04
Mar

LE IMPLICAZIONI DEL REPORT PER L’AZIONE CLIMATICA

Il secondo capitolo del sesto report dell’IPCC tratta impatti, adattamento e vulnerabilità al cambiamento climatico ed è probabilmente il più “sociale” presentato dal gruppo. In questo senso, la nuova pubblicazione va a completare la gamma di indicazioni fornite sinora dal gruppo sulle caratteristiche e criticità del fenomeno dei cambiamenti climatici – nell’agosto 2021, infatti, era stato presentato il primo capitolo, quello sulle più aggiornate evidenze scientifiche.

Il documento mette insieme in maniera organica prove inequivocabili di come l’incapacità dei governi di ridurre rapidamente le emissioni stia mettendo in pericolo le condizioni necessarie alla vita come la conosciamo sul pianeta, perpetrando quelle che non possono che essere considerate come continue violazioni degli accordi internazionali sul clima e dei diritti umani.

Nel rapporto, l’IPCC fornisce evidenze dettagliate di come il cambiamento climatico inasprisca le preesistenti condizioni di vulnerabilità di intere società, con impatti maggiori su gruppi discriminati (donne, minori, minoranze culturali, etniche, religiose, persone diversamente abili, popolazioni indigene, ecc.). Viene, inoltre, riconosciuto il peso dell’eredità del colonialismo che vede le popolazioni dei paesi che meno hanno contribuito alle emissioni di gas alteranti subire i danni maggiori del fenomeno e senza le risorse economiche e tecniche per farvi fronte.

Gli impatti su società e persone dei cambiamenti climatici non sono una novità, soprattutto per quella parte della società civile che da decenni porta queste evidenze all’attenzione dei decisori politici ad ogni livello e che da altrettanto tempo vede forti resistenze nell’integrare in politiche programmi climatico-ambientali un approccio intersezionale che unisca gli aspetti scientifici e tecnici dei cambiamenti climatici a quelli socio-economici. 

Il valore di questo rapporto IPCC sta proprio nell’autorevolezza del lavoro del gruppo e nella dimensione sociale del lavoro. I governi hanno infatti approvato un documento che potrà essere utilizzato per escludere le rimostranze residue di quegli stessi decisori politici che si ostinano a non riconoscere il ruolo che i diritti umani hanno nel rendere l’azione climatica efficace. 

Integrare principi legati ai diritti umani in ambito climatico-ambientale tutela persone ed ecosistemi che altrimenti rischierebbero di essere ancora una volta sacrificati in nome della riduzione delle emissioni, scartando “false soluzioni”. L’augurio è questo rapporto rappresenti un’ulteriore “arma” nella faticosa lotta verso l’adattamento ai cambiamenti climatici per cui c’è sempre meno tempo. 

Articolo a cura di Chiara Soletti, Coordinatrice sezione Clima e Diritti Umani

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