EMISSIONS GAP REPORT: ULTIMA CHIAMATA PER L’1,5°C, TRA RINNOVABILI E TAGLIO EMISSIONI
- Persa l’occasione di rispettare il limite di 1,5°C senza overshoot, il Rapporto UNEP di quest’anno si concentra su scenari e politiche per minimizzare il superamento di questo tetto.
- Per rientrare nella soglia più ambiziosa dell’Accordo di Parigi, le emissioni dovranno essere tagliate del 18% al 2030 e del 45% al 2035, con zero netto al 2050.
- Le politiche per centrare l’obiettivo sono note da tempo: devono aggiungersi capacità e volontà politica dei governi di procedere in tal senso.
Come ogni anno, a poche settimane dalla COP sul clima il programma per l’ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) ha pubblicato l’Emissions Gap Report, che traccia il quadro delle emissioni climalteranti e del loro andamento rispetto ai tagli che sarebbero necessari per centrare gli obiettivi previsti dall’Accordo di Parigi.
Come aveva già anticipato a settembre, l’UNEP conferma che l’opportunità di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C senza superamento o con un superamento minimo (inferiore a 0,1°) è ormai andata perduta. Decenni di azioni di mitigazione insufficienti hanno reso inevitabile il superamento temporaneo (overshoot) di questa soglia. Secondo le Nazioni Unite, pertanto, adesso la priorità dev’essere quella di minimizzare entità e durata dell’overshoot, delineando un percorso credibile di rientro a 1,5°C entro la fine del secolo e mantenendo il riscaldamento ben al di sotto dei 2°C. Da qui il titolo del rapporto: Il punto di ritorno.
“Superare i limiti non significa arrendersi. Possiamo ancora mantenerlo il più piccolo e il più breve possibile, e riportare le temperature al di sotto di 1,5 gradi entro la fine del secolo“, questo il sintetico commento di António Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite ormai a fine mandato, commentando il Rapporto 2026.
Emissioni e trend attuali
Le emissioni globali di gas serra sono rimaste pressoché invariate negli ultimi due anni. Nel 2025 si sono attestate a 58,4 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente (GtCO₂e), evidenziando una sostanziale stasi rispetto al 2024 (-0,1 GtCO₂e). Anche se questo dato interrompe la crescita media dello 0,8% annuo registrata nell’ultimo decennio, non è ancora possibile confermare il raggiungimento del picco globale. Le emissioni da combustibili fossili (CO₂, N₂O e gas fluorurati) hanno infatti continuato a crescere, mentre la lieve flessione complessiva è stata favorita principalmente dalla riduzione temporanea degli incendi boschivi (settore dell’uso del suolo, dei cambiamenti di uso del suolo e della silvicoltura – LULUCF). I Paesi del G20 (esclusa l’Unione africana) generano il 76% delle emissioni globali, con un incremento dello 0,7% nel 2025 (escluso uso del suolo, cambiamento di destinazione d’uso del suolo e silvicoltura).

Divario di emissioni e nuovi scenari
Alla luce delle insufficienti riduzioni delle emissioni globali, il rapporto aggiorna i parametri di riferimento introducendo un nuovo scenario che prevede il minore superamento possibile della soglia di 1,5°C (lowest 1,5° overshoot scenario), con un picco di riscaldamento a 1,7-1,8°C (con una probabilità del 66%) e un ritorno a 1,5°C entro il 2100 (con una probabilità del 50%).
Per rendere possibile questo percorso, che presuppone l’avvio di rigorose azioni di mitigazione già dal 2025, le emissioni globali dovrebbero ridursi (rispetto ai livelli del 2025) del 18% entro il 2030 (tasso medio annuo del 5,7%), del 45% entro il 2035 e del 69% entro il 2040, con un raggiungimento dello zero netto di CO₂ entro il 2050.
