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COP27, FINANZA CLIMATICA: MILLE MILIARDI DI DOLLARI ALL’ANNO PER ACCELERARE L’AZIONE CLIMATICA. MA COSA FARCI ESATTAMENTE, E COME?

Il 9 Novembre è stato presentato il report Finance for climate action: scaling up investment for climate and development elaborato dal Gruppo Indipendente di High-Level Experts sulla Finanza Climatica, co-presieduto dalla Dott.ssa Vera Songwe e dal professor Lord Nicholas Stern su richiesta specifica della Presidenza Egiziana COP27 e della Presidenza Britannica COP26.

Il rapporto si fonda sull’amara constatazione che i Paesi hanno fallito nel raggiungimento dell’obiettivo di stanziare 100 miliardi di dollari annui entro il 2020. L’impegno era stato assunto nel 2009, alla COP15 di Copenaghen. Ora, alla COP27 si stanno negoziando i nuovi obiettivi post-2025, e dalle discussioni traspare la necessità di mettere sul tavolo una proposta nuova e più ambiziosa. Certo non sappiamo a quali accordi le Parti giungeranno a COP27, ma una domanda rimane sempre sullo sfondo: la finanza climatica come dovrebbe concretizzarsi in pratica? 

A questo riguardo, il Gruppo indipendente di High-Level Experts ha provato, nel proprio report, a indicare la via. Si propone infatti di poter stanziare inizialmente 1.000 miliardi di dollari all’anno entro il 2030 a favore di Mercati Emergenti e Paesi in Via di Sviluppo (EM&DCs – altri rispetto alla Cina) per accelerare l’azione climatica. La cifra è il frutto di un’articolata analisi scientifica degli investimenti necessari e della finanza domestica disponibile, che consentirebbe di riallineare i Paesi agli obiettivi dell’Accordo di Parigi ribaditi poi nel 2021 dal Glasgow Climate Pact.

Ma per cosa dovrebbero essere usati questi finanziamenti, e come dovrebbe essere strutturato il sistema per stanziarli?

  1. A cosa destinare i finanziamenti?

Secondo il Professor Nicholas Stern, è necessario avviare un processo di investimenti che sia importante, rapido e trasversale su tutti i Sustainable Development Goals previsti dall’Agenda 2030. Va ricordato infatti che le azioni che verranno implementate nel prossimo decennio saranno fondamentali per evitare i più catastrofici danni del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità. A tal riguardo risulta necessario sostituire ‘capitale obsoleto e inquinante’ con ‘capitale pulito e sostenibile, inclusivo e resiliente’.

In questo contesto, secondo gli esperti, i mille miliardi di dollari dovrebbero essere convogliati su concrete linee di progetti in tre macro-aree principali:

  1. Accelerare la transizione energetica nei paesi in via sviluppo. La produzione di energia causa circa tre quarti delle emissioni di gas serra globale con gli EM&DCs (emerging markets and developing countries, mercati emergenti e paesi in via di sviluppo) che rappresentano circa il 40% di tale produzione. La de-carbonizzazione delle forniture di energia è vitale per raggiungere l’obiettivo di emissioni zero per il 2050. Cuore della transizione devono essere le energie rinnovabili, e in tal senso saranno richiesti non solo investimenti privati (che allo stato attuale sono i più diffusi) ma anche investimenti pubblici complementari per la costruzione di infrastrutture della rete, stoccaggio e back-up di tali energie pulite.
  2. Rispondere al cambiamento climatico e costruire resilienza. Nel solo 2019, otto dei dieci paesi più colpiti da eventi meteorologici estremi appartenevano alla categoria dei paesi a basso e medio reddito e metà erano EM&DCs. Tuttavia questi ultimi erano tra quelli che meno hanno contribuito al surriscaldamento globale. È dunque necessario che gli investimenti vengano destinati a misure di adattamento e strategie di resilienza su settori specifici, tra cui sistemi alimentari e idrici, infrastrutture e gestione del rischio di catastrofi. Inoltre saranno anche necessari finanziamenti per perdite e danni (Loss & Damage). Si stima infatti che, solo negli ultimi due decenni, le perdite e i danni causati dagli impatti del cambiamento climatico siano costati circa il 20% di PIL nelle economie dei Venti Vulnerabili (V20). 
  3. Investire nella conservazione delle risorse naturali e in agricoltura sostenibile. Gli EM&DCs ospitano la maggior parte delle risorse naturali e ‘pozzi’ di assorbimento del carbonio (basti pensare alla foresta Amazzonica), ma questi ecosistemi si stanno deteriorando a un ritmo che non ha precedenti nella storia dell’umanità. Dunque proteggere e ripristinare gli ecosistemi in grado di assorbire e immagazzinare il carbonio sarà essenziale per mitigare i cambiamenti climatici. Sarà inoltre necessario trasformare i sistemi agricoli in pratiche rigenerative ed efficienti, anche al fine di garantire la sicurezza alimentare globale. In questo contesto le zone più critiche per l’uso sostenibile del territorio e la conservazione della natura sono Asia orientale, America latina e Africa. Questi paesi avranno bisogno di aiuto per conservare questi beni pubblici globali che sono essenziali nella lotta al cambiamento climatico.
  4. Come mobilitare 1.000 miliardi di dollari?

