COP30, GLOBAL MUTIRÃO: LA NUOVA BOZZA
- La nuova bozza del Global Mutirão risolve i punti rimasti fuori dall’agenda di COP30.
- “Global Implementation Accelerator” e “Belém Mission to 1.5” sono le iniziative lanciate per rispondere all’urgenza.
- Sulla finanza climatica, si decide di approvare un work programme che include l’articolo 9.1.
Nella notte di venerdì è uscita una nuova bozza di testo sulle consultazioni della Presidenza di COP30 – riportiamo qui una nostra breve analisi delle principali novità, consapevoli che questa bozza potrebbe essere solo una delle molte iterazioni testuali delle prossime ore.
Per quanto riguarda il gap di ambizione e di implementazione, si decide di lanciare un “Global Implementation Accelerator” e una “Belém Mission to 1.5”. La prima iniziativa vuole essere cooperativa e volontaria, sotto la guida delle Presidenze di COP30 e COP31, per accelerare l’implementazione, aumentare la cooperazione internazionale tra tutti gli attori per mantenere vivo l’obiettivo di 1.5°C e supportare i Paesi nella concretizzazione dei loro Contributi Nazionali Determinati (Nationally Determined Contributions, NDC) e i Piani Nazionali di Adattamento (National Adaptation Plans, NAPs). La seconda iniziativa, la missione verso l’1.5, è volta a consentire l’ambizione e implementazione di NDC e NAP per riflettere, sotto la guida delle Presidenze COP29, COP30 e COP31, sull’accelerare l’implementazione e la cooperazione internazionale e gli investimenti verso obiettivi climatici e piani di adattamento.
Vengono eliminati tutti i riferimenti ai paragrafi 28 e 33 del Global Stocktake, che indicavano specifiche iniziative a livello globale per raggiungere l’1.5°C, tra cui figurava anche il transitioning away dai combustibili fossili. Nella bozza di martedì, infatti, avevamo evidenziato la presenza di due paragrafi significativi: uno sollecitava i Paesi all’eliminazione graduale (phase out) dei sussidi fossili che non sostengono una transizione equa verso energie pulite (para 36), l’altro li incoraggiava a contribuire allo sforzo globale verso i paragrafi 28 e 33 del Global Stocktake (opzione 2 para 35). Quella che era la “Belém Roadmap to 1.5”, oltre ad aver cambiato nome per raggiungere consenso come preannunciava il Commissario Hoekstra, è stata allargata e sembra aver perso forza: se fino alla scorsa bozza la Roadmap serviva per affrontare il gap di ambizione e di implementazione degli NDC – identificando opportunità e azioni per accelerare l’implementazione e la cooperazione internazionale e gli investimenti negli obiettivi climatici – ora essa viene estesa anche ai piani di adattamento e diventa uno spazio per riflettere su come accelerare l’implementazione. Non nasce più quindi in risposta e per affrontare i gap di implementazione e di ambizione degli NDC, ma allarga la sua azione fino a includere anche l’adattamento, e servirà per permettere l’ambizione e l’implementazione di NDC e NAP.
Il testo mantiene e rafforza i riferimenti alla necessità di agire per una rapida e sostenuta riduzione delle emissioni di gas effetto serra globali in linea con traiettorie verso l’1.5°C e la chiamata a tutti gli attori per continuare a lavorare insieme per accelerare e aumentare l’azione climatica globale per mantenere vivo l’obiettivo di Parigi, creare resilienza e mobilitare mezzi di implementazione. Inoltre, si incoraggiano le Parti ad allineare i loro NDC con il net zero entro o intorno alla metà del secolo, al fine di mantenere raggiungibile l’obiettivo 1.5°C – questo punto potrebbe rappresentare una positiva novità in un quadro altrimenti peggiorativo, visto che alcune tra le maggiori economie, Cina e India in primis, hanno posto i loro obiettivi net zero al 2060 e 2070, rispettivamente. Evidenziamo l’assenza delle parole fossil fuels nel testo; un passo indietro rispetto al Global Stocktake che ci riporta a prima di COP28.
Per l’implementazione dell’articolo 9.1 dell’Accordo di Parigi, si decide di stabilire un work programme di due anni sulla finanza climatica, includendo anche l’articolo 9.1 nel contesto di tutto l’articolo 9. Si decide, inoltre, di definire una tavola rotonda ministeriale per riflettere sull’implementazione del New Collective Quantified Goal on Climate Finance, includendo sia gli elementi quantitativi che quelli qualitativi dell’accordo. Si riaffermano gli articoli 9.1, 9.3, 2.1 dell’Accordo di Parigi e si decide di portare avanti con urgenza le azioni che permettono l’implementazione dell’obiettivo finanziario definito a Baku. Vengono richiamati alcuni punti dell’accordo di COP29, tra cui l’urgente necessità di fornire e mobilitare risorse pubbliche e basate su sovvenzioni e finanza altamente concessionale, in particolare per l’adattamento nei Paesi in via di sviluppo, e la necessità di azioni e supporto per le perdite e i danni. Eliminato il goal di triplicare la finanza per l’adattamento al 2030 rispetto al 2025 per una più debole chiamata a incrementare lo sforzo per triplicare la finanza per l’adattamento nello stesso periodo.
Per le misure di aggiustamento del carbonio alla frontiera, si richiede ai subsidiary bodies di portare avanti dei dialoghi alle sessioni di giugno 2026, 2027 e 2028, con la partecipazione delle Parti e di altri stakeholders, per considerare opportunità, sfide e barriere per aumentare la cooperazione internazionale nel commercio. Allo stesso tempo, si riafferma il paragrafo 3.5 della Convenzione ONU sul Clima, che determina che tutte le Parti dovrebbero cooperare per promuovere un sistema economico internazionale aperto e supportivo, e che le misure per combattere i cambiamenti climatici, anche quelle unilaterali, non dovrebbero costituire un mezzo di discriminazione arbitraria o una restrizione dissimulata del commercio internazionale.
Articolo a cura di Claudia Concaro e Anna Pelicci, delegate di Italian Climate Network alla COP30 di Belém.
Immagine di copertina: foto di Ueslei Marcelino/COP30.
