21
Nov

COP30, LA SALUTE SEMPRE PIÙ AL CENTRO DEI NEGOZIATI

Portare la voce di chi si occupa di salute alle COP sul clima: perché è importante e come si fa (se serve, anche a tempo di musica)  

  • Negli ultimi anni si sente parlare sempre di più di salute ai negoziati sul clima e la voce di chi se ne occupa è sempre più forte e influente. 
  • È necessario integrare la salute nella pianificazione climatica dei Paesi (NDC, NAP) e monitorarla tramite indicatori rilevanti, come quelli proposti nell’obiettivo globale per l’adattamento. 
  • Sono chiari i co-benefici per la salute legati a interventi di mitigazione, che devono essere associati a un adattamento mirato e alla riduzione delle disuguaglianze sociosanitarie. 

Che la salute pubblica debba essere considerata quando si parla di cambiamenti climatici è chiaro da tempo, come menzionato anche dall’articolo 4.1.f della Convenzione UNFCCC, secondo cui serve l’azione climatica nelle politiche sociali, economiche e ambientali per “minimizzare gli effetti negativi sull’economia, sulla salute pubblica e sulla qualità dell’ambiente”. Tuttavia, agli albori dei negoziati sul clima la salute era rimasta ai margini della discussione, e non è entrata a far parte del discorso negoziale se non da pochi anni. Come organo tecnico delle Nazioni Unite, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha fornito supporto e strumenti per portare la voce dei professionisti e delle professioniste della salute alle COP sul clima e per trasmettere i loro messaggi e le loro evidenze, che sono estremamente rilevanti per le discussioni e le decisioni prese ai tavoli negoziali. 

La salute alle COP, riepiloghiamo

Nel 2021, la COP26 è stata la prima a sancire un coinvolgimento più importante delle tematiche di salute. Sotto la spinta delle persone che si occupano di salute, che ha evidenziato priorità e raccomandazioni in un report (The Health Argument for Climate Action) e in una lettera firmata da 46 milioni di professionisti della salute (Healthy Climate Prescription), la Presidenza del Regno Unito ha lanciato il ‘COP26 Health Programme’, con iniziative dedicate al nesso tra cambiamenti climatici e salute. All’iniziativa si associava una richiesta, ai Paesi, di impegnarsi per rendere i propri sistemi sanitari più resilienti e a basse emissioni di carbonio. Durante la COP26 hanno aderito 50 Paesi, tra cui diversi Paesi europei ma non l’Italia, impegnandosi a livello dei loro ministeri della sanità per raggiungere resilienza (tutti e 50) e basse emissioni (45 dei 50 Paesi) nella sanità. Un terzo ambizioso obiettivo, quello delle zero emissioni nette nel settore sanitario entro il 2050, viene sottoscritto da molti meno Paesi (appena 14 alla COP26). 

Nel giugno 2022 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha poi lanciato il network ATACH (Alliance for Transformative Action on Climate Change and Health), uno strumento di supporto per la realizzazione degli obiettivi della COP26. A oggi, sono entrati a far parte del network più di 100 Paesi (l’Italia non ancora) e oltre 80 partner non governativi. 

Sempre nel 2022, alla COP27 di Sharm el-Sheikh, oltre ai contributi e agli aggiornamenti presentati all’Health Pavilion dell’OMS la Presidenza egiziana ha lanciato l’iniziativa su azione climatica e nutrizione I-CAN (Initiative on Climate Action and Nutrition), elaborata in collaborazione con l’OMS e anch’essa destinata a essere portata avanti dal network ATACH. 

