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NON SI PUÒ PARLARE DI CLIMA SENZA PARLARE DI DIRITTI UMANI

Il 10 dicembre si celebra la giornata mondiale dei Diritti Umani: l’approfondimento di Chiara Soletti, coordinatrice Clima e Diritti di Italian Climate Network

Per troppo tempo il problema dell’innalzamento della temperatura media globale è stato affrontato solo con approcci di tipo scientifico e tecnico, senza tenere conto dei contesti sociali e dei rapporti di potere all’interno delle società. La ricerca sociologica e la pressione fatta negli ultimi decenni da parte della società civile (le realtà che nascono dalle relazioni associative, economiche, culturali e sociali tra cittadini) hanno permesso di cambiare questo approccio: per contrastare la crisi climatica e i suoi impatti non basta la tecnica, ma è necessario un approccio intersezionale che includa anche principi dei diritti umani.

I cambiamenti climatici inaspriscono le condizioni di vulnerabilità di moltissimi individui, gruppi, comunità e nazioni nel mondo. Questa situazione è il risultato di sistemi societari imperfetti, con rapporti di potere sbilanciati, eredità di retaggi culturali come il colonialismo europeo che hanno conseguenze devastanti e ancora oggi sopravvivono in nuove forme contribuendo ad alimentare le disuguaglianze.

Se a questo si aggiungono problemi causati dal cambiamenti climatici, come l’innalzamento del livello degli oceani, la perdita degli ecosistemi e gli eventi meteorologici estremi, appare chiaro che a pagare le conseguenze più drammatiche di questi impatti sono coloro che non hanno i loro diritti pienamente riconosciuti o implementati, e che quindi hanno meno tutele e risorse per adattare la propria vita alla nuova realtà che si presenta loro davanti.

Clima e diritti umani: individui e gruppi vulnerabili

Il clima influenza un’ampia varietà di diritti umani, compresi il diritto alla vita, all’autodeterminazione,  al cibo e all’acqua e alla salute.

Gli eventi meteorologici estremi sono tra gli impatti che rendono maggiormente visibile il legame tra diritti umani e clima. Nel 2016 il tifone Goni ha colpito quattro nazioni (Filippine, Vietnam, Cambogia e Laos), uccidendo almeno 24 persone e ferendone 399. È stato calcolato che 130.266 persone hanno perso la casa e che circa 845.000 sono state lasciate in condizioni di forte vulnerabilità. Lo studio Recent intense hurricane response to global climate change ha confermato che questi fenomeni sono sempre più intensi a causa della crisi climatica.

Tra gli impatti che rendono maggiormente visibile il legame tra diritti umani e clima ci sono le conseguenze devastanti dell’estremizzazione dei fenomeni meteorologici, ma l’aumento delle temperature provoca anche enormi problemi legati all’economia, alla sicurezza alimentare e a situazioni di potenziale abuso.

Il Rapporto Groundswell della Banca Mondiale stima che 216 milioni di persone migreranno internamente ai loro paesi a causa dei cambiamenti climatici entro il 2050. I rischi a cui si è esposti in questo genere di situazioni comprendono schiavitù, tortura, fame, sfruttamento sessuale e altre forme di abuso, come confermato dalla recente analisi Climate-induced migration and modern slavery, il primo rapporto a delineare il legame critico tra migrazione indotta dal clima e schiavitù moderna. Come se non bastasse, l’Organizzazione Mondiale della Sanità dipinge un quadro preoccupante anche per il diritto alla salute: tra il 2030 e il 2050 si potrebbero registrare 250.000 morti aggiuntive all’anno  causate da malnutrizione, malaria, dissenteria e surriscaldamento.

Identificare gli individui e i gruppi messi più a rischio dai cambiamenti climatici è semplice: basta guardare ai livelli di riconoscimento e implementazione dei diritti umani nelle società in cui vivono e al tipo di discriminazioni che subiscono.

Prime tra tutte le donne, che pur rappresentando la metà della popolazione mondiale rimangono tra i gruppi più discriminati nel mondo e quindi tra i più suscettibili agli impatti dei cambiamenti climatici. Bambini, adolescenti e anziani spesso dipendono dal ruolo di cura forzatamente assegnato alle donne e non hanno sufficienti tutele. Lo stesso può dirsi per le persone diversamente abili o con disturbi mentali.

