TRE TAVOLI, UN’UNICA BOZZA: BELÉM CAMBIA LA POLITICA DEL GLOBAL STOCKTAKE
- A Belém circola una bozza unica e inedita che accorpa UAE Dialogue, dialogo annuale sul GST e modalità del prossimo Global Stocktake: segnale di una nuova dinamica negoziale in cui le concessioni si spostano tra tavoli diversi.
- Nodi politici ancora irrisolti: ruolo dell’IPCC, durata dei processi, destino dei summary report annuali e incertezze sulla funzione del GST1 come ponte verso il GST2.
- Il GST2 è a un bivio: migliorare il processo incorporando le lezioni del primo ciclo oppure lasciare tutto com’è, con il rischio di un secondo Global Stocktake privo di correzioni sostanziali.
In via del tutto eccezionale, a COP30 è appena circolata una bozza unica che accorpa i tre tavoli negoziali su UAE Dialogue, dialogo annuale sul GST e modalità del prossimo Global Stocktake. Un’uscita inedita: normalmente le Parti lavorano su tre testi distinti, ma l’accorpamento riflette una dinamica politica nuova e non priva di implicazioni. Sempre più spesso, infatti, le delegazioni non cercano più concessioni all’interno di un singolo item, ma le spostano da un tavolo all’altro, intrecciando le questioni in un’unica partita negoziale. Il risultato è una bozza densa, dove le linee di frattura – ruolo della scienza, durata dei processi, funzione politica del GST1 e del GST2 – emergono in modo ancora più evidente proprio perché messe nero su bianco nello stesso documento.
Cosa fare dei risultati del primo Global Stocktake?
La nuova bozza sulle Modalities of the United Arab Emirates Dialogue on implementing the GST outcomes conferma che il negoziato resta incagliato nei nodi politici irrisolti sin da Baku. Incardinato sotto l’agenda finanza, il dialogo non ha ancora uno scopo condiviso: le tre opzioni in campo vanno da un semplice “considerare” al “facilitare”, fino a un più ambizioso ma contestato “identificare e aiutare nell’accelerazione” dell’implementazione dei risultati del Global Stocktake 1. Tutte le formule riconoscono formalmente la necessità di tradurre in azione gli esiti del GST, ma la scelta dei verbi riflette il conflitto sul ruolo politico del processo, tra chi vuole farne un momento di monitoraggio operativo e chi punta a svuotarlo di sostanza.
All’articolo 5, il punto resta la durata del dialogo: tre opzioni spaziano da un ciclo triennale (2026–2028) a due sessioni nel solo 2026 (giugno e novembre), fino a una sola edizione conclusiva a COP31. Alcune Parti, chiaramente, non intendono riaprire un confronto annuale su un GST1 considerato per loro “scomodo”.
L’articolo 7 introduce una formula diplomatica per gli input del dialogo: invece di citare esplicitamente l’IPCC, la bozza lo ingloba tra “relevant reports from international organizations”, un modo creativo per diluirne l’autorevolezza scientifica in un insieme più vago di fonti.
Agli articoli 9–11 si discute se produrre summary report dei vari dialoghi e, soprattutto, se questi possano servire come input per il secondo Global Stocktake: un esito che darebbe finalmente significato politico e continuità al processo, trasformando il Dialogo da esercizio procedurale a ponte concreto tra GST1 e GST2.
Infine, l’articolo 12 apre la possibilità di istituire un high-level ministerial round table annuale, che porterebbe il UAE Dialogue a un livello politico elevato dopo due anni di stallo. Un’opzione ambiziosa ma che molti temono: significherebbe riportare al centro del dibattito, in modo visibile, le responsabilità sull’attuazione dei risultati del GST1, un terreno su cui il consenso è ancora lontano.
Ogni anno hanno fatto un dialogo sul Global Stocktake, e ora?
La “saga” del dialogo annuale sul GST è nata l’anno scorso, subito dopo la conclusione del primo Global Stocktake: per la prima volta si è tenuto un dialogo dedicato (SB60/SB62) e il Segretariato ha redatto un summary report. Quel rapporto avrebbe dovuto essere “chiuso” a COP29, ma non c’è stato accordo: risultato, a Belém ci ritroviamo con due summary report (2024 e 2025) da trattare nella stessa decisione.
Sul merito, non c’è un vero accordo su cosa fare di questi report: alcuni vogliono mantenerli come spazio tecnico per rendere le NDC più attuabili e investibili; altri chiedono di restare sul puramente procedurale, senza trarne indirizzi politici.
Il nodo politico è nel paragrafo 17 della bozza: non c’è consenso se chiudere qui l’esperienza, chiuderla dopo il 2026, continuare solo nel 2026 e poi mettere in pausa 2027–2028 (rimandando la decisione finale al secondo GST), oppure non dire nulla (nessun testo). È la scelta che determinerà se questo dialogo resta un appuntamento utile prima del secondo GST o se si archivia già ora.
Come fare il prossimo Global Stocktake?
Il quadro che si delinea a Belém è chiaro: il negoziato sta finalmente entrando nel merito, ma sul tavolo resta ancora un’opzione che sarebbe, politicamente e operativamente, un passo indietro.