Ancora più rilievo politico alla salute è stato dato alla COP28, che si è svolta a Dubai nel 2023, che ha ospitato il primo Health Day e un evento ministeriale, organizzato dalla Presidenza degli Emirati Arabi Uniti, per formulare un documento politico sul nesso tra clima e salute. Ne è emersa una dichiarazione (Health and Climate Change Declaration), firmata da più di 140 Paesi inclusa l’Unione Europea, che esprime l’urgenza di azioni integrate per affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute. Poco dopo questa COP, un consorzio di banche multilaterali, enti finanziatori e filantropici, ha pubblicato una guida per potenziare i finanziamenti dedicati alle problematiche di salute legate ai cambiamenti climatici (Guiding Principles on Financing Climate and Health Solutions), in considerazione dello scarso budget riservato fino ad allora (0.5% della finanza climatica multilaterale). 

Per ribadire gli impegni presi, nel maggio 2024 è stata adottata una nuova risoluzione sui cambiamenti climatici e la salute (Climate Change and Health) alla 77a Assemblea Mondiale della Sanità (ne abbiamo parlato qui). Nella stessa sede è stata approvata l’agenda della salute globale per il periodo 2025-2028 (Global Health Strategy and Fourteenth General Programme of Work 2025-2028), che identifica i cambiamenti climatici come uno dei sei obiettivi strategici che richiedono di essere affrontati con priorità.  

Alla COP29 di Baku – oltre agli ormai attesi Health Pavilion e Health Day che affiancano i negoziati –  l’OMS ha presentato un nuovo report speciale per ribadire l’importanza della salute come argomento motivante per l’azione climatica (COP29 Special Report on Climate Change and Health). La COP del 2024 ha portato anche alla formazione della coalizione di continuità sul clima e la salute (Continuity Coalition for Climate and Health), formata dalle presidenze COP più recenti (Regno Unito, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Azerbaijan, Brasile) per assicurare l’inclusione della salute nell’agenda delle COP e una coerenza negli impegni presi. 

Nel maggio 2025, alla 78a Assemblea Mondiale della Sanità, è stato adottato un piano di azione globale per i cambiamenti climatici e la salute (Global Action Plan on Climate Change and Health 2025-2028), che delinea interventi utili ad affrontare la crisi di salute legata ai cambiamenti climatici. Tra i punti chiave troviamo adattamento, mitigazione del settore sanitario e non, sorveglianza climatica, protezione delle popolazioni vulnerabili, integrazione della salute nelle politiche climatiche e nei meccanismi di finanza climatica.  

Tutte queste evoluzioni ci hanno portati a questa COP30, in cui la Presidenza brasiliana ha lanciato il Belém Health Action Plan (ne abbiamo parlato qui), reso centrale durante l’Health Day della conferenza tramite eventi dedicati, con l’appoggio dell’OMS e del network ATACH e con un iniziale impegno di finanziamenti da parte di organizzazioni filantropiche.

Ma cosa ci dicono tutti questi report, dichiarazioni e piani di azione?
Ci dicono che il personale sanitario vuole fare la sua parte nell’azione climatica e essere ascoltata in sede COP, non solo perché si trova a essere sovraccaricata da crescenti bisogni e problematiche di salute, ma anche perché crede che la salute sia uno degli motivazioni più critiche e importanti che abbiamo per convincere i nostri governi ad agire per cambiare le cose. Perché in gioco ci sono vite umane, diritti e benessere di popolazioni intere, e non possono essere ignorati. 

La salute come indice e obiettivo di azione climatica  

In quanto obiettivo dell’azione climatica, la salute deve essere incorporata tra le decisioni negoziali come elemento da monitorare, misurare e preservare. Rispetto a ciò, negli anni si sono visti diversi sviluppi.  

