato solo un primo passo verso la totale decarbonizzazione del vecchio continente che dovrà avvenire non oltre il 2050, come sancito sia nell’accordo di Parigi, sia nel Green Deal

Rimane da vedere concretamente in quale percentuale gli Stati membri riusciranno a raggiungere gli obiettivi posti al 2030. Ci auguriamo che l’accordo venga rispettato al 100% del suo potenziale. Non c’è più tempo per tergiversare, la crisi climatica non attende.

Articolo a cura di Samuele Giovanardi Fiorucci, volontario Italian Climate Network

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