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A CHE PUNTO SIAMO CON GLI OBIETTIVI CLIMATICI NAZIONALI?

  • Attualmente 138 Paesi hanno sottoposto i propri NDC (contributi determinati a livello nazionale) aggiornati, per cui ne mancano più di una cinquantina all’appello.
  • La valutazione sugli NDC finora presentati continua a non rilevare un miglioramento dell’ambizione climatica a livello generale.

Giovedì a Bonn, Climate Action Tracker (CAT) ha presentato in conferenza stampa una panoramica di commento ai contributi determinati a livello nazionale (Nationally Determined Contributions – NDC) di alcuni Paesi, comprendendo quelli ospitanti le COP30 e COP31.

Attualmente sono 138 i Paesi che hanno sottoposto i loro nuovi NDC con obiettivi al 2035. Risulta, quindi, che almeno 50 Paesi non abbiano ancora aggiornato i propri obiettivi in materia di contributi nazionali alla riduzione delle emissioni. Tra loro anche Argentina, Egitto, Filippine e Vietnam, che sono nazioni regolarmente analizzate dal Climate Action Tracker. D’altra parte, rispetto alle ultime analisi condotte dal CAT che erano state presentate a COP30, altri 25 Paesi hanno depositato i propri NDC.

Nel complesso si evince che non si sono verificate grandi variazioni, e non risulta un incremento nell’ambizione climatica a livello generale. Tra i cambiamenti principali, viene naturalmente citata la fuoriuscita degli USA dall’Accordo di Parigi, con la conseguente cancellazione dei propri obiettivi climatici. La classificazione per gli Stati Uniti d’America è stata per ovvi motivi aggiornata e definita “criticamente insufficiente”.

CAT propone una breve analisi degli NDC di alcuni Paesi, portando come esempi il caso negativo dell’India, quello positivo della Nigeria, e soffermandosi poi sui Paesi ospitanti l’ultima COP e la prossima, ovvero Brasile, Turchia e Australia.

L’India, che ha pubblicato ad aprile 2026 i propri NDC, inserendo tre nuovi target relativi a:

  • intensità delle emissioni (riduzione incondizionata del 47%); 
  • capacità basata su fonti non fossili (riduzione del 60% condizionata alla finanza internazionale);
  • incremento dei pozzi di carbonio. 

I primi due obiettivi in realtà saranno raggiunti con le attuali politiche messe in atto, senza incrementare di fatto la propria azione climatica. I target definiti dall’India risultano, quindi, credibili dal punto di vista della fattibilità, ma annullano la possibilità di ottenere una trasformazione più ambiziosa. Inoltre, non viene incluso un target di riduzione assoluta delle emissioni, non si rilevano impegni prima del 2035 o piani di eliminazione graduale o diminuzione nell’uso e nella produzione di combustibili fossili.

Figura 1 – Valutazione di CAT per L’india

La Nigeria rappresenta, invece, un esempio virtuoso. Negli NDC depositati a settembre 2025 risulta, infatti, una revisione in positivo del livello di ambizione, che consente ai target fissati per il 2030 e 2035 di essere allineati con l’obiettivo di 1,5°C. Un punto di svolta è dato dal fatto che i target definiti non siano più proiettati in riduzione rispetto al business as usual, ma siano riferiti ad una diminuzione rispetto a un anno storico specifico, rendendo più trasparente e credibile il processo. L’analisi della situazione nigeriana, secondo CAT, evidenzia comunque un notevole incremento delle emissioni del Paese nei prossimi anni con le politiche attuali, la mancanza di un piano di uscita dalle fonti fossili e una dipendenza ancora marcata dell’economia dall’export dei combustibili fossili. 

Figura 2 – Valutazione di CAT per la Nigeria

L’analisi del Brasile, ultimo Paese ad aver ospitato la COP e uno dei primi a presentare i propri NDC direttamente a COP29 in Baku, mostra che le proiezioni non sono in linea con l’obiettivo di 1.5°C.

