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Apr

UNA LENTE FEMMINISTA PER IL GREEN DEAL EUROPEO

Durante l’ultima sessione di lavoro del Commission on Status of Women, tenutosi a New York dal 14 al 25 marzo 2022, Katy Wiese, Policy Officer presso lo European Environmental Bureau, ha presentato il report “A Feminist European Green Deal”.

Questo report spiega come le politiche che mirano a fermare o mitigare gli effetti del cambiamento climatico siano spesso gender blind, non tengano cioè conto delle differenze socio economiche tra uomini e donne, col rischio di perpetrare o aggravare disparità di genere.

Lo studio svolto ha preso in considerazione il Green Deal Europeo, che è stato analizzato con una prospettiva intersettoriale, che valutasse perciò il diverso impatto delle politiche climatiche sulle persone non solo sulla base del genere, ma anche in relazione ad altre caratteristiche, quali status economico, età, etnia, disabilità e orientamento sessuale.

Il Report prende in considerazione tre settori fondamentali affrontati nel Green Deal: energia, trasporti e agricoltura. 

TRANSIZIONE, GENERE ED ENERGIA

Il settore energetico è fortemente dominato da forza lavoro maschile, che si aggira intorno all’80%. La prima ovvia conseguenza è, quindi, che i posti lavoro creati in quest’ambito favoriscano soprattutto gli uomini. 

Non solo però il lavoro: le donne beneficiano meno delle opportunità di rinnovamento energetico, per almeno due motivi. In primis possiedono case più raramente rispetto agli uomini, in secondo luogo il gender e il pension pay gap(differenza di stipendio e di pensione medi tra uomini e donne), che si aggirano rispettivamente attorno al 14% e al 30%, riducono la possibilità economica delle donne di accedere a lavori di efficientamento. Paradossalmente, inoltre, le ristrutturazioni (the Renovation Wave) aumentano il valore delle case e il loro costo d’affitto, con il rischio di rendere inaccessibile un alloggio dignitoso alle fasce economicamente più vulnerabili (donne, giovani, anziani, migranti…). Ciò può portare al fenomeno di renoviction(sfratti a favore di ristrutturazioni) e gentrification (esodo verso le periferie). 

Anche il fattore culturale, ad oggi, ha un peso notevole. La Direttiva sull’Energia Rinnovabile ad esempio stimola il ruolo dei cittadini come prosumer, cioè produttori e allo stesso tempo consumatori dell’energia da loro stessi prodotta. Le donne tuttavia sono tendenzialmente meno coinvolte nel campo delle tecnologie moderne, e ciò fa sì che spesso non aderiscano ad iniziative come questa, perdendone i benefici economici. 

Servirebbero nuovi approcci e criteri per includere le donne nella Renovation Wave e allo stesso proteggerle dal rischio di povertà energetica. La carenza di rappresentanza femminile nei ruoli decisionali e istituzionali legati all’energia ha però un effetto androcentrico nelle politiche di transizione energetica, che non sembra ad oggi considerare le disparità di genere.

 TRANSIZIONE, GENERE E TRASPORTI

La Strategia per una Mobilità Intelligente e Sostenibile propone un piano d’azione di 82 iniziative e fornisce la direzione generale del futuro dei trasporti in Europa. 

La questione di genere, va detto, è affrontata con riguardo all’impiego lavorativo, che punta a nuovi posti di lavoro per giovani e donne. Tuttavia la Strategia si concentra sulla modernizzazione tecnologica di mezzi di trasporto già esistenti (auto e bus elettrici, trasporto aereo e su rotaia) e non su nuove forme di mobilità. Continua ad essere favorito il trasporto privato e individuale, diffuso per lo più tra gli uomini e nelle classi abbienti (in Germania il 62% delle macchine è di proprietà di uomini, contro il 38% di donne), a discapito di modalità di spostamento più sostenibili e inclusive.