Per quanto concerne la messa a terra del sistema di finanziamenti, la Dott.ssa Vera Songwe ha spiegato che dalla diversificazione delle fonti di finanziamento possono emergere potenti moltiplicatori di investimento. Ciò significa che:

  1. i finanziamenti dovranno provenire da diversi attori sia pubblici che privati, ma un ruolo ampio dovrà essere giocato anche dalle banche multilaterali di sviluppo (MDB) e dalle istituzioni finanziarie internazionali (IFI). 
  2. dovranno essere utilizzati un mix di strumenti esterni di finanziamento tra cui i finanziamenti privati in gran parte autonomi, finanziamenti privati con mitigazione del rischio, finanziamenti a lungo termine delle MDB, finanziamenti agevolati (bilaterali e multilaterali) e finanziamenti esenti da debito. 

 Per quanto riguarda la struttura del pacchetto di finanziamenti, poi, gli esperti ritengono necessario:

  1. accelerare gli investimenti del settore privato, rinnovando il loro ruolo nel tradurre gli impegni sull’azzeramento delle emissioni e nell’incrementare i finanziamenti agli EM&DCs con risposte efficaci e tangibili;
  2. rinnovare il ruolo delle banche multilaterali di sviluppo (MDB) per aiutare gli EM&DCs a superare le barriere che ostacolano l’aumento degli investimenti, catalizzare i finanziamenti privati e contribuire a finanziare gli investimenti pubblici urgenti e le transizioni energetiche. 
  3. far si che i Paesi sviluppati mantengano e raddoppino i finanziamenti ufficiali agevolati entro il 2025, destinandoli a priorità chiave quali l’adattamento e la resilienza, le perdite e i danni e l’accelerazione della decarbonizzazione negli EM&DCs.
  4. espandere le fonti di finanziamento a basso costo attraverso approcci innovativi (come l’utilizzo dell’International Finance Facility e l’uso di garanzie) e sfruttando tutti i bacini di finanziamento disponibili, come i Diritti Speciali di Prelievo (Special Drawing Rights – DSP), i mercati del carbonio e la filantropia privata.
  5. risolvere le situazioni di indebitamento degli EM&DCs e consentire agli stessi di assumere nuovo debito per finanziare gli investimenti.

La Finanza Climatica è uno dei temi portanti e allo stesso tempo scottanti del negoziato COP27. Quando si tratta di mettere sul tavolo i soldi i Paesi Sviluppati sono infatti sempre pronti a puntare i piedi. Il report nel suo tecnicismo offre un’analisi accurata di quale forma e in che misura i finanziamenti potrebbero essere immaginati. Mille miliardi di dollari sono una cifra considerevole, ma ricordiamo che corrisponde solo all’1% dell’intera ricchezza globale.

Articolo a cura di Erika Moranduzzo, volontaria sezione Clima e Diritti

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