In primo luogo, la salute può essere integrata nei contributi determinati a livello nazionale (NDC), gli obiettivi climatici dei Paesi. Secondo un’analisi dell’OMS del 2023, il 91% degli NDC fa riferimento alla salute nel proprio testo, un dato che è migliorato rispetto alla precedente analisi del 2019. Tuttavia solo due terzi degli NDC (63%) contengono azioni o piani di adattamento specifici per la salute. Meno di uno su tre (il 30%) menziona i co-benefici per la salute legati agli interventi di mitigazione, e solo un decimo (10%) si propone di quantificarli o monitorarli. Alcuni NDC (11%) includono obiettivi di mitigazione specifici per il settore sanitario. Inoltre, quasi un terzo (29%) prevede l’allocazione di finanza climatica a interventi o piani di salute, ma solo un decimo (11%) include meccanismi di finanza incondizionata, cioè da budget pubblico non dipendente da fonti multilaterali. 

Manca ancora una valutazione comprensiva degli NDC 3.0.
Ci ha provato la Global Climate and Health Alliance con l’analisi degli Healthy NDCs 3.0, che ha valutato gli NDC presentati prima della scadenza ufficiale di febbraio 2025, quindi includendo un numero limitato di Paesi (11 in tutto). Ne è emerso che la maggior parte degli NDC 3.0 analizzati riconosce il nesso tra i cambiamenti climatici e la salute, ma in molti casi mancano obiettivi specifici da raggiungere in termini di salute, oltre a metriche e sistemi di monitoraggio per valutarne l’andamento, e gli impegni finanziari dedicati sono insufficienti. 

Anche i piani nazionali di adattamento (NAP) costituiscono uno spazio importante per individuare e attuare interventi di adattamento per la salute. L’OMS infatti incoraggia l’inserimento di un capitolo dedicato alla salute nei NAP, o la stesura di un ‘Health NAP’ a sé stante. In un’analisi di 59 NAP (presentati prima di ottobre 2024 all’UNFCCC) e un campione di 27 ‘Health NAPs’, l’OMS ha riscontrato che tutti i piani nazionali di adattamento fanno riferimento a una serie di rischi per la salute legati ai cambiamenti climatici, tuttavia c’è una discrepanza sostanziale tra i rischi menzionati e l’inclusione di azioni mirate volte a limitarli. Per colmare queste carenze, l’OMS fornisce raccomandazioni precise per rafforzare i NAP, in modo che includano non solo un inventario delle vulnerabilità e dei rischi per la salute, ma anche azioni mirate per affrontarli, stime dei costi e delle risorse necessarie, strategie per acquisire queste risorse, programmi di monitoraggio e di rivalutazione periodica. Tutto questo deve essere portato avanti tramite una governance chiara e responsabile dei Ministeri della Salute di ogni Paese, che utilizzi le evidenze scientifiche per elaborare e aggiornare la pianificazione sanitaria, coinvolgendo il settore sanitario nella formulazione e nell’implementazione di questi piani e favorendo la coordinazione di tutti i settori che influiscono sulla salute, come i settori agroalimentare, energetico, idrico, urbano, igienico-sanitario. 

L’avanzamento dei Paesi per quanto riguarda l’elaborazione degli ‘Health NAPs’ viene monitorato per i Paesi partner di ATACH, assieme ad altri parametri rilevanti. Degli 88 Paesi finora inclusi nel monitoraggio, circa due terzi hanno completato o almeno iniziato l’elaborazione di un ‘Health NAP’, mentre più del 70% ha condotto una valutazione di vulnerabilità e adattamento (V&A) – anch’essa raccomandata dall’OMS per identificare le criticità di salute dei Paesi e dei loro sistemi sanitari, in relazione ai cambiamenti climatici, e intraprendere azioni di adattamento mirate. Poco più di un terzo dei Paesi membri di ATACH ha realizzato una misurazione delle emissioni di gas serra derivanti dal settore sanitario. 

