mitigazione cop30
16
Nov

MITIGAZIONE, ALLA SECONDA SETTIMANA CON POCHE ATTESE

  • Discussione rimandata ai Ministri per la seconda settimana, ma rimangono forti dubbi sull’efficacia di un tavolo che non è mai decollato.
  • L’Arabia Saudita tenta il colpo di mano chiedendo la cancellazione dei riferimenti alla scienza ed all’Accordo di Parigi.
  • Il parallelo lavoro della Presidenza su una roadmap sulla mitigazione potrebbe rendere ancora più secondario il Gruppo di Lavoro.Discussione rimandata ai Ministri per la seconda settimana, ma rimangono forti dubbi sull’efficacia di un tavolo che non è mai decollato

La prima settimana di negoziati sul Programma di Lavoro sulla Mitigazione si è chiusa a Belém con pochi progressi e ancora meno ambizione. Qualche giorno fa avevamo analizzato i punti salienti della prima bozza circolata, cui ha fatto seguito una seconda bozza, una informal note prodotta dai co-facilitatori cercando di rispondere a tutte le sensibilità espresse dalle varie delegazioni.

A tempo quasi scaduto e puntando ormai a un rinvio al dialogo ministeriale della seconda settimana di COP, i co-facilitatori hanno chiesto alle delegazioni presenti cosa pensassero del testo. Abbiamo quindi assistito a un ripetersi di posizioni consolidate, con qualche spinta in avanti (o più spesso indietro) da parte di alcuni Paesi.

Come raccontato nel nostro Bollettino COP dedicato, l’Arabia Saudita (supportata dallo Zimbabwe) ha alzato la posta in gioco chiedendo di rimuovere dalla bozza ogni riferimento alla “necessità di azioni urgenti, e di supporto, per mantenere l’obiettivo 1,5°C ancora raggiungibile (paragrafo 6 dell’attuale Preambolo). Non sono mancate le risposte piccate, da parte in particolare della Nuova Zelanda e dei Paesi insulari del Pacifico (a nome del gruppo AOSIS), che hanno ribadito la centralità della scienza e del mantenimento del linguaggio di Parigi nei testi. La Cina ha preso la parola per chiedere anch’essa maggiore aderenza al linguaggio dell’Accordo nella stesura della bozza, ma per motivi diversi – si riferiva infatti ad un altro paragrafo, il 4, ad oggi formulato in modo oggettivamente sgraziato: “Ri-afferma l’obiettivo di temperatura di Parigi”, senza alcun dettaglio.

Abbiamo poi assistito ad una querelle che ci porteremo dietro nella seconda settimana, e che viene da lontano. La Colombia ha chiesto esplicitamente che l’intera decisione possa essere collegata testualmente, in più punti e in modo lineare e comprensibile, con le due decisioni parallele sul Dialogo UAE sul Global Stocktake e sul secondo Global Stocktake; l’Arabia Saudita ha manifestato forte contrarietà, dicendo che l’Accordo di Parigi non prevede alcuno strumento per l’implementazione dei Global Stocktake oltre gli NDC dei Paesi, e che pertanto non esiste alcun mandato per collegare il processo del Gruppo di Lavoro sulla Mitigazione ai futuri Stocktake. L’ennesima schermaglia sul mandato di questo tavolo, come già visto l’anno scorso a Baku.

Per quanto riguarda la sezione “Miglioramenti” (del processo), l’Unione Europea ha suggerito di eliminare riferimenti e indicazioni impositive da parte della COP verso i Consigli di Amministrazione di Green Climate Fund, la Green Environmental Facility e altri corpi e iniziative ONU, in quanto oggettivamente fuori dal mandato del Gruppo di Lavoro. Lunghe discussioni, poi, sul passaggio in cui si dice che il Gruppo di Lavoro dovrebbe avere una “matchmaking function”, ossia un ruolo di supporto all’incontro tra domanda e offerta di fondi per l’implementazione, dicitura che non piace alla maggior parte delle delegazioni.

Continua a tenere banco il dibattito sulla possibile Piattaforma, da lanciare come risultato concreto del Gruppo di Lavoro. In assenza di output più concreti, la Piattaforma virtuale dovrebbe agire da connettore on-line tra le piattaforme climatiche nazionali e le istituzioni finanziarie multilaterali. Fortissima contrarietà dei Paesi AOSIS e del Giappone, che non vedrebbero in questo strumento alcun valore aggiunto. Nel mezzo la Cina, che tra Opzione 1 (lanciare la Piattaforma) e Opzione 2 (non farlo) ha proposto una Opzione 3, da scrivere, per trovare un punto di mediazione.

Cosa sarà, infine, del Gruppo di Lavoro dopo il 2026? La discussione in merito al rinnovo del mandato è proseguita in sala con l’India fortemente contraria al rinnovo – utile qui ricordare che in parallelo, fuori dalla sala, la Presidenza brasiliana di COP30 sta lavorando a una roadmap sulla mitigazione che, quale che sia l’esito concreto dell’iniziativa, se lanciata andrebbe a costituire un potenziale duplicato del Gruppo di Lavoro.

Tutti i Paesi hanno infine concordato di inoltrare l’attuale (e dibattuta) informal note ai Ministri per la seconda settimana, consapevoli appunto dell’esistenza di questo doppio binario.

Immagine di copertina: foto di CAN International.

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