Da un lato, infatti, il testo propone una serie di aggiustamenti per correggere le falle emerse nel primo Global Stocktake (GST1). Dall’altro, l’Opzione 2 prevede semplicemente di chiudere il dossier senza nessun affinamento, decidendo “not to continue further consideration of the matter”. Tradotto: niente nuova cornice procedurale, il GST2 si svolgerebbe identico al GST1, basandosi solo sulla decisione 19/CMA.1.
Per un processo che dovrebbe imparare dall’esperienza, è un esito chiaramente non auspicabile.
Il cuore politico della nuova bozza è al paragrafo 22, dove si gioca il ruolo della scienza e, in particolare, dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) nel GST2.
- Option 1 “riconosce l’importanza” degli output IPCC, ma li colloca esplicitamente accanto a “comprehensive and representative scientific inputs from developing countries” e ai report regionali. Il messaggio implicito è che l’IPCC sarebbe, in pratica, una fonte tra le altre, percepita da alcuni come più vicina ai Paesi sviluppati e quindi da “bilanciare” con altre produzioni scientifiche.
- Option 2 fa un passo più netto: chiede alla comunità scientifica di fornire input al GST “including the IPCC as [the/a] source of the best available science”, accanto alle altre fonti (istituzioni regionali, gruppi di Paesi, scienza dei Paesi in via di sviluppo). Qui il nodo è la formulazione tra “the source” o “a source” della best available science:
– “the source” sancirebbe l’IPCC come riferimento principale;
– “a source” lo mantiene comunque al centro, ma in un elenco più aperto.
Su questo punto servirà un confronto molto approfondito: la formulazione scelta determinerà se il GST2 sarà ancora ancorato alla scienza IPCC, come richiesto dall’Art. 14 dell’Accordo di Parigi (“in the light of the best available science”), o se si aprirà a un mosaico più frammentato e politicamente esposto di fonti.
Al paragrafo 23, la bozza affronta un altro tema sensibile, quello del Loss and Damage, le perdite e danni: ancora non c’è accordo sull’opportunità di includerlo o meno. La domanda è semplice, ma politicamente carica: il GST2 deve riconoscere che Loss and Damage è ormai un pilastro autonomo dell’architettura di Parigi, o continuare a trattarlo come elemento diffuso, non strutturato, dentro altre categorie?
Sul piano procedurale, la nuova bozza registra alcuni passi avanti concreti.
- Al paragrafo 25 c’è finalmente accordo: il joint contact group che gestisce la fase di Consideration of Outputs (cioè la parte politica del GST) dovrà iniziare almeno due sessioni di Organi Sussidiari (SB) prima della Conferenza delle Parti che adotterà l’esito. Nel GST1, questo lavoro era iniziato solo una sessione prima, e molti negoziatori avevano denunciato una fase politica troppo breve e affrettata. Qui, il testo corregge esplicitamente quella scelta.
- Il paragrafo 26 chiede all’UNFCCC di garantire tempo sufficiente per tutte le componenti del GST, “taking into account lessons learned from the first global stocktake”. Non è solo una formula retorica: per la prima volta, le “lesson learned” del GST1 entrano direttamente nella cornice procedurale del GST2.
- Il paragrafo 27 resta ancora tra parentesi, ma tocca il nodo della High-Level Committee (HLC) che guida la fase politica. Le opzioni aperte riguardano la sua composizione (due presidenze, incoming e current, oppure tutte e tre le presidenze che coprono l’intero ciclo, più i Chair di SBSTA e SBI) e il suo mandato temporale.
Da come verrà disegnata questa governance dipenderà in buona parte la capacità del GST2 di trasformare l’analisi tecnica in messaggi politici chiari e utilizzabili per gli aggiornamenti degli NDC.
In sintesi, la nuova bozza mette finalmente sul tavolo correzioni concrete ai problemi emersi nel primo ciclo: più tempo per la fase politica, richiamo esplicito alle lesson learned, possibilità di dare spazio autonomo a Loss and Damage e, soprattutto, una definizione più precisa del ruolo dell’IPCC come fonte di best available science.
Ma finché resterà nel testo anche l’Option 2 (par. 28) – quella che chiuderebbe il tavolo senza alcun affinamento –, rimane il rischio di andare verso un secondo Global Stocktake che ripete lo schema del primo senza cogliere le lezioni del 2023.
A questo punto non resta che attendere la prossima iterazione del testo, ma soprattutto il pacchetto finale che sarà messo sul tavolo a COP30. È lì che si capirà davvero se il ruolo dell’IPCC, cuore scientifico dell’Accordo di Parigi, verrà finalmente affermato con chiarezza, o se prevarrà una visione più fluida e politicamente negoziabile della scienza. La nuova bozza mostra che lo spazio per un riallineamento c’è ancora, ma la direzione dipenderà dalla volontà delle Parti di trasformare il processo del Global Stocktake in un motore reale di ambizione, invece che nell’ennesimo esercizio procedurale.
Articolo a cura di Anna Pelicci, capa delegazione di Italian Climate Network alla COP30 di Belém.
Immagine di copertina: la bozza di testo che, per la prima volta, accorpa i tre tavoli negoziali su UAE Dialogue, dialogo annuale sul GST e modalità del prossimo Global Stocktake.
