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Giu

UGUAGLIANZA DI GENERE E TECNOLOGIA ALLA COMMISSIONE SULLO STATUS DELLA DONNA

La Commissione sullo status della donna (CSW), l’organismo intergovernativo del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC)  dedicato alla promozione dell’uguaglianza di genere e empowerment delle donne, ha dedicato quest’anno la sua sessantasettesima sessione al tema Donne e Tecnologia (“Innovation and Technological Change and Education in the Digital Age to Achieve Gender Equality and Empowerment of All Women and Girls”). 

ICN ha seguito l’evento tramite tre giovani donne – Alma Rondanini, Pegah Moshir Pour, Aarushi Khanna –  della National Gender Youth Activist, un gruppo di 300 attiviste che collaborano con UN Women per garantire la partecipazione giovanile a tutti i livelli nel sostenere l’uguaglianza di genere. Abbiamo, poi, intervistato queste giovani attiviste per sapere com’è andata.

Una delle prime domande che abbiamo rivolto loro è inerente proprio alla struttura stessa della CSW e se questa rispettasse nella sostanza gli obiettivi del suo mandato. In questo senso, l’organo fa perno sui concetti di inclusione e intersezionalità il che significa che per sua natura dovrebbe essere uno spazio di dialogo in grado di accogliere chiunque. Tuttavia, secondo Aarushi, esistono ancora delle barriere all’ingresso che rendono inaccessibile la Commissione ad alcuni gruppi sociali e minoranze. Questo non significa che passi avanti nel garantire rappresentanza diffusa non siano stati fatti, ma rimangono purtroppo alcuni ostacoli da superare. 

Un primo problema risiede nel fatto che, per essere ricevuti al palazzo di vetro dove la CSW si riunisce, è necessario aver ricevuto un badge di accredito presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC), un processo per nulla facile, puntualizza Alma. Inoltre, anche i costi e le barriere logistiche/burocratiche risultano nei fatti insostenibili per i giovani attivisti e per alcune comunità del Sud Globale, precisa Aarushi, che nota come si sarebbe potuto optare per una partecipazione ibrida (in presenza e online). Infine, rimane sempre aperta la questione della visibilità di questi eventi, che sembrano essere noti solo a una ristretta cerchia di attivisti. In questo senso, Pegah ritiene che sarebbe opportuno renderli più mainstream in modo da garantire una maggiore democratizzazione e inclusione. 

Un altro aspetto che ci ha incuriosito riguarda poi il grado di tecnicismo del tema oggetto di trattazione, ovvero l’intersezione tra genere e tecnologia che chiaramente richiede competenze specifiche su ambo i settori. Da questo punto di vista, sia Aarushi che Alma ci informano  che i delegati non erano sempre adeguatamente preparati sui temi per cui erano chiamati a negoziare. Al contrario, i rappresentanti della società civile si erano prodigati molto per arrivare preparati alla CSW. Questo avviene, ad esempio, attraverso  processi di consultazioni con i vari gruppi sociali e minoranze in modo da raccogliere idee e suggerimenti da condividere con i  delegati o attraverso la recente rivitalizzazione del Youth Caucus come piattaforma di dialogo.

Come ci fanno notare sempre Alma e Aarushi, questo divario è primariamente dovuto a precise scelte politiche dei governi che selezionano i propri delegati. Ad influenzare gli esiti dei negoziati vi sono poi le dinamiche di potere interne alla CSW. Infatti, è necessario dire che alcuni delegati hanno più influenza  di altri in virtù delle loro capacità lobbistiche. Questa situazione è ulteriormente accentuata dal fatto che, come menzionato in precedenza, alcuni gruppi sociali o comunità vengono nei fatti escluse dai negoziati. In questo senso, le richieste del Vaticano sembrano avere proporzionalmente maggiore peso rispetto alle proposte più progressiste di alcuni paesi del Sud Globale. 

Infine, anche il generale contesto internazionale, a partire dalla guerra in Ucraina e i dissensi tra America e alcuni Stati, ha giocato un ruolo importante. Il delegato iraniano, infatti, non era presente in quanto non invitato a partecipare alla CSW67. Inoltre, ci sono gruppi di Stati che hanno maggiore interesse di altri nell’ottenere quanti più risultati possibili in termini di impegni internazionali. Chiaramente, i Paesi del Sud Globale si collocano nel primo gruppo, mentre i Paesi Occidentali si presentano come più conservatori. Queste dinamiche sembrano nei fatti replicare quelle dei negoziati sul clima.

Quali sono dunque le osservazioni finali sulla CSW67? A questo riguardo le nostre attiviste riferiscono che il testo finale della CSW67 si è rivelato nei contenuti meno promettente di quanto previsto. Infatti, ci fanno notare che proprio per le ragioni esposte sopra, le conversazioni intorno al tema genere e tecnologia non sono andate troppo alla radice dei problemi che volevano risolvere. Così come non si è avuta la possibilità di discutere in modo granulare di temi quali la sicurezza digitale (safeguarding) o il ruolo degli ‘users’ dei mezzi digitali. Rimane, dunque, ancora molta strada da fare per raggiungere uguaglianza sostanziale in questo settore e non resta che continuare a battersi per ottenere sempre maggiori risultati. 

Articolo a cura di Erika Moranduzzo e Camilla Pollera, Volontarie ICN e Co-Coordinatrici sezione Clima e Diritti

Per saperne di più di queste giovani attiviste…

 Pegah Moshir Pour: originaria dell’Iran e cresciuta in Italia, è consulente e attivista per i diritti umani e digitali. Dopo la tragica morte di Mahsa Jina Amini, ha giocato un ruolo di primo piano nella promozione dei social media, denunciando il regime islamico. La sua attenzione è rivolta alla cittadinanza digitale e all’etica, ed è spesso chiamata a discutere di empowerment digitale e dei diritti delle donne. Attualmente, sta collaborando con l’Autorità garante per la protezione dei dati personali nell’ambito dell’educazione digitale e della gestione dei dati.

Aarushi Khanna: giovane attivista di Nuova Delhi, che ha partecipato quest’anno alla sua prima conferenza CSW. È da nove anni però svolge un ruolo fondamentale nella creazione di progetti per affrontare la questione di genere. Attualmente lavora con il collettivo femminista “Feminist Manch” per potenziare la leadership delle donne e delle ragazze. Inoltre, è coinvolta in una partnership globale chiamata “Equal Managers 2030”, dove gestisce l’area asiatica raccogliendo dati ed evidenze sull’uguaglianza di genere e analizzando l’impatto degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) da una prospettiva inclusiva in India, Indonesia e Malaysia. 

 Alma Rondanini: fa parte del programma di coinvolgimento giovanile di UN Women in qualità di National Gender Youth Advocate per l’Italia. Ha co-organizzato numerosi spazi digitali femministi giovanili tra cui il Forum giovanile della CSW, la Non Conferenza della Generazione Uguaglianza, il Young Feminist Caucus, il Women Rights Caucus e dialoghi globali. Ha co-redatto le raccomandazioni giovanili globali per la CSW66 (sul clima) e CSW67 (sui diritti digitali), supportando l’azione di giovani femministe nei processi negoziali. È stata tra le co-fondatrici della Rete Italiana Giovani Pace e Sicurezza, impegnandosi per l’applicazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n.2250 occupandosi anche dell’Agenda Donne, Pace e Sicurezza. 

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