Anche se rispetto all’anno scorso è quasi raddoppiato il numero dei nuovi Contributi Determinati a Livello Nazionale (NDC, i piani climatici delle nazioni), l’ambizione globale non è cresciuta allo stesso ritmo. Infatti, la piena attuazione dei piani ridurrebbe le emissioni solo del 5-8% al 2030 e dell’11-15% al 2035. Ciò genera un imponente divario di emissioni (emissions gap)rispetto allo scenario di minimo superamento di 1,5°, pari rispettivamente a 5 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente (5 GtCO₂e) nel 2030 e 16 miliardi (16 GtCO₂e)nel 2035.
Oltre ai tagli drastici di emissioni, questo scenario richiederebbe la rimozione e sequestro permanente di circa 320 miliardi di tonnellate di CO₂ (GtCO₂) dall’atmosfera nel corso del secolo, una misura soggetta a forti incertezze tecnologiche e socioeconomiche.
Proiezioni della temperatura
Le proiezioni relative all’andamento delle temperature medie globali sono peggiorate rispetto ai rapporti precedenti, principalmente a causa del ritiro formale degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi e della revisione delle stime storiche sulle emissioni.
In assenza di un’accelerazione dell’azione climatica, le traiettorie di riscaldamento entro il 2100 non sono incoraggianti:
- Politiche attuali invariate: riscaldamento stimato a +2,8°C (in continua crescita oltre il 2100).
- Piena attuazione degli NDC attuali: riscaldamento stimato a 2,6°C.
- Scenario ottimistico (NDC più impegni zero netto a lungo termine): riscaldamento limitato a 2,1°C.
Anche nello scenario più ottimistico, dunque, gli impegni attualmente assunti dai Paesi non sarebbero sufficienti a riportare il riscaldamento globale entro la soglia di 1,5°C.
Azioni settoriali e politiche necessarie
I progressi nell’attuazione degli impegni del primo bilancio globale, o Global Stocktake (GST), mostrano segnali contrastanti e rimangono insufficienti nella maggior parte degli ambiti di intervento:
- Progressi positivi: l’espansione di solare ed eolico a livello globale ha superato le previsioni; la capacità rinnovabile è cresciuta a un ritmo tre volte superiore rispetto alle stime del 2015. Proseguendo con questa tendenza, l’obiettivo di triplicare le rinnovabili entro il 2030 sarebbe raggiungibile. Un traguardo agevolato dal fatto che ormai i progetti di produzione di energia da fonti rinnovabili sono molto più competitivi, in termini di costo livellato dell’energia, rispetto a quelli di produzione da fonti fossili, come certificato già dallo scorso anno dall’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA).
- Ritardi critici: l’uso complessivo di carbone, petrolio e gas continua ad aumentare. Anche gli sforzi per arrestare la deforestazione entro il 2030 sono gravemente in ritardo: il tasso di riduzione dovrebbe accelerare di oltre 10 volte.
La valutazione di oltre 220 politiche climatiche dimostra che gli interventi adottati possono contribuire concretamente al contenimento delle emissioni. Gli strumenti economici, come i sistemi di limitazione e scambio delle emissioni (cap-and-trade) e le tasse sul carbonio (carbon tax), hanno ridotto le emissioni in media dal 5% al 13%. Risulta tuttavia fondamentale progettare pacchetti di politiche coerenti e integrati, adattati ai contesti locali e orientati alla valutazione sistematica dei risultati.
Dunque, se da un lato i progressi avvenuti confermano che ridurre le emissioni è possibile, dall’altro la rapidità e la portata degli interventi rimane insufficiente.
A novembre i Paesi si ritroveranno a COP31 con la consapevolezza di questo nuovo scenario globale: il superamento della soglia di 1,5°C è ormai inevitabile, ma la sua entità e durata non sono ancora determinate. Il punto di ritorno dipenderà dalla capacità dei governi e delle relative politiche reali di trasformare gli impegni in riduzioni effettive delle emissioni, a partire da oggi.
Articolo a cura di Elisa Mauri, volontaria di Italian Climate Network, e Paolo Della Ventura, membro del Consiglio Direttivo di ICN.
Immagine di copertina e grafici: UNEP, Emissions Gap Report 2026