Tra i punti a favore del Brasile si rileva però la presenza di diversi documenti di policy finalizzati all’implementazione degli NDC, come il Piano clima, che presenta diversi target per settori chiave al 2030 e 2035. La scelta di avere obiettivi specifici di riduzione attesa delle emissioni su ogni settore valutato rappresenta un risultato positivo in termini di trasparenza. Entrando nel dettaglio, però, si evince che la deforestazione (settore specifico, uso del suolo) è l’ambito principale su cui si basano tali target di diminuzione e rimozione, mentre altri settori chiave dell’economia rimangono stabili o anche in aumento. Questo aspetto è importante, ma allo stesso tempo rimane critica la scelta di non puntare a decarbonizzare anche altri ambiti.

Figura 3 – Valutazione di CAT per il Brasile

Proseguendo poi sui Paesi ospitanti la prossima COP31, l’analisi si sposta quindi sulla Turchia e l’Australia.

La Turchia ha pubblicato a novembre 2025 i nuovi NDC, mantenendoli ancorati alle attuali politiche messe in atto, non evidenziando nessuna azione climatica aggiuntiva e mancando di trasparenza nei dati. Più precisamente, il Paese non ha aggiornato i propri obiettivi al 2030, motivo per cui entrambi i target al 2030 e al 2035 appaiono ancora molto lontani dall’allinearsi all’obiettivo del grado e mezzo e si mantengono riferiti a una riduzione rispetto al business as usual (BAU). Il fatto di riferirsi al BAU risulta problematico, poiché il parametro è soggetto a revisione e, conseguentemente, anche i target ad esso riferiti cambiano. Questo approccio, poco trasparente, non consente al CAT di valutare il reale livello di impegno e di significatività delle riduzioni a cui punta il Paese. Questo risultato è problematico, in vista della prossima Conferenza delle Parti organizzata proprio in Turchia, per cui ci si aspetta un incremento nell’ambizione climatica, nella trasparenza degli obiettivi e anche la definizione di un programma per eliminare la dipendenza da carbone e gas nel settore energetico.

Figura 4 – Valutazione di CAT per la Turchia

A seguire è stata presentata l’analisi del Paese co-host della COP31, l’Australia, i cui NDC sono stati aggiornati a settembre 2025 con impegni di riduzione tra il 62% e 70%, che però non risultano sufficienti per allinearsi all’obiettivo del 1,5°C, raggiungibile invece con una riduzione al 76%. Le policy proposte non sono ancora sufficienti per raggiungere i target che l’Australia si è prefissata e non risulta una pianificazione comprensiva dei settori chiave che definisca quali contribuiscono realmente alla riduzione delle emissioni. Inoltre, mancano informazioni sul processo di eliminazione graduale dei combustibili fossili a livello nazionale e contemporaneamente sull’arresto delle esportazioni.

CAT propone tre azioni prioritarie per consentire all’Australia di raggiungere i propri obiettivi:

  • l’aumento delle energie rinnovabili, per cui non risultano obiettivi al 2035, mentre quelli presenti al 2030 non sono comunque sufficienti e sono in ritardo; 
  • un’accelerazione e un allineamento al 2035 per il settore dell’energia, con una revisione strutturale del meccanismo di salvaguardia del settore industriale; 
  • un incremento dell’elettrificazione, in particolare sui trasporti (ad esempio per i veicoli pesanti) che rappresentano un’elevata fonte di emissioni peraltro ancora in crescita. 

Sottolinea, infine, in generale, l’importanza di eliminare i sussidi ai combustibili fossili, che risultano particolarmente massivi e in aumento nel Paese.

Figura 5 – Valutazione di CAT per l’Australia

L’augurio di CAT è che i Paesi mostrino una maggiore ambizione nell’azione climatica, che si traduca in policy per l’implementazione e al contempo che consenta di far fronte anche alla crisi energetica in atto, causata dalla guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, di cui abbiamo parlato qui.

Articolo a cura di Giada Fenocchio, delegata di Italian Climate Network

Immagine di copertina: foto di UNFCCC


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