La Strategia, inoltre, non prende in considerazione la questione della sicurezza delle donne e di alcune minoranze nei mezzi di trasporto, benchè sia dimostrato come queste siano particolarmente influenzate dalla percezione di sicurezza nella propria scelta di spostamento.

Una strategia di trasporto sostenibile dovrebbe espandere il trasporto pubblico, con servizi di mobilità sicuri ed economici. Mentre gli uomini ad esempio tendono a spostarsi prevalentemente solo nel tragitto casa-lavoro, le donne si spostano più volte al giorno, poiché più coinvolte in attività di cura (figli, genitori anziani…) che richiedono loro di recarsi in più luoghi nel corso della giornata. Rafforzare il trasporto pubblico al di fuori degli orari di punta, renderli più sicuri – anche con campagne di consapevolezza ed educazione al rispetto- e prevedere delle tariffe agevolate, significherebbe perpetrare davvero una strategia di mobilità sostenibile per tutti. Per quanto la modernizzazione tecnologica sia fondamentale, questa non può essere l’unico focus di una strategia che va calata in un contesto sociale con diverse esigenze, e che deve rivolgersi all’intera popolazione.

TRANSIZIONE, GENERE E AGRICOLTURA

L’agricoltura ha un notevole impatto in termini di cambiamento climatico, biodiversità e inquinamento, con conseguenze anche sulla sicurezza alimentare. Ben 13 milioni di persone in Europa vivono, infatti, in condizioni di moderata o grave insicurezza alimentare, tra loro soprattutto donne, bambini e gruppi emarginati.

Il settore agricolo, inoltre, vede esacerbate le disuguaglianze presenti nella società europea: gender pay gap, precarietà lavorativa (con forte presenza di contratti stagionali e di lavoro in nero) e scarsa presenza femminile in posizioni di vertice. 

Eppure né la Politica Agricola Comunitaria, né la strategia cd. From Farm To Fork affrontano la questione sociale e della (dis)uguaglianza di genere. Tali politiche sono demandate ai singoli Stati Membri, senza però alcun obbligo.

Sarebbe invece importante attuare politiche che favoriscano l’imprenditorialità femminile nel settore agricolo (dati dimostrano che le donne sono più inclini a coltivazioni biologiche), supportare le aziende medio-piccole e a conduzione familiare, regolarizzare e tutelare il più possibile i lavoratori (e le lavoratrici) stagionali e senza contratto, e intervenire allo stesso tempo contro lo spreco di cibo. 

INTERSEZIONALITÀ E INTERSETTORIALITÀ PER RENDERE IL GREEN DEAL EUROPEO INCLUSIVO

Alla luce di quanto descritto il Green Deal risulta incongruente con le strategie di uguaglianza di genere della Commissione Europea. Ciò che emerge dal Report è che, per realizzare una transizione ecologica giusta, sarebbe necessario in primis rivedere la tradizionale definizione di benessere, identificata finora solo con il PIL – e perciò inevitabilmente legata ad attività di estrazione, produzione e consumo – e valorizzare invece le attività di cura verso persone e natura, fondamentali per il benessere umano e planetario. Sarebbe poi fondamentale perpetrare politiche che non favoriscano solo lavori in settori a prevalenza di impiego e leadership maschili, ma anche lavori e attività (spesso svolte gratuitamente) nel campo di cura ed educazione, ambiti ricoperti per lo più da donne e che, pur essendo altrettanto importanti per un futuro sostenibile, sono esclusi dalle politiche ambientali. Infine bisognerebbe basare le strategie di sviluppo su analisi intersettoriali, che tengano conto delle diversità della società e siano il più inclusive possibili. 

Non è possibile un benessere per fasce di popolazione, la transizione è ecologica e giusta solo se è di tutti.

A cura di Giulia Canilli, Volontaria Italian Climate Network

Il report completo che si menziona nell’articolo è disponibile a questo link: https://justclimate.fes.de/e/a-feminist-european-green-deal

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