LA GIUSTA TRANSIZIONE AD UN PASSO DA COP31
- Il negoziato sulla giusta transizione si svolge in un delicato equilibrio tra elementi di convergenza e divergenze sostanziali, sia sul piano strutturale sia su quello politico, rispetto al documento proposto dai co-facilitatori per la definizione del meccanismo per la giusta transizione (Just Transition Mechanism – JTM)
- Anche su questo tavolo rimane centrale il ruolo della cooperazione internazionale e della finanza climatica, mentre si pone anche il tema dei diritti delle popolazioni indigene
- L’obiettivo rimane di validare, entro la fine dei negoziati intermedi la struttura e i dettagli tecnici del meccanismo per poi trovare un accordo sui termini di riferimento (Terms of Reference – ToR) per la revisione del Just Transition Work Programme ed evitare uno stallo a COP31
Martedì 16 giugno a Bonn si è tenuto il settimo incontro sulla giusta transizione (Just Transition – JT), il penultimo prima della chiusura dei negoziati intermedi. Questo incontro si collocava in una fase delicata in quanto il tempo a disposizione è ormai limitato, mentre l’obiettivo dei co-facilitatori è quello di raggiungere un accordo sui Terms of Reference (ToR) in questi negoziati. Tuttavia, l’incontro ha evidenziato come, nonostante alcuni elementi di convergenza, esistano ancora divergenze sostanziali sia sul piano strutturale sia su quello politico rispetto al Just Transition Mechanism. L’obiettivo dell’incontro di martedì era di esaminare il documento proposto dai co-facilitatori per valutarne la struttura, escludendo momentaneamente dal perimetro della discussione la negoziazione e la rifinitura dei singoli elementi del documento. Tale documento raccoglie i messaggi chiave del quinto e sesto dialogo sotto il programma di lavoro degli Emirati Arabi Uniti sulla Just Transition e i messaggi chiave riconosciuti al paragrafo 12 della decisione 2/CMA.7 (sviluppo e implementazione di Nationally Determined Pathways Just Transition, integrazione della giusta transizione all’interno dei piani nazionali di mitigazione, adattamento, e allineamento con l’Accordo di Parigi – NDC, NAP, LT-LEDS – e policies nazionali) e i dettagli per rendere operativo il Just Transition Mechanism e ne include: contesto, obiettivo, funzioni, modalità, governance, tempistiche e relazione con il Just Transition Work Programme (JTWP).
La discussione in sala è pertanto mancata di sostanza, e non si è discusso del funzionamento del meccanismo quanto della struttura del documento.
La struttura proposta ha trovato supporto da alcune Parti – tra cui UE, Norvegia, Brasile, Regno Unito e Canada – le quali ritengono sia un punto di partenza valido in vista di COP31 e concordano nel separare le modalità di attuazione operative dalla governance in quanto questa si attiene alla distribuzione di ruoli e responsabilità. Alcuni Paesi, invece, hanno rifiutato l’idea che tale documento possa costituire una base negoziale e propongono di trattarlo come un semplice input ai futuri negoziati. A tal proposito, l’Arabia Saudita ha affermato che il testo è inaccettabile e non riflette adeguatamente le diverse opinioni espresse dai Paesi in quanto troppo incentrato sugli aspetti legati alla mitigazione e ritiene che rappresenti un approccio top-down inaccettabile. L’Arabia Saudita ha chiesto esplicitamente di eliminare il riferimento all’1,5 C° valutando altri scenari di temperatura. Al contrario, UE, Regno Unito e Giappone hanno richiesto di rafforzare i riferimenti alla mitigazione, sottolineando l’urgente necessità di ridurre le emissioni. L’UE, in particolare, ha chiesto anche di inserire l’esplicito riferimento al ‘transitioning away from fossil fuels’.
Il ruolo della cooperazione internazionale e della finanza climatica è stato centrale nell’incontro. L’idea di rafforzare tale cooperazione sembra essere un punto in comune tra tutti i Paesi. Essa è riconosciuta come elemento centrale del Just Transition Mechanism e Paesi come il Sudafrica e il Gruppo Africano richiedono che riguardi anche le barriere strutturali che limitano l’accesso ai mercati, agli investimenti, alle nuove tecnologie e a un lavoro dignitoso. Il gruppo dei Paesi africani ha chiesto, però, chiarezza sui mezzi di implementazione e l’Arabia Saudita ha chiesto esplicito inserimento del testo di un chiaro supporto finanziario da parte dei Paesi sviluppati a favore dei Paesi in via di sviluppo. In risposta, il Regno Unito ha ribadito che la cooperazione internazionale non include solo la finanza internazionale e i mezzi di implementazione, ma anche supporto tecnico e capacity building.
Per quanto riguarda il riferimento ai Nationally Determined Just Transition Pathways, inserito nel testo sotto la sezione relativa al processo di attuazione del Meccanismo per la Transizione Giusta, il Kenya ha chiesto di chiarire se si trattasse di ulteriori strumenti da sviluppare a livello nazionale, insieme a NDC, NAP etc – ma il tema non è stato risolto nel corso della sessione.
Si è discusso anche degli accordi unilaterali, come il CBAM, di cui avevamo parlato qui, con l’Arabia Saudita che ha richiesto di inserire nel testo una menzione contro gli accordi unilaterali che hanno un impatto sui Paesi in via di sviluppo.
Un altro tema emerso è stato quello dei diritti delle popolazioni indigene. I Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, con Panama e Colombia, hanno spinto per un riconoscimento esplicito di principi quali il consenso libero, previo e informato, l’autodeterminazione, la sovranità sui territori e la protezione delle comunità in isolamento volontario. Questi Paesi hanno richiesto l’inclusione di un paragrafo a loro dedicato che riconosca il contributo specifico delle popolazioni indigene alla transizione alimentare e ai territori. Queste proposte hanno raccolto un sostegno trasversale, ma il testo attuale non integra ancora pienamente questi elementi, lasciando aperta la domanda su come bilanciare il riconoscimento di tali diritti con la necessità di mantenere un linguaggio negoziabile e condiviso tra tutte le Parti.
I co-facilitatori hanno chiarito che hanno intenzione di produrre una nuova versione del testo al più presto, ma limitandosi a modifiche editoriali di carattere formale, come la correzione di riferimenti temporali. Tutto ciò perché serve una validazione della struttura e un’armonizzazione di dettagli tecnici prima di procedere verso l’accordo sui Terms of Reference necessario entro la chiusura dei Negoziati Intermedi di Bonn; accordo che sarà determinante per evitare uno stallo a COP31.
Articolo a cura di Silvia Petrignano, delegata di Italian Climate Network, e Margherita Barbieri, Vice Presidente di Italian Climate Network.
Foto di copertina: UNFCCC
