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Nov

COP26, NDC: VERSO UN ACCORDO SU ORIZZONTI A 10 ANNI

Il tema delle scadenze temporali comuni degli NDC (i contributi determinati a livello nazionale, nationally determined contributions), è uno tra i più cruciali della COP26, insieme a quelli della finanza climatica e della trasparenza

I negoziati avrebbero dovuto chiudersi nella giornata di venerdì, ma i lavori si sono protratti per tutta la notte e stanno proseguendo anche in questa giornata di sabato, e tra i corridoi del Centro Congressi di Glasgow si fa sentire l’urgenza di trovare un accordo su impegni concreti.

Quando si era chiusa la prima settimana di COP26, la discussione sulle tempistiche degli NDC appariva ancora in alto mare con una bozza di conclusione che conteneva ben 9 proposte di testo diverse, a riprova delle divergenze tra le Parti.

Le questioni principali su cui si dibatte sono:

  • la scelta delle parole per esprimere il grado di impegno richiesto ai paesi in materia di NDCs: i paesi “devono”, “sono invitati a”, “sono incoraggiati” a consegnare gli aggiornamenti dei propri contributi nazionali determinati;
  • il quadro temporale da applicare agli NDCs comunicati entro il 2025, e quali scadenze comuni applicare agli NDCs che saranno comunicati nel 2030, nel 2035, nel 2040.

Le 9 proposte di testo prevedono tutte forme verbali diverse, più o meno sostanziale, per sostenere tre differenti opzioni: ogni 5 anni, ogni 10 anni, o 5+5 anni (un orizzonte temporale complessivo di 10 anni con una revisione intermedia al quinto)

A confermare la difficoltà di trovare un accordo sul tema, anche lunedì 8 novembre le proposte aperte erano ancora 9. È stato solo martedì 9, con una sessione negoziale informale e supponiamo anche alcune sessioni informali-informali), che da 9 proposte testuali si è arrivati a 2.

La maggioranza delle Parti è favorevole all’opzione più ambiziosa che prevede scadenze di 5 anni, mentre un gruppo minore di stati guidati da India, Russia, il Gruppo Arabo e Australia, supportano l’inserimento di entrambe le opzioni (a 5 anni e a 10 anni), parlando di Common Times FrameS (la s del plurale indica più possibilità)

Da segnalare la posizione dell’Unione Europea che supporta l’opzione “fino a 10 anni”, invece di supportare l’opzione più ambiziosa a 5 anni. 

Nella giornata di giovedì 11 novembre alle 17.00 è infine circolata questa bozza di testo dove si arriva a un’unica proposta a dieci anni:  

(un estratto dal testo circolato ieri)

Sembra che per riuscire a prendere una decisione i Paesi più ambiziosi abbiano dovuto cedere a favore di un approccio più flessibile e meno ambizioso, che consenta dare una scadenza a 10 anni agli impegni climatici nazionali degli NDCs. Preoccupa invece l’attuale formulazione del secondo paragrafo della bozza, che pare consentirebbe ai Paesi “che non siano condizione” di presentare un nuovo NDC con orizzonte decennale nel 2025 (con orizzonte 2035) di rimandare la presentazione al 2030 (con orizzonte 2040).

Aspettiamo di vedere se questa bozza sarà inserita nel testo finale in giornata.

di Margherita Barbieri, Volontaria Italian Climate Network a COP26

Questo articolo del Bollettino COP di ICN fa parte del progetto EC DEAR SPARK. ICN monitora i negoziati e riporta quanto accade in italiano e in inglese, sul nostro sito e sui canali social, come parte di un consorzio paneuropeo di oltre 20 organizzazioni no-profit impegnate nel promuovere la coscienza climatica con particolare attenzione al ruolo dei giovani e ai temi della cooperazione internazionale e delle politiche di genere.

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