Sempre in ambito di adattamento, la salute è uno dei temi target degli indicatori proposti nel Global Goal on Adaptation (GGA), oggetto di negoziazione in questi giorni alla COP30 (ne abbiamo parlato qui). Gli indicatori di salute proposti sono stati selezionati da un elenco iniziale di 900 indicatori, poi ristretti a 62, e infine al numero attuale di 10. Si tratta di metriche specializzate, scelte sulla base di evidenze scientifiche e criteri di rilevanza, che considerano alcuni degli impatti dei cambiamenti climatici sulla salute, la disponibilità di servizi sanitari necessari – tra cui anche quelli per la salute mentale e psicosociale -, e l’implementazione di misure di adattamento nella sanità (V&A, sistemi di early warning, formazione dei professionisti sanitari). Anche altri indicatori inclusi nel GGA sotto altre tematiche sono rilevanti per la salute, per esempio quelli relativi ad acqua, alimenti, agricoltura, igiene, sistemi di sorveglianza e di allerta precoce, e alla finanza climatica. 

L’OMS ha inoltre annunciato la pubblicazione di una survey che, a inizio 2026, presenterà i dati di oltre 150 Paesi riguardo alle misure di adattamento pianificate o già in atto nel settore sanitario. In questo modo sarà possibile ottenere un quadro ancora più completo dello stato di avanzamento globale dell’adattamento climatico in relazione alla salute. 

Infine è fondamentale ribadire, come si è detto e ridetto a questa COP, che gli interventi di mitigazione portano a importanti co-benefici per la salute, e che a questi si associano vantaggi socio-economici, come risparmi in costi sanitari e guadagni in produttività. La commissione Lancet Pathfinder, attraverso una revisione estesa della letteratura scientifica e non, ha individuato co-benefici sostanziali legati ad interventi di mitigazione: tra questi spiccano la riduzione dell’inquinamento dell’aria tramite il passaggio a fonti di energia rinnovabili, il consumo di diete salutari e sostenibili e la promozione della mobilità attiva e del trasporto pubblico. Secondo un report dell’OMS, l’implementazione di soli cinque interventi (tra adattamento e mitigazione) potrebbe salvare 2 milioni di vite umane all’anno. Questi interventi sono: l’attuazione di sistemi di allerta per la salute in circostanze di calore estremo, il passaggio a fonti decentralizzate di energia elettrica nelle strutture di cure primarie, l’adozione di misure igienico-sanitarie e idriche per l’adattamento climatico, l’utilizzo di fonti energetiche domestiche pulite, l’adozione di politiche fiscali più severe sui prezzi dei combustibili fossili assieme al phase out dei fossili. 

Per massimizzare i co-benefici di salute servono approcci sistemici, che coinvolgano altri settori oltre a quello sanitario, che integrino azioni di mitigazione e di adattamento mirate e che affrontino le disuguaglianze, aggravate dalla crisi climatica, nella vulnerabilità delle persone e delle popolazioni e nel loro accesso a servizi essenziali di salute e supporto.

Se non bastano tutti questi report, dichiarazioni e piani di azione a smuovere le cose, a convincere i governi a cambiare rotta, allora la comunità che si occupa di salute scende in campo in prima persona. Lo hanno fatto i medici canadesi dell’associazione CAPE (Canadian Association of Physicians for the Environment) che, con un’iniziativa dal basso, hanno lottato fino a ottenere un’operazione di phase out completo del carbone in diverse province del Canada, che ha fatto registrare impressionanti co-benefici per la salute delle persone. Gli stessi medici canadesi sono intervenuti alla COP30 di Belém, alzando la voce in un’azione che li ha visti ballare e cantare a tempo di rap: “Are we all just fools? Make some noise if you think we should stop fossil fuels. Put ‘em up if you’re ready to jam, ‘cause the lungs of the world are in our hands!” (tradotto: “Siamo tutti solo dei pazzi? Fai rumore se pensi che dovremmo fermare i combustibili fossili. Tira su le braccia se sei pronto a scatenarti, perché i polmoni del mondo sono nelle nostre mani!”). 

Articolo a cura di Lucia Giannini, coordinatrice della sezione Clima e Salute di Italian Climate Network.

Immagine di copertina: foto di UN Climate Change – Diego Herculano

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