Rhino Refugee Camp, Arua, Uganda. Unsplash/Ninno JackJr

Guardando alla storia e alla situazione politico-economica di un determinato Paese si possono trovare tra i gruppi discriminati popolazioni indigene, minoranze etniche, politico-culturali, di genere e religiose, fino ad arrivare a coloro che nella maggior parte dei casi sono tenuti ai margini della società: rifugiati, migranti, apolidi e sfollati.

Nonostante le discriminazioni che subiscono e i crescenti impatti dei cambiamenti climatici, questi individui e gruppi emergono spesso nelle loro comunità come agenti di cambiamento, diventando protagonisti di soluzioni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Se integrate in politiche e programmi climatici, queste soluzioni possono fare la differenza per un’azione climatica più giusta ed efficace che porti alla riduzione delle emissioni senza lasciare nessuno indietro.

Clima e diritti umani: comunità e nazioni

Anche i diritti culturali sono influenzati negativamente dal cambiamento climatico, con conseguenze drammatiche per soprattutto per i popoli indigeni, che maggiormente vivono nel rispetto degli ecosistemi che li ospitano. Infatti, dal momento che le popolazioni indigene hanno un legame diretto con l’ambiente in cui vivono, la natura per loro non rappresenta solo l’accesso alle risorse necessarie alla loro sopravvivenza, ma è parte integrante della loro cultura ed identità. La perdita degli ecosistemi che hanno garantito finora la sussistenza di queste popolazioni sta facendo aumentare le migrazioni ambientali, e con esse il rischio di perdere intere culture. Sta già accadendo alle popolazioni Inuit del Canada, che pur essendo ancora presenti nei loro territori di origine,stanno perdendo la loro identità culturale a causa dei profondi cambiamenti dell’ecosistema canadese.

Ancora più drammatica è la situazione delle popolazioni di molti stati insulari che stanno perdendo il loro territorio nazionale a causa dell’innalzamento degli oceani. La Repubblica di Kiribati, ad esempio, è una piccola nazione insulare nel pacifico con un territorio fortemente depresso che potrebbe diventare completamente inabitabile entro il 2050 per poi scomparire entro la fine del secolo. Per far fronte a questo scenario è stata messa in atto una strategia migratoria volta a trasferire gradualmente l’intera popolazione in altri Paesi  disgregandone la comunità l’identità culturale. La prospettiva di avere l’intera popolazione di uno stato “privata” del proprio territorio nazionale complica ulteriormente la situazione, mettendo in discussione la natura delle nazioni e della cittadinanza dei propri membri, forzando i limiti delle loro attuali definizioni nel diritto internazionale e aprendo una zona grigia che rischia di portare ad ulteriori violazioni dei diritti umani. 

I diritti come salvaguardie in ambito climatico

La protezione dei diritti umani richiede un’azione globale per contrastare cause e conseguenze dei cambiamenti climatici, e l’azione per il clima richiede l’applicazione dei principi dei diritti umani (partecipazione, informazione, trasparenza, responsabilità) per essere efficace ed equa. Il rischio che si corre è che in nome della riduzione delle emissioni si mettano in atto programmi e politiche dannose per le persone e gli ecosistemi, perpetrando sistemi di discriminazione che in futuro potrebbero coinvolgere la maggior parte della popolazione mondiale a beneficio di una privilegiata minoranza. Ignorare le ricadute sociali dei cambiamenti climatici, ostinandosi a trovare esclusivamente soluzioni tecniche che non hanno nessun legame con la realtà in cui dovranno essere declinate è una strategia miope e rischia di fare ulteriori danni.

È necessario tenere a mente che i diritti umani fungono da salvaguardie sociali e ambientali per l’azione climatica, e devono diventare il quadro di riferimento all’interno del quale costruire tutta l’azione climatica. Perché il cambiamento climatico è un problema di diritti umani, e i diritti umani sono parte della soluzione.

Di Chiara Soletti, coordinatrice della sezione Clima e Diritti di Italian Climate Network

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